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IL VENDICATORE OSCURO di Annalisa Stancanelli: intervista all’autrice

febbraio 21, 2018

IL VENDICATORE OSCURO di Annalisa Stancanelli (Mondadori Electa): intervista all’autrice ed estratto del romanzo

Mercoledì 28 febbraio, alle ore 10.30, a Milano, presso la Sala Napoleone dell’Accademia di belle Arti di Brera, Annalisa Stancanelli presenta il suo libro “Il vendicatore oscuro”, con Giuseppe Bonini, Giuseppe Di Napoli e Enrica Melossi.

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di Simona Lo Iacono

Era l’ottobre 1608. Malconcio e fuggitivo, Michelangelo Merisi o Amerighi, noto come il Caravaggio, varcava le porte della città di Siracusa.
Se in realtà fosse una di quelle giornate assolate che anche in autunno asfissiano la città con raggi e saette, non è dato saperlo. Né se vorticasse da sud il solito scirocco.
Si sapeva però che l’uomo proveniva da Malta, dove aveva scontato una pena detentiva in una prigione sotterranea per un delitto infamante. E da dove alcuni amici potenti lo avevano fatto fuggire.
Era stato nascosto nel Convento dei frati Cappuccini, alle soglie delle antiche latomie. Cave in cui, in passato, i detenuti tagliavano l’arenaria, la pietra bianca di Siracusa. E lì, pur ripresosi dallo stato febbricitante in cui era caduto, la morte aveva continuato a perseguitarlo.
Durante il suo soggiorno infatti strani omicidi iniziano a coinvolgere i frati, la fine sembra asserragliare il convento, e così pure il mistero. Persino Frate Anselmo che lo ha curato dalla malaria, scompare nel vortice inspiegabile. E poi. Un misterioso confratello si aggira tra gli altri. Chi è? Perché a lui lo avvince un’attrazione vorticosa e viscerale?
Ispirato alla permanenza del grande pittore a Siracusa, dove ha lasciato la meravigliosa pala del seppellimento di Santa Lucia, il romanzo di Annalisa Stancanelli – “Il vendicatore oscuro” (Mondadori Electa) ricostruisce con disinvoltura e irresistibile fascino il travagliato soggiorno a Siracusa del Merisi.  Accanto a lui si muovono personaggi veri, Vincenzo Mirabella, Fra’Raffaele da Malta, i nobili siracusani delle famiglie più in vista, ma anche servi, schiave e semplici religiosi.
Un magma di condizioni e travagli, che arriva a vette di mirabile descrizione della luce e del buio che attanagliano tutta l’esistenza del pittore. Come anche del bene e del male, della vita e della morte che sempre il Caravaggio covò, indistintamente, in sé.

-Chiedo innanzi tutto all’autrice da dove è nata l’ispirazione dell’opera…
Per molti anni ho abitato nei pressi del Convento dei Cappuccini di Siracusa che si staglia maestoso sulle oscure e selvose Latomie. Dal 2005 ho iniziato ad interessarmi del soggiorno del pittore Caravaggio a Siracusa riscontrando nel racconto di Vincenzo Mirabella l’unica testimonianza esistente contemporanea del passaggio di Michelangelo Merisi, il vero nome del celebre artista. Siracusa, dunque, è il luogo in cui Caravaggio si ferma dopo la fuga da Malta e dipinge il quadro “Il seppellimento di Santa Lucia”. Il soggiorno siracusano è breve, qualche settimana, perché nel mese di dicembre, forse, il pittore è già partito per Messina. Dove si rifugia Caravaggio? Chi incontra? In che modo un fuggiasco come l’artista può recarsi in tranquillità a visitare le meraviglie della Neapolis come racconta Vincenzo Mirabella nella sua opera del 1613 “Dichiarazioni intorno alle Piante dell’Antica Siracusa”?Perché Caravaggio fugge di nuovo, da chi sta scappando?  Tutti questi interrogativi uniti alla mia intensa passione per l’opera artistica di Michelangelo Merisi hanno costituito lo stimolo iniziale alla stesura del noir “Il vendicatore oscuro. Caravaggio” . La domanda che più mi suscitava emozioni, però, era: “Chi è la donna che dà il volto a Santa Lucia?” perché per me quel volto era diverso da tutti gli altri ammirati nei quadri. Dal mio amore per la storia, dal mio impegno come ricercatrice e dalla intensa passione per Caravaggio è nata la storia che racconto nel romanzo, una miscela di omicidi, amori,passioni e arte che vede sullo sfondo la bellissima Siracusa del 1608 e che risente delle atmosfere cupe dell’Inferno di Dante, una delle letture preferite del “vendicatore oscuro”.

-Il libro ripercorre luoghi della città di Siracusa, ma riportando la loro conformazione alla città del 1600 con felicissima mano narrativa. In che modo ti sei documentata?
Amando moltissimo il cinema, la graphic novel ed il fumetto ho concepito il libro diviso in scene e come location ho individuato Ortigia, l’isola fortezza presidiata dai soldati spagnoli, la Neapolis con il Teatro Greco e le Latomie del Paradiso, il Convento dei Cappuccini e le latomie sottostanti, una vera selva oscura, le catacombe misteriose e perigliose di Santa Lucia e le infinite Grotte di Santa Maria del Gesù con i laghi sotterranei ricchi di segreti. Nella ricostruzione storica della città mi hanno aiutato molti amici come il professor Salvatore Santuccio; ho consultato poi gli studi sull’urbanistica del 1600 di Lavinia Gazzè, l’approfondimento di Salvatore Russo su Vincenzo Mirabella e  il testo di Fausta Gallo su Siracusa Barocca.
Da ricerche, studi e fantasia è nato un noir che ritrae la Sicilia del 1608 in tutte le sue sfumature sociali, culturali, religiose, politiche e artistiche con accenni di gastronomia storica e che racconta un Caravaggio “diverso”.

-E le ragioni del titolo?
Il vendicatore oscuro risente della mia passione per Batman (il cavaliere oscuro è stato uno dei film più belli)

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Un estratto di IL VENDICATORE OSCURO di Annalisa Stancanelli (Mondadori Electa)

PARTE PRIMA

SIRACUSA

1608. Siracusa, a nord del Porto Laccio. Il mare era calmo, solo qualche lieve increspatura. Una piccola imbarcazione costeggiava lo scoglio dei Due frati.

Uno dei due marinai della feluca, barbuto e con una fascia rossa sulla testa, sollevò la mano del passeggero dall’acqua. Quell’uomo era in delirio da giorni. Le prigioni di Malta appena un ricordo annebbiato dalla febbre alta. I marinai scivolarono silenziosamente lungo la bassa costa, riducendo le vogate fino a fermarsi. Il mare lambiva uno scoglio piatto che si ergeva di fronte una spiaggetta di sabbia color avorio, nascosta sotto uno strapiombo roccioso.  Dietro il piccolo lembo di fine rena si intravedeva un passaggio nella roccia attraversato da una lama di luce. Lì, sulla sabbia, due frati cappuccini aspettavano la barca. Accanto a loro, un omone calvo e muscoloso con rozzi calzoni lunghi e una mezza tunica di cotone grezzo. Il marinaio barbuto saltò dalla barca, sollevò il passeggero ancora incosciente e lo affidò all’uomo vigoroso che accompagnava i due frati. Gli consegnò anche una sacca. Mentre la luce del mattino cresceva, l’omone mise a tracolla la sacca e si caricò sulle spalle l’uomo, disgustato dall’odore dei suoi abiti stracciati intrisi di sudore e acqua salmastra. Poi si avviò verso il cunicolo scavato nella roccia, dove alcuni scalini grossolani  si inoltravano nella galleria semibuia. Il marinaio estrasse una busta elegante dalla fusciacca e disse ai due frati: «Per frate Raffaele, il vostro superiore».

I due seguirono l’omone e il suo carico confabulando preoccupati e baciando più volte il crocifisso. Ai loro occhi, più che “il miglior dipintore dell’epoca sua”, quell’uomo sembrava un vagabondo portatore di guai. La sua testa sobbalzava abbandonata sulle spalle del gigante che procedeva spedito sui gradini. Poco oltre, le pareti del cunicolo si rischiararono e in cima alla scalinata apparve l’uscita e con essa la facciata della chiesa di Santa Maria dei Pericoli. Accanto, il convento dei cappuccini con le sue mura alte e un cannoncino sul passatoio, quasi un baluardo della cristianità che aveva resistito ai numerosi attacchi dei turchi. A distanza di quasi un secolo l’assalto di Dragut, detto “la spada di Allah”, alla chiesa di San Giovanni extramoenia continuava a turbare i sonni dei cittadini di Siracusa e inquietava il Senato aretuseo che, temendo indistintamente turchi, barbareschi e corsari, domandava al Re la sistemazione delle fortificazioni. Storie di guerra, di privazioni e di morte aleggiavano ancora tra le pietre delle Latomie. Lì, in quel carcere, ora parte del convento dove avevano trovarono la morte tanti prigionieri ateniesi, tra quelle mura che sembravano aver conservato l’eco delle loro grida, tra la folta vegetazione che parzialmente nascondeva il cielo, i frati cercavano la quiete.

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MICHEL’ANGELO

Non sapeva da quanto tempo si trovasse in quello stato: confuso, sudato e con un terribile fetore che esalava dal suo corpo. Si toccò le orecchie , gli occhi, le tempie e si scoprì bendato. La pezza di lino sembrava bagnata. Dove sono? Cosa faccio qui? Aveva sognato qualcosa… Ah, sì! Una donna dai capelli lunghi e dalla pelle morbida che gli passava una mano gentile sulla testa: un attimo di pace tra i  pensieri sconnessi. Ricordava di aver implorato santa Lucia di guarirlo, perché già sulla barca che lo portava via da Malta non riusciva più a vedere nulla. La sua arte di pittore viveva di luci e di ombre per cui alla cecità avrebbe preferito la morte. Disperato, fece per alzarsi ma perse nuovamente i sensi. A risvegliarlo di nuovo fu il tocco delicato di due mani sui suoi capelli sudati. Era delirante e in preda a una strana febbre che lo consumava da dentro senza pietà. Istintivamente bloccò quelle mani. Le tastò. Dalla delicatezza della pelle comprese che erano di donna e una fiammata avvampò le sue membra. Nella mente ancora intorpidita dalla febbre gli si compose l’immagine sfocata della sua donna. Lena, femmina dai setosi capelli scuri, dal corpo morbido e caldo. La Lena dei primi mesi d’amore, quelli tranquilli, prima che venissero rovinati da quel vigliacco di Ranuccio Tomassoni che l’aveva sfregiata per averlo rifiutato.

Rabbia. Voglia di vendetta.

Attirò a sé quel corpo femminile che rimase come congelato nei movimenti. Poi, con un movimento agile, si girò e lo bloccò sotto il suo corpo. Percepiva chiaramente il tremore di quelle braccia e di quelle gambe. Sentiva l’ansimare di quella fanciulla. Che fosse una religiosa?, pensò quando le sue mani si posarono sulla stoffa di un saio grezzo. Sfiorò un volto irrorato di un sudore freddo, una bocca che non riusciva a trovare aria, due palpebre che sbattevano velocemente come le ali di una farfalla. La donna non parlava, ma il terrore era attorno a lei, nel suo corpo rigido, nelle sue mani immobili lungo i fianchi.

Michel’Angelo riemerse dal delirio. Mortificato si scostò lasciandole libere le braccia. La donna, dopo un primo momento di sorpresa e senza proferire una parola, si riebbe e si allontanò rapidamente dal giaciglio. Lui, ancora in ginocchio sulle lenzuola, tentò di strapparsi le bende dagli occhi mentre dei passi veloci si allontanavano e una porta si chiudeva di scatto.

Fece a brandelli la striscia di lino e tentò di aprire le palpebre che sembravano incollate. Ci riuscì, ma vide soltanto macchie scure e un ambiente in penombra. Imprecò. Si mise in piedi a fatica, inciampò in una ciotola ai piedi del letto e si ritrovò per terra.

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La scheda del libro

1608. Una feluca naviga silenziosa nella notte verso Porto Laccio, sulla costa orientale della Sicilia. Trasporta un uomo ferito, febbricitante che, all’arrivo, viene accolto e trasportato a braccia fino al convento dei Cappuccini, un sicuro nascondiglio. È Michel’angelo Merisi, detto il Caravaggio.

Scampato all’ira dei Cavalieri di Malta, sopravvive grazie alle cure dei frati e si rimette al lavoro con il sostegno di amici e protettori. E incontra Luce, la ragazza che posa per lui e lo fa fremere d’amore. Ma un presagio di morte attanaglia il pittore. “Sento il pericolo, presto la morte mi verrà a prendere”, confida all’amico Mario Minniti, “Ho tanti nemici”. Intorno a lui avvengono crimini spaventosi e violenti. un assassino si aggira in città. Forse cerca lui.

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Risultati immagini per annalisa stancanelliBolzanina di nascita, Annalisa Stancanelli vive in Sicilia. Ha vissuto a Sanremo dal 1976 al 1986. E’ giornalista iscritta all’ordine dei giornalisti, elenco dei pubblicisti. Ha due lauree (lettere moderne e storia contemporanea), dopo aver insegnato nei Licei Letteratura Italiana e Latina. dal 2013 è Dirigente Scolastico.
Ha pubblicato il saggio “Vittorini e i balloons. Vittorini e i fumetti del Politecnico” nel 2008 con Bonanno Editore. Sempre con Bonanno nel 2013 ha pubblicato la biografia “Francesco Paolo Perez (1812-1892), patriota. Cuore siciliano, anima italiana”. Ha scritto su “Sicilia in viaggio” ed ha pubblicato 10 percorsi letterari- turistici molto apprezzati; il percorso Siracusa città del papiro, il percorso Archimedeo, Siracusa misteriosa (dal tempio sotterraneo al Ginnasio romano, Caravaggio in viaggio, Siracusa e Santa Lucia, Percorsi siracusani sul Natale, Percorsi letterari, Percorsi vittoriniani sulle orme del Garofano Rosso etc). Scrive dal 2005 anche sulle pagine culturali de LA SICILIA e regolarmente collabora con la redazione siracusana curando spesso pagine monografiche. Nel 2011 ha pubblicato “Archimede e il mistero del planetario” con prefazione di Mario Geymonat, segnalato sul Sole24 ore. Ha vinto: il PREMIO Internazionale Sicilia-Il Paladino nel 2006, il Premio “Saretto Leotta” per il Giornalismo culturale, il Premio “Portopalo piu’ a sud di Tunisi per la saggistica nel 2009, una borsa di studio del Centro Internazionale di Studi sul Barocco per gli studi su Caravaggio nel 2006. Menzione al Festival Giallo Garda 2017 per “Il vendicatore oscuro”.

 

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