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GENOVA È MIA MOGLIE di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti

dicembre 15, 2017

GENOVA È MIA MOGLIE

“Genova è mia moglie. La città di Fabrizio De André” di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti (Rizzoli, Ediz. illustrata – prefazione di Dori Ghezzi)

di Tea Ranno

La prima volta che vidi Genova avevo quattro anni. Vi giunsi dopo un viaggio di tre giorni a bordo di una Fiat 850 che dalla Sicilia arrancò su per il Continente senza dolersi del carico di cinque persone (nonna inclusa) che avrebbe dovuto affaticarla; era d’un grigio quasi nero e odorava di nuovo. La graziammo di una prima sosta a Maratea e di una seconda a Roma – comprensiva di una visita allo zoo dove una leonessa, intenta ad allattare un cucciolo, ci guardò col fastidio di chi vede violata la propria intimità.
Genova ci accolse con la parlata streusa di zia Angelina, una fotocopia della nonna con dieci anni di meno e gli occhi azzurri che, al vederci, cominciò a sparare parole al ritmo di una mitraglia e intanto gesticolava e intanto rideva e intanto scherzava e intanto indicava una strada, un palazzo, e intanto mi sorrideva e intanto mi carezzava i capelli e intanto io la guardavo e non la capivo: niente capivo di ciò che stava dicendo, niente di niente. Ma come parlava? Dovetti sembrare prossima al pianto se la nonna: «Zittiti ’n mumentu» le disse, «c’a ’bbarrulisci!». Zittirsi lei? Ma quando mai! Sorrise e riprese a parlare, stavolta in italiano però, e quello che disse l’ho dimenticato.
Una parlata streusa, una parlata bastarda di siciliano e genovese frammisto, suoni simili: più scivolosi e dolci i genovesi, più chiusi e lirici i siciliani. Una parlata che mi tornò alle orecchie quando ascoltai per la prima volta Creûza de mä; solo che quella non era una lingua bastarda, e la voce apparteneva a un poeta che amavo molto, che parlava in una lingua che continuavo a non capire e, proprio per questo, tanto evocativa.
È nel dialetto – nella lingua della madre – che permetti agli altri di entrare nel sillabario della tua memoria e di tradurre in loro personalissima poesia i tuoi ricordi e le tue emozioni.
È nelle strade della città in cui sei nato che permane l’orma dei tuoi passi, anche se piove, anche se milioni di altri passi si frammischiano ai tuoi. Ed è quella città che al tuo richiamo risponde: in forma, in figura, in suono e in odore, in onda che lecca gli scogli, in barca che dondola nella sera.
È quella città evocata dal poeta che ho ritrovato nelle parole di Stefano Tettamanti e nelle fotografie di Patrizia Traverso: una città Signora nelle sue ville e nei suoi palazzi, una città puttana come puttane sono tutte le città di mare, e perciò variegata e bella, antica e fradicia nei legni, puzzolente in certi caruggi, splendida in certi scorci, “blu di tramontana, rossa di scirocco, verde di maestrale, bianca di libeccio”, schiusa alle illusione, ma sempre con le mani in pasta nella vita.

Genova è mia moglie

[Foto di Patrizia Traverso]

Genova è mia moglie
La città di Fabrizio De André
di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti, Rizzoli

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Un inedito Fabrizio De André raccontato da foto uniche che catturano la sua Genova e dialogano con le sue parole. Un viaggio straordinario che esce dai percorsi stereotipati e attraversa l’anima di una città ricca di umanità e poesia.

Un estratto del libro è disponibile qui.

 

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