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L’ESEMPLARE VICENDA DI AUGUSTO GERMANO PONCARÈ di Amleto De Silva (recensione)

giugno 25, 2018

cover De Silva stampaL’ESEMPLARE VICENDA DI AUGUSTO GERMANO PONCARÈ di Amleto De Silva (LiberAria)

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di Daniela Sessa

Un libro per gente con la testa dritta

Un afrore come di granciporro andato a male si spandeva financo nel paradisiaco ufficio di quel sublime solipsista smargiasso di Augusto Poncarè nella misura in cui stava tirando le cuoia. Chi ben comincia è forse a metà dell’opera, pardon della recensione? Si vedrà: intanto è certo che tanto prezioso linguaggio sarebbe sembrato ad Augusto Poncarè un plagio. E un oltraggio, perché a tirare le cuoia era proprio lui. Ne avrebbe riso Germano che dentro quell’ufficio si sta godendo la morte del suo doppio, quello che si era appropriato del suo nome e andava, fino a quel momento almeno, in giro per il mondo con la boria di un nome altisonante: non sembra adatto a un generale francese del XIX sec.? Invero, aggiungendo una i avremmo un Raymond Poincarè, presidente della Repubblica Francese e collezionista di onorificenze quasi come Augusto Germano; o meglio un Henri Poincarè il matematico intrappolato nella omonima congettura  che, volendo semplificare, è la difficoltà di dimostrare di essere uguali: leggendo il libro capirete questa digressione onomastica, la quale d’altronde non esclude il gusto di Amleto De Silva di giocare facile con le parole Poncarè/ Pancarrè. Borioso il nome e significante di un’esistenza ugualmente boriosa e fortunata come solo un cretino può permettersi di avere. Assumo il punto di vista di Germano: lo stratagemma narrativo di Amleto De Silva vuole questo. Che il lettore, un calviniano tu diventato voi, si faccia complice della gioia sadica della vendetta. Basta così. Non si può spoilerare (sic!) un romanzo che è d’obbligo leggere: non farlo sarebbe una mancanza gravissima. A proposito di mancanze, o meglio di deficienze. Augusto Germano Poncarè è un deficiente, della sottospecie del cretino; qualcuno lo avrebbe definito un cretino intelligente, ma Amleto De Silva pare negargli persino l’aggettivo. Il cretino della specie Poncarè ha un fisico pingue (un salsicciotto dentro l’andatura del pinguino) e un carattere che, indeciso tra la cattiveria, la malafede, la pigrizia, l’ambizione e l’egoismo, li ha mischiati tutti a un’ignoranza fuori dal comune e a un linguaggio oscillante tra post-lallazione e pre-rimbambimento. Facile capire perché la sua vicenda sia esemplare. Attenzione: non ammirevole ma edificante. L’esempio è la straordinaria convergenza parallela tra fortuna e virtù, anzi Augusto Germano Poncarè esiste in quanto capace di fare ossimoro delle due categorie e la sua occasione è fare di ogni boh una voce del suo curriculum vitae. E che curriculum!  La vita anzi la carriera di Augusto Germano Poncarè (come dice la voce narrante rifugiatasi in quei corsivi che per convenzione letteraria sono spazio di riflessioni) è lunga settant’anni.  “Immoto nella sua cretinaggine” e forte della “sua perniciosa buonannullaggine”, Augusto Germano diventa professore universitario, scrittore ahimè persino poeta, giornalista. Figuriamoci! In un Paese (sebbene ristretto alla fattispecie di Salerno), dove il merito è un accessorio, scalare la vetta social-intellettuale è uno scherzo. Scherzo? Assolutamente no. Cliché è questo dileggio continuo dell’italiano medio? Nemmeno per idea! Anzi, Amleto De Silva, scrittore dalla parola elegantemente maleducata, smonta e rovescia i cliché, li svela nella loro essenza di luoghi comuni: se sono comuni, qualcosa di vero c’è. Armato di sornione sorriso e penna tagliente, Amleto De Silva, accostando al cliché una sua riflessione a mo’ spesso di aforisma col punto interrogativo, svela un Paese in cui i cretini hanno successo, ammazzano la parte migliore di sé (il personaggio più bello nel libro è Virginia), sopravvivono a tutte le intemperie della vita finché schiattano come tutti, perché tutti prima o poi dobbiamo schiattare. E vederli schiattare è l’unico risarcimento. Cinico Amleto De Silva, che ammiccando a Philip Roth di “Pastorale americana” racconta l’anti Svedese ossia racconta Augusto Germano un uomo senza tormenti interiori, senza disarmonie con il mondo, senza affetti da difendere. E se là c’è l’America con le sue ipocrisie e contraddizioni, qui c’è l’Italia con le sue confraternite camorra e massoneria, con la sua storia dal 1903 agli anni ‘70 passando dall’ipertricotico Sessantotto. “L’esemplare vicenda di Augusto Germano Poncarè” è un libro colto nel quale si somma tutta la letteratura dei cretini dalla bêtise di Flaubert alla stupidità sostenuta di Musil, dal cretino di Eco col suo cucchiaio sbattuto in fronte al cretino prevalente di Fruttero e Lucentini. Augusto Germano Poncarè é un cretino intelligente? e qui si vive in un regime di cretinocrazia? Sì, senza dubbio.  E alla cretineria non sfugge – perché dovrebbe?- il mondo della cultura. Qui Amleto De Silva si scatena. Non sono solo i gustosi ritratti di Benedetto Croce, di Pasolini, dell’assonnato Moravia e del logorroico Gadda o di Flaiano o ancora quell’enorme buffet cui si riduce il premio Strega o il viaggio nei salotti letterari romani degli intellettuali del Novecento: è lo sfottò fatto alla cultura che rende il libro di Amleto una vera e propria anamnesi dell’intellighenzia contemporanea. Augusto Germano Poncarè scrive poesie: e ci mancava! Quale mestatore di inchiostro non fa il poeta? Questa è una: “Scorre,/piano,/la vita.” Ed ecco Amleto: “Ve la ricordate? I critici gridarono al capolavoro. Parlarono di ermetismo spinto ai limiti, di pesante leggerezza, di peso specifico del verso. La verità è che Augusto usava le parole a cazzo. Si metteva seduto al bar, si levava gli occhiali e l’apparecchio acustico, fissava un punto lontano finché la vista gli diventava sfocata, prendeva il nulla che si era creato negli occhi, lo trasformava in parole e le scriveva. Fine.” Sfido chiunque a non aver conosciuto almeno un poeta così! E a non averlo per un attimo sospettato di vera ispirazione. O aver conosciuto un professore universitario come Augusto Germano Poncarè. O un direttore di giornale. O un capoufficio. Se li avete conosciuti e sospettate siano il meglio di questa società (in tal caso vi consiglio di non togliere l’apparecchio acustico né gli occhiali), provate a leggere attentamente il libro di Amleto De Silva che, oltre alla felice scrittura, ha il pregio di farvi come lo struzzo in copertina. Senza la testa nascosta nella sabbia.

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La scheda del libro
cover De Silva stampaAugusto Germano Poncarè sta morendo, sul pavimento della redazione del quotidiano salernitano “Il Cittadino” di cui è stato il direttore.
La sua agonia è il pretesto con cui una misteriosa voce narrante ripercorre la storia della sua vita mentre lo osserva, compiaciuto, morire.
Così si snoda, attraverso il Secolo Breve, L’esemplare vicenda di Augusto Germano Poncarè, stimato intellettuale senza esserlo davvero, individuo capace di passare indenne attraverso il Fascismo e il ’68, frequentando Croce, Moravia, Flaiano e Pasolini, in un mondo delle lettere che sembra non avvedersi dell’equivoco e sullo sfondo di una Salerno corrotta, animata da personaggi mediocri e arrivisti.

Amleto De Silva scrive un romanzo lucido e disincantato, che con il ritratto avvincente di Poncarè ci restituisce il racconto di un’impostura come tante, tra le storture e le aberrazioni della società e l’amara sconfitta degli ideali.

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Amleto de Silva, in arte Amlo, è nato a Napoli, cresciuto a Salerno e vive a Roma. Ha esordito come vignettista su «Cuore», poi su Smemoranda e altri, vincendo il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi. Autore teatrale con Enrico Montesano, blogger (www.amlo.it), ha pubblicato i romanzi “Statti attento da m”e e “La nobile arte di misurarsi la palla” con Roundmidnight. Sue vignette e battute in La classe è invasa dal principio d’inerzia per Kowalski e Carognate di Natale per Gremese. Cura le rubriche Spoiler, Playlist e On Writing, per TvZap e Ilmiolibro.it. Per LiberAria ha pubblicato “Stronzology, gnoseologia della dipendenza dagli stronzi”, “Degenerati. Il metodo Cyrano per salvarsi la vita in un mondo di idioti”. Per Macig Press ha pubblicato: “I nuovi 10 peggio. Sociologia della scemità” e “Il dizionario illustrato dei #giovanimerda”.

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