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HELENA JANECZEK vince il PREMIO BAGUTTA 2018

gennaio 24, 2018

Helena Janeczek si aggiudica il Premio Bagutta 2018 per il romanzo La ragazza con la Leica (Guanda)

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In questo 2018, il Premio Bagutta, decano dei riconoscimenti letterari italiani, compie 91 anni e ritrova una storia che ripercorre anni lontani. Il premio viene infatti assegnato alla scrittrice milanese d’adozione Helena Janeczek (foto accanto di Gabriele Di Luca) per il suo ultimo romanzo, La ragazza con la Leica (Guanda), dedicato alla figura di Gerda Taro, giovanissima fotografa legata a Robert Capa, morta su un campo di battaglia nel 1937 durante la guerra di Spagna. Una scelta con cui la giuria del Bagutta – presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e composta da Rosellina Archinto, Silvia Ballestra, Eva Cantarella, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Piero Gelli, Andrea Kerbaker, Ranieri Polese, Elena Pontiggia, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Valeria Vantaggi e Orio Vergani – inaugura come di consueto la stagione 2018 dei premi letterari.

Nella Ragazza con la Leica, Helena Janeczek ha avuto il merito di ritrovare negli archivi della storia una figura femminile pressoché dimenticata, sottraendola a un oblio immeritato. La breve esistenza di Gerda Taro, infatti, è stata una di quelle che hanno segnato il Novecento, con avventure e frequentazioni di primissimo piano. Helena Janeczek ha saputo tracciare un ritratto vivido della sua biografata, seguendone le peregrinazioni per tutta l’Europa, con un prezioso lavoro di ricerca costantemente accompagnato da una scrittura intensa e sicura. Per i giurati la lettura ha quindi rappresentato l’occasione di un viaggio nel tempo che raramente si riesce a fare con questa piacevolezza. Non solo: la giuria è stata felice di poter tornare a premiare, a vent’anni di distanza, un’autrice che era stata battezzata con il Bagutta opera prima nel 1997: segno di una continuità che sta nel dna del riconoscimento.
A proposito di opera prima, quella di quest’anno ha un titolo lungo e decisamente fuori dalla norma: Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera, di Roberto Venturini, di cui la giuria ha apprezzato freschezze e ironia. In questo modo si premia anche una casa editrice giovane, la milanese SEM, che proprio in questi giorni festeggia il primo anno di vita
Novità anche per l’assegnazione del Premio. Come noto, già da un paio d’anni – dopo la chiusura del ristorante Bagutta per fallimento – le riunioni della giuria si sono svolte presso la sede messa a disposizione da Francesco Micheli, storico sostenitore del Bagutta. Da quest’anno anche la  consueta cena finale si sposta allo stesso indirizzo, nella Sala dell’Ermellino. La cena, a inviti, si terrà domenica 28 gennaio.

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La scheda del libro

Questo libro racconta la vita di questa ragazza ribelle, l’amore con Robert Capa, l’avventura di fotografare e la gioia di vivere nella Parigi degli anni Trenta.

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

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Helena Janeczek, nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. È autrice dei romanzi Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa, e Lezioni di tenebra (Guanda, 2011). Il suo sito internet è: www.helenajaneczek.com

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[Nell’immagine in alto: Helena Janeczek e Gerda Taro]

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