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I FORESTALI OGGI NON CAPISCONO di Amerigo Hofmann

gennaio 11, 2018

I FORESTALI OGGI NON CAPISCONO di Amerigo Alessandro Hofmann (Lombardi editori)

Un libro che racconta l’interesse e l’amore per la montagna e la foresta, ma soprattutto il desiderio di rendere nota alle nuove generazioni la vita spartana e avventurosa dei forestali del secolo scorso

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Amerigo Hofmann, nato ad Addis Abeba, in Etiopia, nel 1939, ha compiuto gli studi classici al Liceo Umberto I di Napoli e nel 1964 si è laureato in Scienze Forestali presso l’Università di Firenze, unica allora in Italia ad avere tale corso di laurea. Nella sua vita professionale – e ancor prima quando la famiglia seguiva il padre nelle diverse sedi cui era destinato come Ufficiale dell’Amministrazione forestale dello Stato – ha avuto la possibilità di conoscere gran parte dei boschi italiani. Ha arricchito inoltre tali conoscenze in viaggi e missioni di studio nelle regioni forestali di numerosi altri Paesi (ha al proprio attivo diverse pubblicazioni tecniche e scientifiche e attualmente vive a Firenze).
Questa premessa biografica per sottolineare il fatto che Amerigo Hofmann è un vero e proprio esperto su ciò che riguarda la montagna e la foresta e, soprattutto, su come vivevano i forestali del secolo scorso.
Di recente, per l’editore Lombardi, ha pubblicato il volume di racconti intitolato “I forestali oggi non capiscono“.
I “racconti forestali” di Amerigo Hofmann nascono da una libera rielaborazione di sue esperienze personali e dai ricordi di narrazioni sentite in casa fin da bambino sulla vita di suo padre e di suo nonno. Il mondo forestale ha accumunato tutte e tre le generazioni: il nonno entrò infatti nell’amministrazione forestale dell’Impero austro-ungarico alla fine dell’ottocento, il padre in quello della Milizia forestale agli inizi degli anni trenta del secolo scorso, Amerigo nel Corpo forestale dello Stato a metà degli anni sessanta, totalizzando così più di un secolo di vita professionale dedicata agli interessi pubblici che il bosco esprime.
Ne abbiamo discusso con l’autore.

I racconti non intendono essere la narrazione, ordinata nel tempo, di alcune esperienze di tre generazioni di forestali, quasi fossero tre biografie spezzettate in taluni episodi salienti delle loro vite“, ha spiegato Hofmann a Letteratitudine. “Ogni racconto va letto per se stesso, anche perché si rifà non a tre, ma a numerosi protagonisti dei decenni passati.
Il filo conduttore dei racconti è l’interesse e l’amore per la montagna e la foresta, ma soprattutto il desiderio di rendere nota alle nuove generazioni la vita spartana e avventurosa dei forestali del secolo scorso, quando non esistevano le tecniche attuali per esplorare e governare le peculiari risorse che il bosco offre.
Oggi molte cose sono cambiate e la specializzazione insita nel lavoro dei giovani forestali ha reso obsoleta la figura a tutto tondo del tecnico e dello studioso che, posto dinanzi al bosco, doveva saperlo leggere nei suoi molteplici aspetti e prendere rapidamente le decisioni necessarie per il suo sfruttamento e, assieme, per la sua tutela. Gli ispettori forestali di un tempo dovevano rapportarsi, in modo anche vivacemente dialettico, con i proprietari e gli operatori forestali e, per farlo, dovevano godere della stima e del rispetto della gente di montagna. Oggi i laureati in scienze forestali discutono a lungo e anche approfonditamente della cosiddetta selvicoltura compatibile e multifunzionale, ma lo fanno nel chiuso degli uffici e degli istituti specializzati. La montagna è muta: rari sono gli agricoltori e ancor più i selvicoltori che un tempo animavano la sua economia“.

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La scheda del libro
I giovani che oggi intraprendono la professione forestale hanno a disposizione strumenti e mezzi sconosciuti fino a pochi decenni or sono per rilevare e studiare le risorse naturali di un dato territorio. A loro riesce spesso inimmaginabile il genere di vita e di lavoro affrontato dai vecchi forestali per conoscere e gestire il bosco: le lunghe escursioni, la vita in luoghi solitari e selvaggi, la mancanza di strade e la scarsità di mezzi di locomozione hanno caratterizzato esistenze molto più impegnative, almeno da un punto di vista fisico, rispetto a quelle dell’età dei computer, delle immagini telerilevate, degli spostamenti rapidi e comodi. Avevano, i vecchi forestali, vite più francescane, ma spesso più avventurose, che i giovani ascoltano non sapendo bene dove cominci o finisca la realtà e dove invece prenda il sopravvento l’esagerazione, la fantasia, la nostalgia di un mondo e di un’età inesorabilmente passati. D’altronde, in un tempo come il nostro, così proiettato nel futuro da disperdere rapidamente la memoria del passato, esiste anche una certa gelosia per i propri ricordi, nel timore appunto che I forestali oggi non capiscono, non credano cioè a quanto potrebbe esser loro raccontato. Figlio e nipote di forestali, egli stesso forestale, l’autore narra alcuni racconti che si snodano, senza ordine cronologico, per più d’un secolo, attingendo a ricordi personali e a ricordi di ricordi. Ne emergono diverse vicende dove il bosco è in primo piano o sullo sfondo, sempre comunque presente negli interessi professionali e culturali in genere dei protagonisti, e anche nella loro vita emotiva.

 

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