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LA BAMBOLA di Ismail Kadare – Premio Internazionale Nonino 2018

gennaio 26, 2018

LA BAMBOLA di Ismail Kadare (La nave di Teseo)

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Ismail Kadare ha vinto il Premio Internazionale Nonino 2018 (foto accanto – data della premiazione: sabato 27 gennaio).

Le opere di Kadare ritradotte dall’albanese saranno pubblicate da La nave di Teseo, mentre “La bambola” è già in libreria (insieme a “La provocazione“, appena edito).

Segnaliamo questo articolo di Claudio Magris pubblicato su Il Corriere della Sera

Di seguito, la recensione de “La bambola”

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di Massimo Maugeri

Ismail Kadaré, autore albanese classe 1936, è uno degli scrittori che da anni è “in odore” di Premio Nobel per la Letteratura. Di recente, per i tipi de “La nave di Teseo” (€ 17, pagg. 127), è stato pubblicato in Italia un suo nuovo libro (tradotto da Liljana Cuka Maksuti): si intitola “La Bambola” ed è dedicato al rapporto tra l’autore e sua madre (è lei la “bambola” del titolo).
L’incipit del romanzo segna il ritorno dell’autore nel luogo d’origine: «Nell’aprile del 1994 mio fratello ci avvisò da Tirana che nostra madre stava rendendo l’anima. Mia moglie Helena e io partimmo con il primo aereo da Parigi, sperando di trovarla ancora in vita. La trovammo ancora viva, ma in coma. Si trovava nell’appartamento di mia zia in via Qemal Stafa, dove l’avevano portata alcune settimane prima, per accudirla nel migliore dei modi».
Era stato il cugino di Kadaré a trasportare l’anziana donna in quel luogo. L’aveva trasportata in braccio perché era leggera, come se fosse di carta. Come una bambola di carta. Da qui, il “nastro del tempo” si riavvolge e parte il viaggio narrativo.
Che cos’è che ha trasformato una ragazza di diciassette anni del 1933 in una bambola di carta, delicata e fragilissima? Il peso delle tradizioni, certo. Il rapporto problematico con la suocera. Il ruolo conflittuale con la casa. Una casa che divora, una casa al cui interno è presente persino una prigione (in senso letterale). Un marito discendente da una famiglia di giuristi che ritiene doveroso allestire un processo alla ricerca di un colpevole. Imputate: la madre e la giovane moglie (la Bambola). E poi, il rapporto con il figlio poeta e scrittore, perché la fama genera superbia e implica allontanamento. Perché chi è famoso “sostituisce” (inevitabilmente) la madre: è questa una delle grandi paure della Bambola, su cui si inerpica – come un inarrestabile rampicante emotivo – una fragilità intrisa di ingenuità spavalda e di consapevole ignoranza.
Ma “La Bambola” è anche la storia del percorso artistico dell’autore, del suo rapporto con la scrittura e con la propria ambizione, del legame con i luoghi, dell’equilibrio precario tra traguardi da raggiungere e ostacoli da superare, dei vincoli famigliari e sentimentali, delle scelte controcorrente e delle tradizioni da ribaltare, dei rischi da correre, delle fughe da allestire.
Forse nella fragilità della Bambola è ipotizzabile individuare anche quella della Madrepatria, da cui l’autore si distacca per poi farvi ritorno. E tuttavia, nel momento in cui Kadaré dedica alla Bambola – sua madre (e forse, appunto, anche la sua terra) – questo libro, donandole pienezza e visibilità, inserendola a pieno titolo all’interno del proprio percorso artistico e della propria poetica, è come se – finalmente – la liberasse in maniera imperitura dalla paura di essere rinnegata. Ed ecco che i frantumi della Bambola vengono ricomposti e la sua fragilità trova sostegno nell’ossatura salda della scrittura di uno dei più grandi autori della nostra contemporaneità.

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La scheda del libro

La Bambola, piccola e fragile come cartapesta, è la madre di Ismail Kadare, cui questo romanzo è dedicato. Kadare fa ritorno da lei a Gjirokastër, la sua città natale in Albania, ripercorrendo la sua stessa storia, la sua educazione e le ragioni del distacco voluto da un Paese e da una famiglia forti e segnanti. Una madre sensibile, insicura e indebolita dal confronto austero con le tradizioni balcaniche che la suocera incarna; un figlio emancipato, libero e indipendente, da cui teme un abbandono radicale e irrazionale per dedicarsi al suo percorso intellettuale, alla fama come scrittore e a un amore ribelle fuori dal matrimonio.

Ismail Kadare, il più grande scrittore albanese contemporaneo, ci consegna un romanzo potente e delicatissimo come solo il rapporto con una madre può essere, riuscendo a esprimere, nella cura estrema delle parole e dello sguardo, l’indicibile che governa la tensione più profonda, quella verso il nostro stesso sangue e la nostra terra.

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LA PROVOCAZIONE: il nuovo libro di Ismail Kadare appena edito da “La nave di Teseo” (traduzione di Liljana Cuka Maksuti, pp. 96, euro 7)

Due postazioni. Una linea di confine. Una guerra. Un inverno gelido. La neve, caduta in abbondanza, taglia i collegamenti. Sui due fronti i soldati sono costretti a vigilare gli uni gli altri. Non solo. I due fronti sono costretti a dialogare, a varcare uno il confine dell’altro. Ma forse non è una necessità, forse è un inganno. Forse è una provocazione.

Un caporale – al comando a causa della assenza dei superiori, quando il bianco della neve sfuma i confini tra le cose – si trova di fronte a scelte che decideranno il suo destino e quello dei suoi compagni.

Un racconto fulminante sulla guerra, la nostalgia, il desiderio, la potenza silenziosa della natura.

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kadare-fotoIsmail Kadare è considerato uno dei più grandi autori europei. Nato e cresciuto in Albania, ha lasciato il paese nel 1990, in contrasto con la dirigenza comunista, e ha chiesto asilo politico in Francia. La sua opera va dalla poesia alla narrativa alla saggistica. Ha vinto il Prix Méditerranée per stranieri con La Pyramide. Dal 1996 è membro associato a vita dell’Académie des sciences morales et politiques. Nel 2005 gli è stata riconosciuta la prima edizione dell’International Booker Prize mentre nel 2009 vince il premio Principe delle Asturie. È stato più volte candidato alla selezione finale per il Premio Nobel ed è membro d’onore dell’Académie française.

 

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