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VENTO DI MARE di Paolo Sidoti: incontro con l’autore

giugno 29, 2018

VENTO DI MARE di Paolo Sidoti (Algra) – incontro con l’autore

Domenica 1 luglio, Paolo Sidoti presenterà il suo nuovo libro, “Vento di Mare” (Algra), nell’ambito della rassegna “Spazio al Sud” 2018–  H. 18:30, c/o Hotel Isabella, C.so Umberto 58, Taormina. L’incontro è coordinato dalle giornaliste Maria Teresa Papale, direttrice della rassegna, e Milena Privitera (che dialogherà con l’autore.

Il romanzo è ispirato alla biografia del maresciallo Alfredo Agosta, vittima della criminalità organizzata nella Catania violenta dei primi anni ‘80.

Abbiamo incontrato l’autore chiedendogli di raccontarci qualcosa su questo suo nuovo libro…

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«E’ un libro che non avrei mai voluto scrivere per il triste epilogo di una persona dall’alto valore umano e professionale come il maresciallo Alfredo Agosta», ci ha spiegato Paolo Sidoti.
paolo-sidoti«Ho documentato la sua vita e contestualizzato l‘ambiente in cui viveva e lavorava, quello di una città avida di morte, violenta e assetata di sangue degli anni ’80. Catania è una città che dimentica facilmente e questo libro spero possa essere letto dai giovani, per conoscere un periodo della città poco conosciuto.
Fondamentalmente “Vento di Mare” è un inno alla vita anche se si parla di morte.
Muore veramente chi non è mai ricordato nel cuore della gente! Chi ha abbracciato il male non gode di questo privilegio, infatti nessuno parla più di Totò Riina.

A 36 anni dalla sua morte nel marzo del 1982 sono rimaste pochissime informazioni, un periodo in cui non c’erano i computer, niente smartphone, foto e video digitali, era un altro modo rispetto a quello di adesso, tutti aspettavano speranzosi l’arrivo dell’anno duemila.
Nel ripercorrere la sua vita ho trovato gli “elementi antagonisti” classici di un romanzo, invece di una narrazione cronologica, vengono descritti gli ultimi dieci giorni della sua vita con dei flashback sul suo passato.
Così mi sono messo sulle sue tracce ad indagare sui pochi elementi che avevo a disposizione, sono andato a cercare Alfredo tra le pieghe di memorie, foto, ricordi, sensazioni, per dare corpo e anima alle sue scelte ed alla sua bellissima esistenza. Ho creato dei personaggi (padre Luigi, Nenè) mai esistiti ma funzionali al romanzo.
Scriverlo è stato un atto dovuto per ricordare la vita un uomo che con il suo sacrificio, insieme a quello di tanti altri, ha contribuito affinché il volto della città cambiasse notevolmente rispetto a quei feroci primi anni ottanta. Erano impegnati a combattere una mafia silente e nascosta, ben radicata nel tessuto sociale ed economico, più di cento morti all’anno per strada in scontri a fuoco tra bande e clan rivali.
Con la scomparsa di un uomo sparisce un mondo intero.
Chissà come percepisce un uomo i suoi ultimi giorni? E’ una risposta che non avremo mai!
Ma soprattutto una domanda: Cosa porta veramente via con sé?
L’omicidio del Maresciallo Alfredo Agosta, alla data della pubblicazione del libro non ha avuto ancora giustizia. Ancora molte perplessità e considerazioni gravitano su questo omicidio. La sua morte segnava l’inizio di una stagione morte che colpirà anche gli uomini dello stato che fino allora nel comprensorio della città etnea erano stati risparmiati
Vento di Mare esplora eventi, sentimenti ed emozioni della sua vita cogliendo il significato più vero ed autentico, attraverso i luoghi in cui ha vissuto ed il suo amore per il mare.
Il protagonista del romanzo è l’aspetto umano del maresciallo, senza cadere nella trappola di far diventare la criminalità protagonista, come succede in molti romanzi e sceneggiature di fiction televisivi pur mantenendo fedele la triste realtà di quei primi anni ottanta.
Parlando con i procuratori di quel periodo con il quale ha lavorato, emerge la figura di Alfredo Agosta in tutta la sua modestia e competenza, tanti attestati di stima per un uomo di rara umanità pronto ad aiutare sempre gli altri. Sono contento dei primi commenti ricevuti dai lettori, ma soprattutto di questa nuova esperienza di scrittura, scrivere personalmente rappresenta un continuo rinnovamento nelle forma e nei contenuti, così come per il prossimo romanzo, “Domani”  il sequel del precedente romanzo “Pietra Lavica” (2014) Algra Editore, un thriller tra le luci e le ombre del barocco catanese».

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Un estratto di “Vento di Mare” (Algra) di Paolo Sidoti

– Sabbenerica maresciallo, ha visto che sono qui come le avevo promesso?
– Buonasera.
– I signori prendono qualcosa? – disse il banconista del bar.
– Sì, un caffè.
– Per me un tè.
I due uomini rimasero in silenzio. Le bevande furono subito servite, ma proprio mentre le stavano sorseggiando, il cameriere, rivolgendo il suo sguardo all’ingresso, cambiò subito espressione, abbassandosi immediatamente dietro il bancone. Si sentì l’urlo di una donna e il rumore di un bicchiere di vetro che, cadendo sul pavimento, si rompeva in mille pezzi. Alfredo si girò di scatto, vide il giornale a terra e i vecchietti che prima lo stavano leggendo rannicchiati e impauriti in un angolo. L’arancino era maciullato a terra, il riso e il sugo erano sparsi dappertutto; nella sala del bar le persone stavano con le spalle accostate alle pareti e con gli occhi persi nel vuoto, come se si rifiutassero di guardare. in quel preciso istante il maresciallo incrociò lo sguardo di due tipi davanti la porta, tenevano in mano delle armi da fuoco. nell’infinita frazione di un secondo, comprese di essere per l’ennesima volta di fronte alla stessa sensazione di pericolo che aveva già sfidato, come se si trovasse davanti a un precipizio. Senza esitare fece un passo verso gli uomini armati con le braccia aperte, come quelle di cristo sulla croce. Partì subito uno sparo e poi un altro ancora, che colpirono la persona con cui aveva appena bevuto il caffè. Il suo corpo ebbe un sussulto per il contraccolpo dei proiettili, poi Franco Romeo cadde in ginocchio, girandosi di fianco per riversarsi supino sopra una scia di sangue che aumentava sempre più. Alfredo, temendo per l’incolumità dei presenti, avanzò ancora, fece un passo e poi un altro in direzione di quei due e si fermò. Avvertì una profonda sensazione di vuoto, come quando da bambino, dopo essersi tuffato dal pontile del porto, sentiva il bisogno di risalire in superfice a riprendere fiato. Fece un altro passo ancora, poi il frastuono assordante di nuovi colpi di arma da fuoco lacerarono l’aria per un istante, che sembrò eterno, mentre i bossoli appena esplosi, ancora fumanti, cadevano rimbalzando e rotolando sul pavimento.
Nell’interminabile durata di un solo attimo e nel suo continuo mutamento vi fu di nuovo il silenzio, così atteso e così perfetto, che sapeva di un’infinita grazia e bellezza. La sottrazione del rumore amplificava i pensieri, i ricordi e svelava la parte più intima del suo essere. Alfredo, in quell’istante, sentì un leggero torpore, come se il tempo fosse in ritardo rispetto al suo. negli ultimi giorni aveva avvertito quella sensazione, ma senza dargli troppo peso. Quella strana scansione stava dilatando la percezione di quei pochi momenti dopo gli spari, strappandoli alla schiavitù dei suoi orologi, fino a racchiuderli tutti in una vita intera.
Quanta vita poteva contenere quel solo attimo?
«Adesso sento tra le dita i granelli di sabbia della spiaggia di Pietrenere in cui correvo a piedi scalzi da bambino, di fronte a un mare pieno di speranze, sogni e desideri; sento il sapore amaro di quel tozzo di pane che ho spezzato e diviso con tutti, ai tempi della guerra. Sento di non essere più un corpo, ma le cose in cui ho creduto. Galerana su quella bicicletta in Calabria con i lunghi capelli neri che mi sorride. Il grande salone della vecchia casa di Pozzallo, con le tende alle finestre mosse dallo scirocco; il profumo dei biscotti preparati dalla mia mamma, il calore del suo abbraccio, che lentamente sento svanire. Ho freddo, mentre vedo la mia mano che accarezza la testa morbida dei miei figli appena nati. Un campo di terra e pietre in cui sto giocando a calcio, un mio preciso passaggio a Luigi che segna con un gran tiro al volo, il nostro ultimo abbraccio alla stazione prima di partire per la sua Toscana e il racconto di quel terribile sogno di morte. La pietra che lanciai fuori dalla finestra del collegio, rotola ancora giù dal dirupo, non si è mai fermata. Il sorriso dell’appuntato Pietro Salemme e la mia lacrima al suo funerale, che anche adesso non trova l’uscita. Le lancette dell’orologio di mio padre, a cui non ho mai smesso di pensare, neanche per un solo giorno della mia vita. La mia tonaca nera e il dolore alle ginocchia da sopportare, per le troppe ore di preghiere. Nella lentezza irreale di questo silenzio che stenta a diventare rumore, voci, facce, immagini e ricordi, acquistano sempre più velocità, davanti ai miei occhi che stanno per chiudersi. Il maresciallo Cimmisi nella montagne della Sicilia del 1945 a cercare il bandito Giuliano e i suoi briganti; la prima neve che imbiancò Torino e la mia prima divisa in quel lontano Natale dei miei diciassette anni. Il collega Varoli sorridente con in mano il trasferimento per Roma. Le onde del mare in tempesta che prende a schiaffi il traghetto in quel lontano 1951, come per non lasciarlo andare via dalla Sicilia. Il peso e l’odore della mia vecchia cartella marrone, custode e complice di tanti anni di lavoro. Il mostro del vento del mare che batteva le finestre nelle mie notti da bambino è stato paziente, forse adesso riuscirà davvero a portarmi via con se. Vedo in lontananza la mia Fiat 127 gialla, che percorre strade che non conosco, mentre l’autoradio suona “E vui durmiti ancora”. Dal pontile di Pozzallo il mondo visto dall’alto faceva meno paura, mentre i piedi si staccavano da terra per il salto nel vuoto. Non sento più il vento del mare su questa pelle che non è più mia, il silenzio è scivolato dentro il rumore di altri colpi di arma da fuoco che sparano ai colori, mentre tutto intorno diventa nero. Su questo precipizio, un ultimo tuffo, una breve ricorsa e un salto nel vuoto, verso qualcosa che non ho né visto, né sentito mai.
Il pianto singhiozzante e le urla di terrore dei presenti scivolarono lentamente nel silenzio, successivo alla fragorosa esplosione delle armi da fuoco. Gli uomini armati fuggirono via di corsa, come spettri inghiottiti dal buio. Le persone uscirono scappando dal bar ancora piangendo; alcuni curiosi, che erano appena entrati perché avevano sentito da fuori le grida e gli spari, videro l’agghiacciate scena. Catania si preparava per l’ennesima volta a indossare il velo scuro per il lutto di uno dei suoi figli. Poco dopo arrivarono un’auto civetta dei “falchi”, una volante della squadra mobile e numerose “gazzelle” dei carabinieri. C’era ancora odore di polvere da sparo, i proiettili erano incastrati sulle pareti del bancone, sull’arredamento del bar e sulle bibite in lattina esposte sulle mensole. Gli uomini presenti rimasero impietriti, si tolsero mestamente il cappello della divisa e chinarono la testa, mentre i loro occhi diventavano sempre più piccoli. La folla che si era radunata davanti l’ingresso del bar a poco dopo si allontanò tristemente. La città, ancora una volta ferita e sconfitta, pose il manto più scuro che aveva sopra il cielo di quella notte buia, senza stelle e senza speranze.

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La scheda del libro

Con la scomparsa di un uomo c’è un mondo ignoto che si spegne. Gli ultimi giorni sono testimoni di quello che porterà per sempre con sé. Quanta vita può contenere un solo attimo? Un inno contro la mafia, sullo sfondo di una Catania violenta dei primi anni ’80, avida di morte e assetata di sangue. Vita privata, tra passato e presente, con il ritmo incalzante di un thriller. Dieci giorni scanditi dalla grazia e dalla bellezza di ricordi, di affetti e del suo lavoro. Per lasciare un segno sulla nostra memoria, per non dimenticare mai!

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Paolo Sidoti negli anni ’80 si occupa di teatro, studia Mimo a Parigi e realizza performance in diverse occasioni. Studia danza contemporanea, lavorando in diverse compagnie. A Milano, negli anni ’90, partecipa a diversi spettacoli teatrali. Realizza videoclip e documentari. Successivamente si occupa della scrittura di sceneggiature per cortometraggi, dei quali cura anche la regia. Nel 2011, con il corto Fiori di vino, vince il premio “EtnaCorti”. Nel 2014, per i nostri tipi, pubblica il romanzo Pietra Lavica – dedicandolo alla sua città, Catania – con il quale vince il premio letterario “Akadèmon”. Nel 2015, con il racconto L’abito della sposa, si aggiudica il premio “Thrinakia” nella sezione “Biografie”. Nel 2017 il racconto Scimmietta viene inserito nel volume Racconti Siciliani.

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