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PARMA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2020

febbraio 16, 2018

Vince Parma: sarà Capitale della cultura 2020

Sarà Parma la capitale italiana della cultura nel 2020. È stata scelta tra dieci candidate. Le altre nove sono: Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso. Palermo è l’attuale, nel 2017 era stata Pistoia, l’anno prima Mantova. L’anno prossimo, invece, non è stata designata nessuna città perché Matera sarà già capitale europea della cultura.

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La competizione virtuosa per l’assegnazione del titolo di Capitale Europea della Cultura 2019, che nel 2014 ha visto prevalere Matera tra le sei città finaliste, ha portato all’istituzione della Capitale Italiana della Cultura. Un milione di euro che ogni anno il Governo mette in palio per stimolare le amministrazioni a perseguire un modello di sviluppo sostenibile che vede la cultura al centro della crescita sociale, economica e civile del territorio attraverso il coinvolgimento delle realtà pubbliche e private. Dopo Cagliari, Lecce, Ravenna, Siena e Perugia-Assisi, Capitali Italiane della Cultura ex aequo nel 2015, è stato il turno di Mantova nel 2016 e di Pistoia nel 2017, mentre per il 2018 il titolo è stato attribuito a Palermo. In ogni sua edizione la capitale italiana della cultura ha dimostrato di dar vita a uno sviluppo armonioso della realtà urbana puntando sul proprio patrimonio storico, artistico e architettonico, sulle esperienze associative, sulla capacità di unire energie pubbliche e private, sul coinvolgimento dell’intera cittadinanza nella preparazione del dossier di candidatura e nella sua realizzazione.

L’annuncio della designazione della Capitale italiana della Cultura 2020 è stato dato al termine dei lavori della Giuria di selezione dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini con una cerimonia pubblica nella sede del Mibact a Roma. “Eravamo partiti con un po’ di scetticismo, ma questo è diventato un appuntamento importante, che ha reso possibile tante cose, soprattutto un percorso di crescita per la città che vince. E non solo per il milione che viene consegnato ma anche per tutti i progetti che gravitano intorno. In questo caso, la giuria ha scelto all’unanimità“.

Parma è stata scelta in quanto “esempio virtuoso di elevata qualità nella progettazione territoriale a base culturale” e per la sua capacità di “attivare un sistema complesso di soggetti allargato a base territoriale estesa“.

Il commento del sindaco Pizzarotti: “Raramente ho poche parole, ma stavolta mi avete lasciato senza. Sono davvero emozionato“. Poi ha aggiunto: “Abbiamo la consapevolezza di aver creato un’idea di città che ha messo tante persone intorno a un tavolo. Sono felice di aver vinto e felice che in finale ci fossero progetti così belli e tre città emiliane con cui, con un comunicato, abbiamo già annunciato che vogliamo continuare a lavorare insieme. E anche questo è un cambio di passo nella politica“.

Di seguito il video della proclamazione…


 

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Le sintesi dei progetti a cura dei Comuni candidati per il titolo del 2020

Agrigento
Agrigento festeggerà nel 2020 i 2600 anni dalla sua fondazione. Diventare Capitale Italiana della Cultura significa provare a vincere una scommessa: esaltare il patrimonio culturale materiale e immateriale sedimentatosi nell’esistenza millenaria della città e, al contempo, promuovere una traiettoria di sviluppo del territorio fortemente ispirata all’utilizzo di tecnologie innovative e a modelli di valorizzazione culturale in grado di garantire un’eredità duratura dell’iniziativa. Agrigento, città dell’accoglienza e paradigma per il futuro dei Sud del mondo, con tutte le implicazioni di carattere sociologico, filosofico, antropologico, scientifico, economico: in un mondo globalizzato caratterizzato da continui processi di negoziazione interculturale, la città con la sua lunghissima storia di influenze multiculturali, dalla sua fondazione agli odierni flussi migratori, ritiene di essere adatta a rappresentare un’idea di futuro in cui il grande patrimonio storico-culturale-naturale-paesistico del Paese sarà consegnato alle generazioni che verranno. Il dossier si incentra su un palinsesto di 78 progetti che declinano 13 espressioni culturali secondo 6 indirizzi tematici, per rappresentare il potere della cultura come promotore di inclusione sociale, integrazione, attrattività, innovazione, sviluppo e sostenibilità. Una proposta ambiziosa resa sostenibile dall’ampia partecipazione di istituzioni locali, enti e associazioni culturali (ben 83) al processo di definizione del dossier.

Bitonto
Bitonto è una città del Sud con una storia importante, un centro antico ricco di tesori che raccontano la storia dai normanni agli svevi, dal rinascimento e al barocco, e una solida cultura contadina che ha dato vita alla ricchezza della città e mostra una costante passione per la bellezza. La stessa passione oggi spinge la città ad aprire gli edifici storici, a dotarli di servizi culturali destinati ai cittadini, e rigenerare un centro storico che in pochi anni passa da tre a cinquanta esercizi commerciali, da due a ventitré festival e a programmare oltre 200 giornate di iniziative culturali. Questo importante investimento nella cultura comporta tre sfide necessarie a lasciare tutto questo patrimonio alle generazioni future assieme agli strumenti e alla passione per coltivarli. Le tre sfide rappresentano i motivi della candidatura di Bitonto a capitale della cultura 2020. La prima è far prevalere la città dell’accoglienza sulla cultura dell’illegalità, che troppo spesso mina il benessere delle comunità del Sud, mostrando che la cultura può portare passione, regole ma anche lavoro. La seconda sfida è la capacità di rendere la cultura accessibile a tutti i cittadini, e di conseguenza anche ai turisti, elaborando una strategia che mostri chiaramente questa intenzione attraverso servizi e iniziative affidate alle persone, alle associazioni, agli imprenditori e commercianti, integrandosi con le politiche sociali e la rigenerazione urbana. La terza è la sostenibilità per il futuro: rafforzare la collaborazione e l’investimento dei privati, costituire un organismo unico di gestione e promozione delle iniziative culturali (la Città dei festival), un sistema collaborativo di gestione dei beni culturali (il Parco delle arti), un grande Polo dell’immagine (una biblioteca di storia dell’arte, un Fablab e un centro di formazione alle tecniche audiovisuali). L’obiettivo è trasformare la programmazione in produzione culturale. Questo spirito e questa passione per la cultura sono gli stessi delle generazioni precedenti che hanno naturalmente dato vita alla città e costituito la sua bellezza. Il compito di oggi è utilizzare questo patrimonio per accogliere e coinvolgere a beneficio delle nuove generazioni.

Casale Monferrato
Casale Monferrato proprio nel 2020 sarà la prima città deamiantizzata del mondo. Un’impresa colossale, frutto della Resilienza e del senso di responsabilità verso le nuove generazioni che caratterizzano cittadini e istituzioni, protagonisti di oltre trent’anni di lotta all’amianto. Il suo grande patrimonio artistico testimonia il suo antico e importante ruolo di Capitale a livello europeo e racconta il suo essere stata la seconda città per importanza del Piemonte fino alla metà dell’ 800. Il recente riconoscimento del Monferrato, insieme a Langhe e Roero, come Patrimonio dell’Umanità Unesco, ha valorizzato e promosso a livello turistico tutto il territorio. Casale Monferrato, con le sue virtù civiche, con l’innovazione tecnologica delle sue imprese, le innumerevoli associazioni di volontariato, la sua secolare abitudine all’accoglienza e all’integrazione, ma soprattutto con la sua vocazione al riscatto attraverso la valorizzazione del suo patrimonio culturale materiale e immateriale, è il simbolo della rinascita italiana e dimostra di essere davvero capace di futuro “Etico, Estetico ed Ecologico”.

Macerata
Macerata Capitale Italiana della Cultura 2020 è Macerata Estroversa, il progetto di una città che si muove: disegna mappe, costruisce ponti, fa incontrare persone.  Crea e ricrea vie della seta verso EST, attraversa l’Adriatico, i Balcani, fino all’Estremo Oriente, la Cina. Carovane di nuovi viaggiatori si muovono, studenti, turisti, chi cerca un posto bello dove creare e ricreare. È Macerata quel posto, dove l’ESTRO genera connessioni, imprese, esperienze, trasforma i luoghi. Musica, arti, teatro, danza, ricerca, festival, libri, convegni, paesaggi: movimenti di idee e persone, gesti inclusivi, incontri di diversità, scambi.  Città internazionale, città di produttori di cultura, città campus, città-territorio dove l’umanesimo innova. Città della Marca Maceratese, che ricostruisce l’armonia di natura e storia, ecosistema sostenibile, modello italiano. Città delle Marche, paesaggi verdiazzurri, arte e design, autentico made in Italy. Da Macerata a Pechino: 1568, padre Matteo Ricci porta in dono il Mappamondo universale e l’idea di un mondo in amicizia. Si apre la via della seta e in costruzione sempre nuove mappe. Così scriveva: “Io Matteo, così poco intelligente, dedico questa mappa a tutti coloro che insieme con me respirano sotto lo stesso Cielo e poggiano i sandali sull’augusta Terra”. Macerata Estroversa è un progetto di rigenerazione e rinascita. Benvenuti a Macerata!

Merano
Merano, 40.000 abitanti a pochi km dal confine: metà del gruppo linguistico italiano, metà di quello tedesco, è l’unica città in Alto Adige e in Italia, che vive sull’equilibrio di due comunità. Combina elementi della tradizione storico-culturale austroungarica con quella mediterranea. La più recente storia di Merano e la cultura che essa ha prodotto nasce dal confronto, dall’incontro e dallo scambio. Nonostante ciò per ragioni storico-politiche si può, se lo si desidera, vivere in due mondi paralleli che non comunicano, con scuole e associazionismo divisi per appartenenza linguistica che rare volte si parlano e interagiscono tra loro. Come “Capitale italiana della cultura” Merano proporrà progetti concepiti da entrambi i bacini culturali e rivolti in primis alla cittadinanza per migliorare e potenziare la coesione tra i gruppi linguistici e per superare le barriere che ancora esistono soprattutto nelle fasce deboli della popolazione, evitando così pericolosi rigurgiti estremisti che periodicamente si manifestano. Questo permanente laboratorio di convivenza è destinato a durare nel tempo; Merano desidera inoltre farsi conoscere in modo approfondito a livello nazionale ed europeo superando i cliché che le vengono attribuiti ad un primo approccio. Merano conosce l’Italia ma l’Italia conosce veramente Merano?

Nuoro
Nuoro2020 è un progetto partecipato che nasce grazie all’attivazione di tante energie creative che rendono la città “officina delle diversità”: un laboratorio di narrazione che parla al mondo. In questo laboratorio artigiani, musicisti, illustratori, scrittori, attori, designer, imprenditori, cittadine e cittadini si stanno confrontando con entusiasmo, per imprimere un segno durevole.
Il ruolo della comunità è fondamentale ed è raccontato attraverso tre assi: l’andata e il ritorno, sa paradura e su filindeu. Il primo rappresenta l’itinerario simbolico dei tanti nuoresi che vanno e tornano, che sanno abitare mondi lontani e, vivendo l’epica dell’esodo, fanno ritorno grazie alle politiche di pianificazione territoriale, a un modello urbanistico di cultura diffusa lungo percorsi di promozione del capitale umano. L’asse Sa Paradura deve il nome a una pratica antica: la donazione delle pecore da parte della comunità al pastore che ha subito danni e perdite. Tradizione che ha oltrepassato i confini della Sardegna con il dono agli allevatori delle zone terremotate di Cascia, innescando un meccanismo di contagio di questa pratica in altri territori. Così il vicinato si apre al mondo e il commoning si fa pratica artistica, mentre le comunità partecipano alla co-creazione di territori collaborativi. Il Terzo asse, Su filindeu, richiama la sofisticata tradizione che sottende l’intreccio finissimo del reticolo di pasta, ormai una rarità, che solo poche mani sapienti sanno comporre. Su Filindeu significa tradizioni, relazioni, saperi, racconti orali le cui origini si perdono nel tempo. E vuol dire anche rete, intreccio, trama.  I progetti artistici nascono così dalla felice tensione fra tradizione e sperimentazione, in un territorio che ha una vocazione naturale alla scrittura e riscrittura continua dei propri spazi ed è pronto ad aprirsi al mondo.

Parma
Sette distretti socio-culturali, dislocati in diverse aree della città, che diventano spazi di creatività, riflessione, rigenerazione e innovazione. Una Parma nuova che sta nascendo offre alla Parma storica e ai suoi palinsesti temporali l’occasione di vivere dentro l’oggi, in una città multiculturale che costruisce giorno per giorno la sua contemporaneità. Trentadue progetti stretti attorno al claim della candidatura – La cultura batte tempo – e ad un ambizioso progetto pilota. Trentadue sfide divise in produzioni, cantieri, esposizioni e rassegne, costruite insieme a tutte le istituzioni, le associazioni e le forze nazionali e europee di Parma e del territorio che la circonda, in una sinergia virtuosa tra pubblico e privato resa stabile a partire da questa candidatura. Trasformare lo spazio significa rigenerare il tempo che quello spazio produce, significa mettere in gioco una visione di città trasversale ai vari ambiti: dalla cultura all’urbanistica, dal sociale al turismo, dall’ambiente agli educativi e alle pari opportunità. Parma 2020 è una città intera, capace di fare impresa e di presentare un modello culturale a più voci e al contempo unitario, che dovrà guidarla da subito e negli anni a venire.

Piacenza
Piacenza, fondata nel 218 a.C., comune dal 1126, capitale dei Farnese dal 1545, “terra di passo” secondo Leonardo e snodo logistico fondamentale per la distribuzione di merci, si candida a Capitale Italiana della Cultura per trasformare la sua centralità geografica in una opportunità di sviluppo culturale utile alla macroregione che la circonda. Ai giovani di Milano e Genova, di Bologna e dell’Italia intera è dedicato “Crocevia di culture”, promosso in maniera collettiva da un comitato costituito da Comune, Curia e Camera di Commercio di Piacenza e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Ha l’appoggio di oltre 100 soggetti locali oltre a quello delle Regioni Emilia Romagna e Lombardia, dei Comuni di Genova e Alessandria. In 4 grandi temi (crocevia di storie, passioni, natura e futuro) il dossier propone una visione innovativa del produrre e fruire cultura, con 20 produzioni originali, un budget di 17 milioni di euro e 4 mostre principali. Al centro la Madonna Sistina di Raffaello, ma anche i codici più antichi di Dante e opere eccezionali di Boccioni e Fontana. Prevede grandi ospiti come Leo Nucci, Placido Domingo e i più importanti Premi Nobel per la Pace, Bellocchio e Bottura: Piacenza dalla A di Armani alla Z di Nina Zilli unirà tecnologie e visionarietà, applicando la creatività a tutti i settori della vita quotidiana. Una scommessa condivisa con Parma e Reggio Emilia, all’interno del più vasto progetto turistico Destinazione Emilia.

Reggio Emilia
La cultura come motore primario e chiave di trasformazione delle città italiane contemporanee, in ogni settore della vita civile: Reggio Emilia 2020 è il progetto di una intera comunità – pubblico e privato assieme – al lavoro per crescere in attrattività, sviluppo economico, coesione sociale, benessere ambientale. Una città in cui i diversi saperi sono in dialogo fra loro, aperta all’Europa.
Educazione, con l’esperienza di Reggio Children famosa nel mondo, rigenerazione urbana, vocazione internazionale e innovazione sociale: quattro sono le strategie di sviluppo del progetto, incardinate su una infrastruttura di migliaia di persone e associazioni attive. Luoghi recuperati e luoghi creati per la creatività e lo spettacolo, istituzioni culturali, protagonismo dal basso e coinvolgimento del tessuto economico, festival, partnership internazionali e produzioni artistiche che troveranno nel programma 2019-20 un momento di maturazione piena. Con uno sguardo speciale verso i più piccoli e i più fragili. Un progetto che guarda con attenzione ai nuovi “turismi”, alla valorizzazione dell’agricoltura periurbana e delle eccellenze gastronomiche.

Treviso
Treviso, una città aperta e accogliente come non l’avete mai vista prima. È questa la filosofia che sta alla base del dossier con cui il capoluogo della Marca trevigiana si candida a Capitale italiana della Cultura nel 2020. Cultura oltre le muranon è solo uno slogan creato per l’occasione. Salendo sopra le Mura cinquecentesche, il monumento più importante e antico di cui dispone, la città guarda ‘oltre’ per dialogare con le bellezze e le ricchezze dell’intero territorio. La sinergia tra il pubblico e il privato costruita dal ‘sistema Treviso per la cultura’ è motore di sviluppo di una terra di grandi imprese e marchi, oggi noti in tutto il mondo, ma è anche lo strumento concreto su cui fondare, nei fatti e non nelle parole, la coesione sociale, l’intreccio e la contaminazione dei linguaggi, il confronto di idee che sono proprio la sostanza della cultura. Treviso is open, il nuovo marchio identitario di cui la città e le forze produttive di sono dotate, è un messaggio di apertura, nuovo e convinto: un percorso iniziato già nel 2014 con il Manifesto della cultura. Il dossier ha visto il coinvolgimento di almeno 70 associazioni, della Rete di 16 Festival, che ogni anno producono più eventi dei giorni dell’anno: 388 per la precisione. Sessanta pagine che mettono al centro le persone. Nasce da qui il progetto Persona 2020, un’app con la quale ogni turista potrà trasformare il proprio viaggio a Treviso in un’esperienza fatta su misura: con Persona 2020 il turista in base ai propri interessi potrà trovare e scegliere le opportunità fornite dalla città. Con questo dossier Treviso ha iniziato un percorso nuovo di apertura da cui non potrà più tornare indietro.

(Fonte: Mibact e varie)

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