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SILLABARIO DEI MALINTESI di Francesco Merlo

gennaio 10, 2018

Sillabario dei malintesi SILLABARIO DEI MALINTESI di Francesco Merlo (Marsilio)

Il volume sarà presentato sabato 13 gennaio alle 18:30, nel Salone Amorelli dell’Inda, palazzo Greco, corso Matteotti, 29, Siracusa. Conversano con l’autore: Daniela Sessa e Pucci Piccione. Incursioni al pianoforte a cura di Omar Giardina

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di Daniela Sessa

Se esistesse ancora la terza pagina dei quotidiani basterebbe un solo articolo di Francesco Merlo per esaurirla, talmente i suoi editoriali sono ricchi di cronaca e di riferimenti alla letteratura, alla musica e all’arte. Lo stesso felice connubio tra cronaca (giornalistica) e arte (narrativa) c’è in “Sillabario dei malintesi” (ed. Marsilio), il libro in cui Merlo, ricorrendo al meccanismo dell’associazione di parole, ricostruisce la storia sentimentale d’Italia – come recita il sottotitolo – dal referendum del 1948 a quello del 2016.  Uno spazio temporale in cui “referendum”,  la parola che lo delimita, nasconde già il malinteso “…in Italia i referendum pongono una domanda e ottengono una risposta sghemba, perché domanda e risposta viaggiano su universi asintotici: si avvicinano senza incontrarsi mai”. Quello che accade nel libro di Merlo è l’esatto contrario: universi asintotici si incontrano tra calembour e neologismi che hanno il merito di spiegare agli italiani quanti tic linguistici dicono il nostro carattere, la nostra antitalianità o arcitalianità o meglio la “quasità” che ci identifica come popolo e ci fa “populisti senza popolo”.
Tra le voci del sillabario di Merlo, scritto con arguzia e lirismo, passano luoghi (il mare di Acitrezza), personaggi (Pier Paolo Pasolini, Franz Kafka, Leonardo Sciascia convivono con Checco Zalone, Francesco Pingitore, Oliviero Toscani, Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Beppe Grillo, Marco Biagi per citarne solo alcuni), fatti come quel 1978 a Roma,  o quel 4-3 alla Germania che fu epica nazionale più che calcistica, o il “torni a bordo, cazzo!” che è parolaccia: scorciatoia o emergenza? Domina nel libro la memoria, unica parola non presente nel sillabario ma che di questo è cifra tematica. La memoria della madre e del padre si fa madrepatria e infine “matria”, al culmine di un elenco che si era aperto, non a caso, con Monarchia, il primo dei malintesi scritti nel DNA italiano “Papà, che era di destra, il 2 giugno 1946 votò per la repubblica. Mamma, che era di sinistra, votò per la monarchia”.

Cos’è “Sillabario dei malintesi”? Merlo nell’introduzione scrive “Qui non ci sono biografie, ma codici. Non le vite di De Gasperi e Togliatti, ma la sintassi di Indro Montanelli e di Eugenio Scalfari, che sono stati la mano destra e la mano sinistra del giornalismo italiano del Novecento. Non sono un loro allievo; li ho frequentati quando non erano più direttori, devo loro solo l’amicizia che mi hanno concesso. Diversi e avversari, i due grandi italiani del giornalismo si somigliano. Di sicuro sono gli ideali custodi di una grammatica che si sta irrimediabilmente guastando e che è la grammatica di questo libro”. Resta da aggiungere che è una grammatica acuta e attraversata da quelle garbate iperboli che dello stile di Merlo editorialista si amano.

 

La scheda del libro

Sillabario dei malintesi Ci sono parole come «rottamare», «torni a bordo, cazzo!», «comunismo», «lucciole» e «musulmano», che in un certo momento storico sono state al centro di tutto, «capitali» della vita italiana. L’Italia e il suo linguaggio sono i principali protagonisti della militanza di Francesco Merlo nel giornalismo, un mestiere «che si sta irrimediabilmente guastando». «Ho cominciato giovanissimo a raccontare il progetto politico delle convergenze parallele e ora sto qui a raccontare il progetto politico del vaffa», scrive di sé l’autore che prova a comporre la storia d’Italia dal dopoguerra a oggi associando parole invece di date e luoghi.
Così la parola «terrone» esplora il Sud e si combina con «Unità», «briganti», «emozioni». «Casa» spiega il paesaggio e il potere, «tangente» la corruzione, «referendum» illumina la monarchia, l’aborto, il divorzio… e il «sì ma anche no». Questo libro non insegue i significati e le etimologie, e non è una difesa purista della lingua. È una narrazione di parole che decifrano Milano e Roma, il delitto Moro, la fine della Dc, lo stile Agnelli e la musica di Morricone. E sono parole i caratteri di un popolo: furbizia, doppiezza, trasformismo, peccato. E poi, nel paese delle parolacce e del chiasso, c’è il silenzio di quegli italiani che non sprecano parole. Questo sillabario propone un metodo e, alla fine, scopre che le parole non somigliano alle cose che nominano, e che dunque la storia d’Italia è una storia di malintesi.

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Francesco Merlo, giornalista a Catania, a Milano, a Roma, per tredici anni inviato a Parigi, diciannove anni al «Corriere della Sera» e dal 2003 alla «Repubblica».

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