Home > Autoracconti d'Autore (gli autori raccontano i loro libri) > MARGHERITA OGGERO racconta NON FA NIENTE

MARGHERITA OGGERO racconta NON FA NIENTE

febbraio 10, 2018

MARGHERITA OGGERO racconta il suo romanzo NON FA NIENTE (Einaudi)

di Margherita Oggero

È spesso molto difficile stabilire da dove nasce lo spunto per scrivere un libro: stabilire e non ricordare, perché sulla memoria operiamo tutti, volontariamente o no, correzioni aggiustamenti o vere e proprie falsificazioni che poi non riteniamo più tali. E preferisco la parola spunto al posto di ispirazione, adatta forse alla poesia più che alla narrativa.
Non fa nienteNel caso di Non fa niente, il mio ultimo romanzo, mi sembra (uso molta cautela) che all’origine ci sia una conversazione avvenuta a tavola moltissimo tempo fa, al tempo del liceo. Ero ospite della mia compagna di banco Maria Pia nella sua casa poco fuori città, ad A.; c’era, oltre a me e alla famiglia, un altro invitato, il medico condotto, e in mezzo alle chiacchiere conviviali (di cui non ho alcuna memoria) ci fu una specie di brusca diversione quando fu pronunciato un nome maschile che invece mi rimase impresso, proprio perché avvertii un mistero o forse una reticenza intorno a esso. Non ne parlai con la mia compagna, forse per discrezione o forse perché allora me ne dimenticai.
Decenni dopo, sempre a tavola, chiesi improvvisamente a Maria Pia, diventata una cara amica di vita, notizie circa quel nome, tornato chissà perché a galla dall’archivio della memoria e lei mi raccontò anche il motivo di quell’antico mutamento del discorso. Era un figlio di due madri, un ragazzo concepito da una donna, ma legalmente figlio di un’altra e del marito di quest’ultima, padre ufficiale nonché biologico. Sul caso c’erano stati in paese alcuni mormorii, o meglio sospetti, ma di breve durata e intensità, anche perché nel frattempo un misterioso omicidio aveva spostato l’interesse sulle indagini e poi sulla scoperta dell’imprevedibile colpevole.
Il nome e la storia con i suoi dettagli, invece di sprofondare nel pozzo memoriale, rimase a galleggiare in una zona neutra, quella che ci fornisce gli spunti preonirici o che entra direttamente nei sogni. Casualità o forse no, forse un interesse di cui non ci rendiamo neppure conto, forse qualche particolarità che tocca un nervo sensibile.
Ecco, la vicenda di Esther e Rosanna è nata così, dal desiderio di raccontare, su uno spunto ancorato alla realtà, una storia quasi completamente inventata.
Le protagoniste del libro hanno origini ed età diverse, così come sono diversi gli ambienti e l’epoca: Berlino alla fine degli anni ’20 e all’inizio dei ’30, l’ascesa di Hitler al potere, le persecuzioni razziali, la guerra, la ricostruzione degli anni ’50 a Torino e in provincia, il ’68 e infine gli anni di piombo in Italia. La Storia fa da sfondo e per certi aspetti determina le vicende personali di Esther, giovane e ricca ebrea berlinese costretta a fuggire dalla Germania, e di Rosanna, intelligente e coraggiosa ragazzina nata in un paese di risaia intorno a Vercelli, in parte vittima della sua bellezza. Accanto a loro, padri madri fratelli mariti comunità diverse per cultura abitudini e tradizioni.
Nel romanzo ho voluto tratteggiare i molti modi in cui le donne affrontano e vivono la maternità, e i padri la paternità, sia essa realizzata o mancata. L’amor materno e paterno non è riconducibile a uno standard unico e sempre valido: varia a seconda delle epoche storiche, dei luoghi, delle classi sociali, e ovviamente dei caratteri individuali. E ogni storia d’amore (coniugale o no) è diversa da ogni altra, perché nasce e si sviluppa seguendo vie imprevedibili spesso contorte e neppure immaginabili. C’è l’amore-passione, il colpo di fulmine, il lento progredire di un rapporto di stima e di affetto verso un sentimento più pieno e totalizzante, c’è l’amore che sopporta tradimenti o violenza e quello che invece ha il coraggio di troncarle: Esther Manfred Riccardo Giovanni Rosanna Nicola Elvira e Luigi ne sono gli interpreti.
Per scrivere Non fa niente ho dovuto affrontare e risolvere (almeno spero) alcuni problemi relativi all’intreccio temporale tra passato e presente, alla scelta del tipo di linguaggio, all’uso o alla rinuncia di termini dialettali che conferissero autenticità alle vicende, alla scelta dei luoghi e  soprattutto alla ricostruzione storica in modo che non presentasse pressapochismi o errori. E ho prestato particolare attenzione agli oggetti di uso quotidiano, perché a parer mio indicano e caratterizzano un tempo preciso meglio di tanti giri di parole.

(Riproduzione riservata)

© Margherita Oggero

* * *

La scheda del libro

Non fa nienteUn patto tra due donne, una scelta coraggiosa e l’irresistibile energia con cui affrontano la vita. A passeggio per cinquant’anni di storia in compagnia di due figure femminili semplicemente straordinarie

«Può esistere un amore di madre che non contempli l’esclusiva? La natura ha davvero leggi cosí rigide da non ammettere eccezioni?» Esther e Rosanna stipulano un patto, per qualcuno forse scandaloso, inaccettabile. Un patto che cambia per sempre le loro vite. Nel 1933, in uno dei momenti più cupi per l’Europa, Esther ha dovuto lasciare Berlino, il suo innamorato, la sua libertà, ogni promessa di futuro. Ora è una giovane donna colta, dall’intelligenza tormentata, la cui eleganza sconcerta l’arcigna suocera piemontese. Rosanna invece è cresciuta in mezzo alle risaie, non ha potuto studiare e la sua bellezza le ha giocato un brutto tiro trasformandola in fretta in una creatura determinata e sensuale, ansiosa di cambiare la sua esistenza. Cos’abbiano in comune due donne cosí, non ci vorrà molto a scoprirlo. Sono vive nonostante tutto, profondamente capaci di amare e d’insegnarsi qualcosa l’un l’altra. Un giorno Esther domanda a Rosanna di aiutarla ad avere un figlio, «come nella Bibbia fece Agar per Abramo e Sara». Il loro universo non esclude affatto gli uomini. Esther è legata al marito Riccardo da una complicità generosa e Rosanna ama Nicola con un’irruenza passionale, che trova negli assolo e nelle improvvisazioni jazz la sua colonna sonora. Intanto il mondo va avanti e le interroga senza risparmiarle: dalla guerra alla Torino postbellica che si avvia alla ricostruzione, passando per Bartali e Togliatti, gli anni delle rivolte studentesche e il terrorismo, fino alla caduta del muro di Berlino. I giorni si riempiono di cose da fare, giacche di pannofix, segreti condivisi, paure, entusiasmi, scommesse, Fiat 1100 che arrancano su autostrade pericolose appena costruite. È la vita che corre, la vita di due amiche che non saranno mai piú sole.

Un estratto del romanzo è disponibile qui

* * *

Margherita Oggero è nata e vive a Torino. Nel 2002 ha esordito nella narrativa con il romanzo La collega tatuata, edito da Mondadori, da cui è stato tratto il film Se devo essere sincera (regia di Davide Ferrario, con Luciana Littizzetto e Neri Marcorè). Sono seguiti, con altrettanto successo di pubblico, i romanzi Una piccola bestia ferita (2003), L’amica americana (2005), Qualcosa da tenere per sé (2007), e i racconti Il rosso attira lo sguardo (2008), tutti editi da Mondadori. Con Einaudi ha pubblicato nel 2006 Così parlò il nano da giardino, nel 2009 Il Compito di un gatto di strada e nel 2017 Non fa niente.
Per la Rai ha scritto i soggetti della fortunata serie Provaci ancora prof, ispirata ai suoi libri, con Veronica Pivetti come attrice protagonista.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: