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UNA VARIAZIONE DI KAFKA di Adriano Sofri (recensione)

maggio 22, 2018

Una variazione di Kafka” di Adriano Sofri (Sellerio editore)
 
di Giovanni Parlato

Di questi tempi fiorisce il pitosforo. Un profumo dolce e intenso simile alla fragranza dell’acacia, altra pianta in fiore in questi giorni di primavera. Sono due aromi diversi. Che regalano sensazioni diverse. Immaginate se dovessimo avvicinarci al fiore di un pitosforo e sentire il profumo dell’acacia. Resteremmo sorpresi e meravigliati. Per un botanico sarebbe un mistero da indagare.
Così, chi si avvicina alle parole e ne percepisce l’essenza non si capacita per quale motivo da una parola tedesca – strassenlampen, la luce dei lampioni di strada – il traduttore abbia preferito la luce del tram elettrico, strassenbahn. In questa stranezza si è imbattuto Adriano Sofri il quale ha voluto indagare per quale motivo nel racconto di Kafka “La metamorfosi” ci sia quest’ulteriore metamorfosi della luce dei lampioni in quella del tram. Da questo lavoro è nato il libro “Una variazione di Kafka” (Sellerio editore) che si muove con grande passione nel campo della filologia nel tentativo di svelare il mistero. Nella seconda parte, l’autore, abbandonati i panni del germanista, cerca di interpretare il motivo di questa variazione facendo leva su quanto Kafka scrisse nei suoi diari e appunti. Un gioco incrociato tra la matematica delle parole e le emozioni che attraversavano l’animo dello scrittore praghese soprattutto in relazione alla corrispondenza con Felice B.
Non vogliamo, qui, svelare i retroscena del lavoro investigativo di Adriano Sofri per lasciare al lettore il piacere della scoperta, il piacere tutto letterario tra una luce ferma come quella dei lampioni di strada e una luce in movimento come quella di un tram: fra un tempo presente da una parte e un tempo mutevole come i riflessi che vanno e vengono dall’altra. Qual è la luce più poetica? Sofri preferisce la luce che si porta dietro il dondolio e lo sferragliare del tram come, del resto, la maggior parte dei traduttori che l’autore ha definito “l’Internazionale del tram”.
Per quale motivo, quindi, un grande scrittore come Kafka preferì affidarsi alla luce dei lampioni di strada, strassenlampen, come scrisse nella prima edizione del 1915?

Per rispondere a quest’interrogativo, come a tutti quelli seguenti, Sofri ha consultato traduzioni sparse in mezzo mondo, ha chiesto il sostegno di amici ed esperti, ha scovato originali in lingua tedesca, si è inoltrato in quella biblioteca universale di Google che tanto avrebbe affascinato anche Borges. Giungiamo, qui, a uno dei protagonisti del libro – Luis Borges,  appunto; la prima traduzione straniera è del 1925 e porta il titolo “La metamorfosi” quando il titolo originale è “Die Verwandlung” la cui corretta traduzione è “La trasformazione” apparsa anonima in spagnolo sulla “Rivista de Occidente” di Madrid. Tra i vari traduttori si è fatto il nome di Borges anche perché chi meglio di lui poteva avere la brillante idea di intitolare “La metamorfosi” il racconto di Kafka e chi meglio di lui poteva variare in corso d’opera la luce dei lampioni di strada in quella del tram? Inoltre, nel 1938, l’editrice Losada di Buenos Aires pubblica una raccolta di racconti di Kafka tra cui “La metamorfosi”. Sul frontespizio c’è il nome del traduttore: Luis Borges. Le due traduzioni del 1925 e del 1938 sono identiche e scrivono “la luce del tram elettrico”.
Tutta questa impalcatura, grazie al lavoro attento e meticoloso dell’autore, è destinata a essere scossa dalle fondamenta e altri personaggi affiancano Borges. Citiamo Margarita Nelken, nata a Madrid e di padre tedesco, impegnata politicamente per la libertà e la dignità femminile che viene eletta alle Cortes nel 1931 quando le donne potevano essere elette pur non avendo il diritto di voto; venne ancora eletta nel 1933 e 1936 per il Partito Socialista. Sofri è riuscito a mettere le mani su un carteggio in cui Nelken, rispondendo a una studentessa dell’università di Salamanca, fa un’importante rivelazione. Così come è rivelatrice un’intervista di Borges. Due percorsi paralleli significativi di quella luce, passeggera, che arriva dalla strada fin dentro la camera di Gregor Samsa tramutato in un enorme insetto.
Sorprendenti sono le pagine che Sofri dedica al professor Juan Fló, un anti-borgesiano che resta impigliato nella rete dello stesso scrittore argentino cui lo lega (perlomeno così gli piace pensare) il ricordo infantile e rassicurante del tram. Altri sono i personaggi che appaiono in queste pagine che meritano attenzione. Al lettore il piacere di incontrarli. A noi, al termine della lettura, è rimasta la curiosità di lanciare la moneta per aria e giocare a testa o croce, strassenlampen o strassenbahn? Quale dei due troveremo nel racconto di Kafka conservato nella personale libreria di casa? Abbiamo ripreso in mano l’edizione dei Meridiani Mondadori nella traduzione di Rodolfo Paoli. Ecco il passo: “La luce delle lampade stradali si rifletteva pallida qua e là sul soffitto e sulle parti superiori dei mobili, ma in terra, dove giaceva Gregorio, era buio…”.

 

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La scheda del libro

Un biografo ha scritto che «una singola sillaba in Kafka può suscitare le emozioni del lettore fin nel profondo». Ecco, io sono uno di questi. Nel mio caso si tratta di una parola, benché a variare siano solo due sillabe. La parola è Strassenlampen (lampioni), e sta all’inizio della seconda parte della Metamorfosi. Tutto è cominciato quando mi sono accorto che nella più classica traduzione italiana invece dei lampioni c’era un tram. Come si fa a prendere un tram per dei lampioni? Ho guardato in giro: in una quantità di traduzioni nelle più diverse lingue sbucava il fantomatico tram. Che in tedesco si chiama Strassenbahn. Se un commesso viaggiatore può svegliarsi trasformato in uno scarafaggio, direte, anche un lampione può trasformarsi in un tram. L’apparente strafalcione, tram per lampioni, era già nella prima traduzione della Metamorfosi, uscita anonima nel 1925, un anno dopo la morte di K. Risalendone la peripezia ci si imbatte nell’appropriazione indebita di quella traduzione da parte di un gran signore delle lettere universali come Jorge Luis Borges. La traduttrice vera era Margarita Nelken, una donna spagnola dalla vita brillante, tumultuosa e triste.
Non era questo però a motivare il fervore che mi aveva preso. Il fatto è che a un certo punto mi è sembrato che il tram al posto dei lampioni fosse più bello, e che illuminasse la conclusione stessa del racconto. E non fosse un errore – Strassenlampen e Strassenbahn possono confondersi – ma una variante introdotta dallo stesso Kafka. Proporre una correzione addirittura della Metamorfosi è quasi come sfidare la lettera delle sacre scritture per le quali si fanno guerre micidiali. La filologia laica risparmia lo spargimento di sangue, tutt’al più qualche spargimento di cattedre. Ma è stato bello immaginarsi alleato di Kafka contro l’ordine tipografico costituito. Lettrici e lettori scusino le pagine pedanti: si possono saltare e riprendere dove la trama – il tram – torna sui suoi binari.   A. S.

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Adriano Sofri è nato a Trieste nel 1942. Con questa casa editrice ha pubblicato: Memoria (1990), L’ombra di Moro (1991), Le prigioni degli altri (1993), Il nodo e il chiodo (1995), Lo specchio di Sarajevo (1997), Piccola posta (1999), Chi è il mio prossimo (2007), Contro Giuliano. Noi uomini, le donne e l’aborto (2008), La notte che Pinelli (2009), Machiavelli, Tupac e la Principessa (2013), Reagì Mauro Rostagno sorridendo (2014) e Una variazione di Kafka (2018).

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