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IL GRANDE SACCHEGGIO di Francesca Mereu (intervista)

marzo 28, 2018

Heavy Metal Putin: intervista a Francesca Mereu, autrice deIl Grande Saccheggio. Da Zar Boris alla presa di potere di Putin, diario di una democrazia mancata (Le Mezzelane), un viaggio familiare e personale dall’URSS dei soviet alla grande madre Russia del XXI secolo.

Abbiamo incontrato l’autrice nell’ambito di “Tempo di libri

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A cura di Furio Detti

Francesca Mereu ha iniziato la sua carriera di giornalista nella Russia dei primi anni Novanta. È stata corrispondente da Mosca e dalle Nazioni Unite per la radio americana Radio Free Europe/Radio Liberty. Ha trascorso sei anni al The Moscow Times, per il quale si è occupata di giornalismo investigativo coprendo la politica interna e i servizi di sicurezza russi. I suoi reportage da Mosca sono stati pubblicati dal The New York Times, dall’International, dall’Herald Tribune e da numerosi giornali italiani.

– Intervistiamo la giornalista Francesca MEREU, in occasione dell’uscita del suo volume “Il Grande Saccheggio” per i tipi di Le Mezzelane. Possiamo definire il tuo volume un’inchiesta giornalistica?
Sì, e concerne la Russia dagli anni Novanta fino alla presa del potere da parte di Vladimir Putin.

– Il sottotitolo recita: “Da Zar Boris alla presa di potere di Putin, diario di una democrazia mancata”, ce ne vuoi parlare?
Ho scelto questo titolo per parlare di come sia cambiata la Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica e di come il paese sia stato depredato di tutte le sue risorse e ricchezze da poche persone. Questo libro assume un punto di vista particolare, perché include il punto di vista della mia famiglia, russa, che ha attraversato questo ultimo ventennio di storia. Si inizia dal ’92, dalla fine dell’URSS. Potrei partire con questo dato: il mio nonno acquisito, Boris, non ricordava mai la data della fine dell’URSS (il 25 dicembre 1991) ma ricordava benissimo il 2 gennaio del 1992 perché quel giorno lui e il 99% dei Russi persero tutti i loro risparmi e divennero degli indigenti. Prima di quella data uno stipendio medio consentiva una vita decorosa, dopo che il presidente Eltsin liberalizzò i prezzi, questa cifra divenne l’equivalente di 8 dollari al mese; in pratica il costo in Russia di un chilogrammo di formaggio o poco meno in salame scadente… Questo è quello che è successo. Non solo: nel mio libro racconto come questo saccheggio si sia ripetuto: per tutto il corso degli anni ’90 i russi non hanno fatto che perdere ogni volta i loro averi a ogni riforma monetaria, a ogni crollo delle banche e dell’economia.

– Perché hai scritto questo libro?
In quegli anni la Russia era chiamata in Occidente la Russia “democratica”. Ma per il popolo russo la parola democrazia è associata a ben altro: miseria e criminalità esponenziale, soprattutto. In quegli anni a Mosca vedere un cadavere ucciso a colpi d’arma da fuoco per strada era una scena ordinaria. La mafia locale era diventata la vera padrona della Russia. Tutto le apparteneva. Questo per i russi era la “democrazia”, quella praticata dai politici intorno a Eltsin, che erano chiamati “giovani democratici”. Non ci volle molto per ritenerli responsabili di questo disastro e quando tutto finì -nel 1998 la Russia dichiarò bancarotta – questo ha aperto la strada alla presidenza e al potere di Vladimir Putin. Nel libro spiego come Putin è arrivato a regnare…

– Un termine significativo.
Putin è a tutti gli effetti uno zar. Domina la politica senza concorrenti.

– L’URSS era un mondo che oggi non esiste più e nel bene e nel male ha rappresentato un’epoca, il Novecento. Perché secondo te, finito il socialismo, si sono scatenate queste forze, come lo sciacallaggio bancario, affaristico e finanziario, la corruzione, la delinquenza? Cosa le teneva a freno durante il socialismo/comunismo?
Durante il sovietismo c’erano delle regole, così come esisteva la criminalità. Normalmente però tutti avevano un lavoro, anzi dovevano averlo e di solito in media il criminale veniva arrestato. Invece negli anni Novanta è avvenuta una “grande rivoluzione criminale” (come l’ha definita un regista russo). Il potere è finito in mano agli oligarchi, dei veri e propri criminali. Per capire cosa è successo provo a spiegare nel modo più semplice possibile tale rivoluzione sul piano economico. Finita l’URSS, dopo un anno circa, lo stato ha emesso dei voucher, ossia ha diviso tutta la proprietà dell’URSS -industrie, imprese, tutto…-  e ha diviso questi voucher fra tutti i cittadini. Di colpo il socialismo era svanito e si parlava di economia di mercato. Azioni, partecipazioni, titoli, erano tutti termini incomprensibili per la popolazione che era vissuta per decenni in un’economia pianificata socialista. In pratica l’intero valore dell’economia sovietica, che all’epoca era valutato quanto la Ford negli USA, era stato diviso in quote individuali. Già la stima era stata fatta al ribasso e anche svariati gioielli dell’industria sovietica erano stati svalutati durante questo primo passaggio. I voucher quindi sono stati consegnati ai cittadini. Ma il popolo non sapeva assolutamente che farsene. A questo punto è scattata la trappola: pochissimi speculatori hanno riacquistato dai cittadini, individualmente, per pochissimi rubli, questi voucher, acquisendo tutto il patrimonio industriale, energetico, finanziario russo, che era dello Stato socialista. Tutta la ricchezza dello stato è finita in mano dall’URSS al popolo e dal popolo a pochissime persone per pochi spiccioli! Ancor meno della stima iniziale. Tanti compratori e speculatori erano ex pezzi grossi del partito comunista, ma altri, forse molti di più, erano personaggi legati alla mafia. Di colpo i Russi non possedevano più nulla. Le persone vendevano in massa agli speculatori questi voucher e il loro valore quindi scendeva ulteriormente. Questo è quello che è successo.

– Da qui il fenomeno Putin?
Esattamente. Quando in Occidente ci si chiede come abbia fatto uno come Putin a conquistare il consenso e la popolarità e persino l’amore che riscuote oggi in Russia, occorre cercare la causa in questi orribili anni. Per il popolo il solo fatto che Putin abbia “ripulito” le strade dalla criminalità, che abbia introdotto un minimo di regole, che abbia difeso gli interessi nazionali è da solo un progresso incomparabile rispetto agli anni della “democrazia” eltsiniana. La corruzione adesso non è scomparsa, si è trasformata, la mafia esiste ancora, e forse è stata sostituita da parecchi agenti dell’ex KGB, ma non esercita più quel dominio spudorato e onnicomprensivo di cui ha goduto nell’ultimo decennio del Novecento. Oltretutto adesso il cittadino medio russo vive molto meglio. Un mio amico si è confidato: “Negli anni Novanta per me la felicità era avere dello zucchero con cui accompagnare il té e del pane col burro. Adesso io ho due appartamenti a Mosca e uno a Ibiza!”

– Quello che racconti è interessante perché quello che è successo in Russia negli anni postcomunisti e preputiniani sta succedendo adesso in Occidente e in Europa (Unione Europea), certo con tempi diversi, ritmi e circostanze meno drammatiche, ma sta effettivamente accadendo. Il ceto medio sta sparendo, si sta quasi totalmente dileguando nei ceti poveri mentre pochissimi ricchi diventano sempre più ricchi. È interessante notare che adesso in Russia la situazione si sta invertendo. Secondo te si può parlare di una regia consapevole in questi processi di impoverimento medio?
Un po’ una regia c’è stata. Intanto l’Occidente era interessato sia a indebolire la Russia sia a mettere le mani sulle ricchezze nazionali. In questo il Fondo Monetario Internazionale e gli economisti di Harvard hanno precise responsabilità. Il FMI ha scritto la regia della transizione dal socialismo sovietico all’economia di mercato nell’ex URSS. Nel fare questo e nel voler creare un ceto liberale di mercato, di fatto, hanno creato degli oligarchi e si sono dimenticati del 99% del popolo. Certo ci sono stati anche casi interessanti di iniziativa individuale brillante. È difficile da spiegare in due parole l’ambiguità profonda e rivoluzionaria di questa situazione. In Russia gli anni Novanta sono stati un disastro per quasi tutti ma anche un’incredibile opportunità per pochi – e magari pure onesti – intraprendenti di emergere, mafiosi e speculatori a parte. Qualcuno, pochissimi purtroppo, non ha soltanto speculato ma è stato capace di sfruttare questa rivoluzione. Ci sono stati alcuni giovani che non essendo né mafiosi né oligarchi e neanche corrotti hanno creato imprese innovative.  C’è stata gente che ha fatto soldi con le microtransazioni sul mercatino di quartiere, magari vendendo cioccolata e prodotti esteri.

– Questo accade in ogni epoca di transizione, specialmente improvvisa o violenta, da un modello economico e produttivo a un altro.
Dipendeva molto dall’abilità individuale nel destreggiarsi…

– Usiamo un termine forse desueto, ma sempre utile: quale pensi che sia la classe sociale che potrà condurre la Russia nel nuovo millennio?
Penso sempre alla classe media. Spetta a lei portare la Russia nel futuro. I nuovi oligarchi, ossia i nuovi ricchi, sono diventati i vertici del KGB, che Putin ha sostituito alla precedente oligarchia e da loro non c’è da aspettarsi chi sa quale innovazione. Spero che l’economia consenta alla classe media russa di dare vita a un modello più equo. Ma questa classe media è molto diversa da quella dell’Occidente, non è una classe media “democratica” che pretende qualcosa dai governanti. La classe media russa non è molto attiva politicamente, tanti affermano che fintanto che le frontiere non vengono chiuse, della democrazia in politica poco importa. Questo è il pensiero di gran parte della classe media russa. Come dicevo la “democrazia” ricorda ancora ai Russi gli orribili anni Novanta. Certamente i giovani sognano qualcosa di nuovo.

– E sul piano della mentalità? Che aspetti del carattere del russo medio contano in questo frangente?
Ai russi piace sempre l’uomo forte, chi decide e impone la sua linea sugli altri. Per tanti di loro Putin è un modello positivo.

– Non solo per loro. Immagino che saprai che in Italia lo zar Putin ha una platea – fra il serio e il faceto (ma ben sappiamo che, scherzando, Arlecchino confessò…) – di estimatori, specialmente sui social. Penso a pagine come “Figli di Putin”, che sfornano osservazioni satiriche tramite il confronto tra la realtà nostrana e la Russia. E dall’altro lato abbiamo la demonizzazione costante di Putin sulla stampa liberal. Che personaggio è Putin per la Russia di oggi, visto in casa?
La maggior parte dei Russi lo ama perché ha restituito loro la stabilità sociale e economica perduta e l’orgoglio nazionale. I Russi ricordano persino gli anni del sovietismo come il periodo in cui erano una grande potenza. Vedersi umiliati per un decennio da un presidente alcolizzato non è stato proprio nelle loro corde. Putin anche in questo è stato un ritorno al rigore e alla grandezza perdute.

– Sappiamo che usa benissimo ogni strumento di propaganda.
Certamente, ha costruito scientificamente la sua immagine di leader. Lavora tantissimo su questo aspetto, di uomo decisionista e attivo e dispone di una propaganda incredibile. Questo sin dalle prime elezioni. Fino a ora. Se guardiamo per esempio la campagna elettorale che si sta concludendo proprio in questi giorni [poi stravinta da Putin – n.d.r.], anche adesso Putin si candida come presidente ma come se fosse un nume distaccato dalla bassa quotidianità. Non partecipa al dibattito politico. Lascia che siano i suoi uomini a farlo, a “sporcarsi le mani” con le domande ordinarie e prosaiche. Il dibattito ha luogo fra qualche nome più noto e concorrenti politici assolutamente sconosciuti. Lui intanto domina tutto dall’alto, dall’Olimpo, lui non fa campagna elettorale. Sta al di sopra. Non parla neanche. Questa è la sua immagine. Lui non è “un candidato” come gli altri. Lui resta “il candidato”. Lui non ha mai fatto campagna elettorale per come la intendiamo in Occidente: comizi, cene, incontri, eventi e dibattiti. No. Lui si fa vedere mentre pilota un aereo, caccia nel bosco, cavalca le tigri, fa il karate con i giovani, dirige i cantieri… Fa il “macho” e lavora per far notare che agli incontri dell’opposizione  la platea è spesso pervasa di attivisti LGBT, liberali, contestatori. Gioca molto su questa dicotomia tra un leader maschilista e una realtà – a suo dire – “decadente”.

– Per chiudere in leggerezza. Ci hai detto di essere una grande appassionata di musica. Se Putin fosse un genere musicale, che cosa sarebbe?
Heavy metal.

– Concordo. Da appassionato metallaro comprendo benissimo la metafora. Come è stato raccontare questa storia? Che cosa hai provato nel raccontarla?
L’incipit del libro lo avevo in testa dagli anni Novanta. Ho vissuto necessariamente queste vicende attraverso il filtro degli affetti familiari (mio marito è russo). Mi emoziono sempre da morire quando presento questo resoconto. Nel mio libro racconto la storia delle persone, prima che quella di un paese. Per me questo è stato molto importante. Non la politica ma le persone, i russi in quanto individui. Sentivo che è tempo di far sentire la loro voce.

– Non vediamo l’ora di leggerti. E in bocca al lupo. спасибо (grazie)
пожалуйста! (prego)

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La scheda del libro
Il passaggio dal comunismo al capitalismo, iniziato negli anni Novanta, è stato molto doloroso per i russi. In quegli anni la Russia è diventata un paese fuori dalla portata della maggior parte dei suoi abitanti. Quello che era uno stipendio decente in tempo sovietico, poche settimane dopo il crollo dell’Unione è diventato appena sufficiente per comprare un chilo di formaggio. I giovani riformatori dell’entourage del presidente Boris Yeltsin, che hanno ideato il piano per guidare il Paese verso l’economia di mercato e la democrazia, sono additati come i responsabili di questo declino. Il sogno dei giovani riformatori finisce il 17 agosto del 1998, quando il premier Sergei Kirienko dichiara la bancarotta. Yeltsin è malato, alcolizzato; il potere è in mano agli oligarchi, il popolo è stanco e sogna un leader forte. La crisi apre a Vladimir Putin la strada della presidenza. Sapere cosa hanno vissuto i russi negli anni di passaggio dal comunismo all’economia di mercato è fondamentale per capire la Russia di oggi e l’enorme popolarità di Putin, che nel momento in cui scrivo gode dell’80% del consenso tra i cittadini.

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