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VANNI SANTONI racconta L’IMPERO DEL SOGNO

febbraio 16, 2018

VANNI SANTONI racconta il suo romanzo L’IMPERO DEL SOGNO (Mondadori)

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di Vanni Santoni

Prima di tutto, grazie a Letteratitudine per l’invito a parlare dell’Impero del sogno. Per farlo, mi piace partire oggi dalla copertina, disegnata da Vincenzo Bizzarri. È sempre una soddisfazione per l’autore quando capisce che il copertinista ha letto il libro con attenzione, e devo dire che quando sono arrivate le prime prove mi sono addirittura commosso: durante la lavorazione, mi chiedevo spesso se non avessi ecceduto nella varietà degli elementi e dei riferimenti mitologici, letterari e “pop” messi in campo. Quel primo disegno a matita, che poi è diventato la cover che vediamo oggi, mi ha detto che quanto stavo facendo poteva avere senso anche per occhi esterni. Mi piacciono molto anche i riferimenti all’Italia che si vedono qua e là: quando con Carlo Carabba di Mondadori abbiamo cominciato a parlare del romanzo, una delle prime cose su cui ci siamo trovati era che sarebbe stato bello fare un romanzo fantastico con una forte collocazione italiana, e la copertina riesce a rendere anche questo. Lo scrittore, e artista visivo, Francesco D’Isa, nel commentarla, aveva evocato le bahavachackra, le rappresentazioni simboliche del samsara, sovraccariche di dei, demoni e bodhisattva, che si vedono nei templi tibetani, e il paragone mi piace: è tipico, nella grammatica della visione, il passaggio da una zona di caos sovraccarico prima di sfondare verso le rivelazioni, e un percorso del genere è proprio quello che compie il protagonista del romanzo.

La seconda cosa che credo valga la pena raccontare, è che questo libro nasce davvero da un sogno. Ho davvero sognato quello che sogna Federico Melani all’inizio dell’Impero del sogno, il palacongressi, il congresso, i Draghi, i Sacerdoti, gli alieni, il fatto di essere io stesso un “delegato”. Avvenne sette anni fa, a Londra. Il sogno era così vivido, carico di senso apparente e curiosamente “seriale” che sentii il bisogno di trascriverlo, pensando che un domani, con opportuni sviluppi e modifiche, avrebbe potuto costituire lo spunto per qualcosa. Quella trascrizione è rimasta nel suo quaderno per diversi anni, finché non ho capito che poteva essere utile come base per questo romanzo, che a sua volta nasce da altre esigenze. Dato che da un po’ di anni ho cominciato ad articolare i miei romanzi, per quanto sempre autonomi, all’interno di un sistema narrativo unico, pativo un po’ il fatto che i due Terra ignota, in quanto fantasy, fossero del tutto avulsi dal resto dei miei libri. Mi assillava inoltre una questione, potremmo dire, “cosmologica”: trovare una giustificazione coerente alla natura intertestuale del mondo di Terra ignota. Ho voluto allora scrivere un romanzo che risolvesse quest’ultimo nodo e allo stesso tempo facesse da ponte tra quei due fantasy e il grosso della mia produzione, quella realistica di Muro di casse, Gli interessi in comune o La stanza profonda.

L’impero del sogno vede quindi in scena due mondi che pian piano si avvicinano fino a sovrapporsi; da un lato il tedio devastante della provincia italiana degli anni ‘90; dall’altro l’universo rutilante e carico di simboli dei sogni del protagonista Federico Melani. Una simile contrapposizione tra mondi è un topos della letteratura fantastica che ha origini antiche, e tra le tante versioni che ne esistono a me colpì molto quella che ne diede Neil Gaiman, in una delle storyline interne al suo fumetto-capolavoro Sandman. Lì c’era una ragazza di New York che alla sua banalotta e insoddisfacente vita reale contrapponeva un’attività onirica vividissima, nella quale era la principessa di un mondo fantasy un po’ kitsch, tra Oz e la Fantàsia della Storia infinita: quella storia è stata tra le maggiori influenze per l’idea iniziale del mio romanzo. Detto ciò, e premesso che il concetto stesso di “fuga dalla realtà” mi è inviso dato che nasconde non poco moralismo, il tema della contrapposizione “di valore” tra mondo reale e mondi immaginari è un tema su cui lavoro da tempo: era centrale nella Stanza profonda, in cui si rivendicava un principio di realtà per i mondi immaginati nei giochi di ruolo, e lo si ritrova anche in Muro di casse, dove chi vive esperienze iniziatiche attraverso gli psichedelici deve confrontarsi con una percezione sminuente, quando non stigmatizzante, di quelle esperienze da parte della società. Viviamo in un mondo che ha bandito il sogno, il delirio, la visione a questioni marginali, ma che oggi, in virtù dell’avvento di una diffusa virtualizzazione, è costretto a mettere in dubbio nuovamente la propria idea di cosa è “reale”.

Visto che l’ho tirato in ballo, vale forse la pena chiudere parlando dei legami tra L’impero del sogno e La stanza profonda, romanzo uscito solo sei mesi prima di quest’ultimo e col quale ha anche una scena in comune, che nei due libri è vista da due punti di vista differenti.
La stanza profonda è un libro di literary fiction che si ibrida con il saggio, dato che attraverso il sistema di note e paratesti racconta anche la storia dei giochi di ruolo; L’impero del sogno è invece un romanzo fantastico “puro”, e quindi risponde ad esigenze più strettamente narrative: ha una vicenda piena di scontri, agnizioni e colpi di scena, laddove La stanza profonda era anzitutto un tuffo, molto ponderato e malinconico, nel ricordo. Ma entrambi hanno dentro di sé una riflessione sugli immaginari: nella Stanza quelli dei giochi di ruolo, e nell’Impero quello dei videogame, che per il protagonista diventeranno una risorsa contro le minacce che arrivano dall’universo onirico. Una riflessione, questa, portata avanti cercando di unire in modo opportuno forma e contenuto: come nella Stanza profonda l’uso della seconda persona richiamava la narrazione orale che il Dungeon Master fa ai giocatori in un gioco di ruolo, nell’Impero del sogno, e specialmente nella seconda metà, il modo in cui sono strutturate le scene riprende proprio il mondo dei videogiochi del periodo in cui è ambientato il romanzo, sia quelli a scorrimento tipo Final Fight o Vendetta, che di quelli in 3D come Diablo o Fallout. Mi interessava prendere questo tipo di grammatica, propria del videogioco, portarla in una narrazione romanzesca, e vedere cosa sarebbe potuto succedere.

(Riproduzione riservata)

© Vanni Santoni

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L’impero del sognoLa scheda del libro

A volte i sogni possono essere il rifugio da una realtà ingrata. Ma quando il confine tra sogno e realtà sbiadisce, la situazione può sfuggire di mano. Federico Melani, ventenne di provincia indolente e caratteriale, in rotta con tutto e tutti, comincia a fare un sogno ricorrente. Di più: un sogno seriale, che va avanti con o senza di lui. Lì le cose sono molto diverse rispetto al contesto in cui vive: è atteso con ansia, e intuisce di avere importanti responsabilità. È infatti uno dei delegati, assieme a mostri, dèi ed esseri bizzarri di ogni tipo, a un summit dove si prenderanno decisioni cruciali per il destino di molti mondi. Ma perché tutte le delegazioni hanno tre membri mentre le sedie accanto a lui sono vuote? Dove sono i suoi compagni?

Ben presto Federico si ritrova così coinvolto dalla vicenda da preferire il sonno – indotto con metodi più o meno naturali – alla veglia. Sarà l’inizio di un’avventura vertiginosa che lo porterà a stringere inaspettate alleanze, a combattere creature fantastiche e archetipiche, a rubare armi mitologiche e a prendersi cura di una bambina-​impe­ratrice capace di regalare diverse sorprese.

Autore di memoir e narrazioni realistiche (Mu­ro di casse, La stanza profonda), romanzi generazionali e fantastici (Gli interessi in comune e Terra ignota), Vanni Santoni costruisce un urban fantasy singolare e spassoso, ambientato tra la Toscana e l’universo onirico, che gioca – oltre che coi generi – con gli stilemi narrativi del cinema anni Ottanta e dei videogame, trascinando il lettore in una grande cavalcata sulla carovana dei sogni.

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Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011) In territorio nemico (minimum fax 2013, da coordinatore), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega) e i romanzi fantastici Terra ignota e Terra ignota – le figlie del rito (Mondadori 2013 e 2014).
Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué, affermatasi tra le maggiori fucine di nuovi talenti degli ultimi anni. Scrive sul Corriere della Sera. Il suo ultimo romanzo è L’impero del sogno (Mondadori 2017).

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© Letteratitudine

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