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L’AMORE A VENT’ANNI di Giorgio Biferali: incontro con l’autore

aprile 26, 2018

L’AMORE A VENT’ANNI di Giorgio Biferali (Tunuè) – abbiamo incontrato l’autore per discutere del romanzo

Giorgio Biferali ha pubblicato i saggi A Roma con Nanni Moretti, (Bompiani 2015, con Paolo Di Paolo) e Italo Calvino. Lo scoiattolo della penna (La nuova frontiera 2017). L’amore a vent’anni, a cui dedichiamo questo spazio, è il suo primo romanzo.

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Giulio, il protagonista della storia, è un ragazzo di buona famiglia, ancora bambino, che vive nel mito romantico di Antoine Doinel di Truffaut e sperimenta una condizione di apparente serenità legata, soprattutto, a suo padre: un affascinante banchiere in pensione, artista mancato, che tutti considerano come “un grande”, ma che per Giulio rappresenta una figura fuori fuoco, un punto interrogativo, qualcuno di amato e ingombrante e inseguito con affanno, a dispetto di una madre con cui coltiva un rapporto di tenera elezione e protettività, alla luce di un morbo che sembra volerla portare via come un mostro dei fumetti.

Pagina dopo pagina parte dell’individualità segreta dell’uomo si mostra e ciò avviene per mezzo di Silvia (il riferimento a Leopardi non è casuale), la ragazza con cui Giulio viene colpito dal morso beffardo e incontrollato dell’amore, dalla voglia magnifica di dividersi con l’altro, ma anche dallo strappo feroce dall’infanzia, che nel libro torna con i modi dire, le immagini di Topolino, delle prime proiezioni di IT, degli zaini Invicta, dei videogiochi e dei cartoni animati.

A fare da sfondo a tutto ciò una Roma capricciosa, trafficata, umida, urlante e termometro emotivo di quanto accade ai personaggi del libro dove, come avrai intuito, l’amore del titolo è tripartito e, aggiungo, narrato con uno stile limpido, immediato, musicale e venato di poesia.

Ne abbiamo discusso qui di seguito con l’autore (a cui abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di questo suo romanzo d’esordio).

Risultati immagini per giorgio biferali tunuè«L’amore a vent’anni è una storia d’amore. Anzi, una storia d’amori», ha precisato Giorgio Biferali a Letteratitudine. «C’è quello tra Giulio e Silvia, che è un po’ un primo amore, almeno per lui, che dentro di sé conserva l’immagine dei genitori che stanno ancora insieme, di una famiglia numerosa che è rimasta unita nel tempo. È un amore che scotta, che brucia, che non regala mai certezze, per Giulio è come se lui e Silvia vivessero sul Sole, mentre gli altri, amici e famigliari, rimasti sulla Terra a fare i conti con le loro storie, gli girassero intorno. Gli altri amori gravitano intorno al loro e sono come una bussola per orientarsi, come una lente che aiuta Giulio a decifrare tutto quello che sta vivendo. L’amore tra i suoi genitori, l’amore tra Eric, il suo amico di sempre, e Laura, un’amica di Silvia, l’amore che Giulio nutre verso i genitori, verso gli amici, e viceversa. Più passa il tempo, più Giulio comincia a conoscere, a capire il mondo dei grandi. Il padre che vive nel silenzio, e si comporta da emarginato in casa, spesso preda del vittimismo, mentre la madre si ammala. Il padre di Silvia che appare e scompare, è come un fantasma, e nonostante tutto lei continua a idealizzarlo. Come su un’altalena che fa su e giù, senza fermarsi, come stare davanti alla finestra a osservare il mondo di fuori che va avanti senza di noi, L’amore a vent’anni è una storia di passaggi, come quello doloroso all’età adulta, una storia dove i bambini giocano a fare i grandi e dove i grandi giocano a fare i bambini. L’amore, allora, diventa un modo di guardare le cose, di sentire la vita. Giulio, come Antoine Doinel, il personaggio inventato da Truffaut (cui il titolo rende timidamente omaggio), esita, si prende sul serio e poi no, impara a conoscersi facendo un mare di sbagli, cade, si rialza, ride, ricorda, perché ricordare in fondo è l’unico modo per sopravvivere felici nel mondo dei grandi».

Di seguito, proponiamo un estratto del romanzo…

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Estratto da L’amore a vent’anni di Giorgio Biferali (Tunuè)

Siri, sono triste. Era bastata quella frase, l’immagine di me sulla poltrona bordò, un po’ seduto e un po’ sdraiato, perché somigliassi a mio padre tutte quelle volte che tornavo e lo ritrovavo a casa da solo. Io in più, rispetto a lui, avevo gli occhi lucidi, le guance umide, le labbra che tremavano. E poi lui Siri la usava per chiamare, diceva Chiama questo, chiama quello, invece di cercare il nome nella rubrica, oppure chiedeva Come sarà il tempo nei prossimi giorni?, È confermato lo sciopero dei mezzi a Roma venerdì 13 ottobre?, cose così. Prima di dire a Siri che ero triste le avevo chiesto Ma come si fa quando un amore finisce? Non ho capito, mi aveva risposto Siri. Cioè, Siri, come si fa quando una come Silvia entra nella tua vita e poi ne esce come se niente fosse? Non ho capito. Come ci si fa ad abituare a qualcosa cui non eravamo più abituati? Non ho capito. La terza volta che Siri mi ha detto che non aveva capito mi ha fatto un elenco delle cose che potevo chiederle, che se avessi avuto una storia d’amore con lei, come in quel film con quell’attore coi baffi con le camicie di tutti i colori che rimane vedovo, ecco, se avessi avuto una storia d’amore con Siri sarebbe stato tutto più facile, avremmo avuto dei limiti, come tutti, come in tutte le storie d’amore, delle cose che era meglio non chiedere, ma almeno l’avrei saputo subito, chiaramente, senza rischiare troppo, senza tutti quegli inizi, perché sì, le storie d’amore sono piene d’inizi, dove ci si presenta e ci si imbarazza e si prova a fare colpo sull’altro e si è un po’ se stessi e un po’ no, più no che sì, a dirla tutta, poi si gioca, tipo che aspetti che l’altro faccia la prima mossa, così si espone e se lo faccio anch’io almeno siamo pari, niente di più, niente di meno, fino a che poi ci si conosce davvero, o comunque conosciamo meglio delle parti, che sono quelle che vogliamo conoscere, magari ignoriamo delle altre e da lì nascono le incomprensioni, i come ti sei permesso, questa cosa non dovevi dirla, non lo sai cosa ho passato, tu non mi conosci. Invece Siri, quel giorno, mi ha detto Ecco cosa puoi chiedermi, e mi ha fatto un elenco, Fissa una riunione alle 9:00, Punta una sveglia tra otto ore, Cos’è un triangolo isoscele?, Apri la fotocamera, Dove nacque Pablo Picasso?, Fammi sentire un po’ di jazz, Twitta che sono felice… Ma non mi andava di sentire il jazz né di twittare che ero felice visto che stavo malissimo. L’unica cosa che volevo davvero chiedere a Siri era di chiamare Silvia, ma non potevo, se ne era appena andata e in quel momento pensavo che fosse per sempre. Adesso che faccio senza di lei?, mi chiedevo, anzi, Come faccio? Chi ero io prima di lei? Che cosa facevo? Com’erano le mie giornate? Com’era la mia vita? Chi vedevo? A chi volevo bene?

(Riproduzione riservata)

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