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LA NEMICA di Brunella Schisa (recensione)

luglio 3, 2018

LA NEMICA di Brunella Schisa (Neri Pozza)

di Massimo Maugeri

Dopo “La scelta di Giulia” (Mondadori – qui è disponibile l’ottimo Autoracconto d’autore) Brunella Schisa torna in libreria con un romanzo storico ambientato nella Parigi del 1786: un periodo molto particolare, poiché precede di pochi anni la Rivoluzione dell’89 e la fine dell’Ancien Régime. Il romanzo si intitola “La nemica“, lo pubblica Neri Pozza e vede come protagonista una donna molto affascinante che nei suoi memoir si firmava – per l’appunto – con l’appellativo «la nemica mortale» (di Maria Antonietta). Stiamo parlando di Jeanne Valois, la contessa de la Motte.

Il romanzo apre con un prologo intitolato “Il marchio del disonore”. La data di riferimento è il 21 giugno 1786.
Il primo grido sembrò l’urlo sgraziato di un gabbiano. Marcel alzò lo sguardo e vide volteggiare uno stormo di uccelli dietro un’imbarcazione che procedeva lentamente verso il Pont Neuf. Sul molo, un esercito di scaricatori scendeva dalle barche ormeggiate con pesanti casse sulle spalle e le caricava sui carri in attesa. Accelerò il passo, lo zio lo aveva pregato di essere puntuale e non voleva indispettirlo. Il silenzio del mattino fu trafitto da una voce disumana, uno strillo roco, disperato, da ghiacciare le vene. Sarà qualche condannato sulla forca, pensò il giovane e, invece di attraversare il ponte, tornò indietro e si diresse verso il Palazzo di Giustizia, dove un flusso di gente convergeva, nonostante l’ora mattutina.”
Il Marcel in cui si imbatte il lettore, e che si ritrova a farsi largo tra la folla diretta al Palazzo di Giustizia, è un giovane giornalista alle prime armi, Marcel de la Tache. Giunto sul posto, però, rimane molto sorpreso: “Migliaia di persone circondavano un patibolo alto due metri, sopra si dibatteva una donna con le vesti stracciate. Tre sbirri e un tizio con un abito grigio con bottoni di ferro si affannavano a tenerla ferma“.
La donna in questione – la già citata Jeanne de la Motte, avventuriera con il sangue dei re Valois nelle vene  – tiene testa a quattro uomini, mentre il boia di Parigi, accanto a un braciere fumante, si appresta a infliggerle il marchio del disonore.
“La donna mordeva, tirava calci e con una forza sovrumana stracciava con i denti la giacca di una guardia che nella colluttazione aveva perduto la parrucca. Per tenerla ferma le fu assestato un colpo nei garretti e cadde in ginocchio”. (…) “Seguì una salva di oscenità. La maggior parte degli spettatori, indifferente agli sforzi dei carnefici, era ipnotizzata dalla tenacia di quella femmina al limite delle forze. Adesso era in ginocchio, quattro uomini la tenevano ferma, e quando il boia si avvicinò con il ferro incandescente, gli occhi le schizzarono fuori dalle orbite. La carne delicata sfrigolò e un vapore bluastro si levò nell’aria. Come un animale terrorizzato, sussultò, si contorse, riuscì a liberarsi dalla presa e lo strumento, diretto alla seconda spalla, calò sul seno destro. Nonostante il bavaglio, il suo ultimo ruggito forò i timpani. Qualcuno si portò il fazzoletto al naso per difendersi dall’odore di carne bruciata. La disgraziata adesso giaceva vinta, immobile”.

I fatti narrati nel romanzo sono reali e Jeanne de la Motte è esistita davvero. Il lettore, attraverso le pagine del bel romanzo di Brunella Schisa, avrà modo di conoscere questa donna bellissima e affascinante, grande avventuriera, discendente decaduta dei Valois di Francia, che – nata in miseria – intende riconquistare a modo suo alcuni dei “diritti ancestrali” che ritiene le siano stati sottratti.

Giungendo a Versailles, Jeanne fa credere di essere entrata nelle grazie di Maria Antonietta e – attraverso l’allestimento di una truffa colossale e memorabile – riesce a sottrarre questa favolosa collana dotata di centinaia di diamanti. Si dà alla fuga, ma riescono a catturarla. La processano, la mandano sul patibolo, la frustano, la marchiano con l’infamante lettera “v” di voleuse, ladra, e poi la rinchiudono nella prigione di Salpêtrière. Non riveliamo altro della storia per non rubare al lettore il piacere della scoperta. Facciamo, invece, un passo indietro proponendo un ulteriore stralcio, estrapolato da pagina 15 del libro, dove troviamo Marcel (il giovane giornalista a cui abbiamo fatto cenno prima) al lavoro, con qualche difficoltà a concentrarsi perché la sua mente è ancora invasa dall’immagine di questa donna bella e indiavolata che continua a dimenarsi sul patibolo. A un certo punto, mentre sfoglia il Courrier de Versailles, Marcel si imbatte in questa notizia datata 10 giugno 1786:
Sono passati circa dieci mesi da quando tutta l’Europa è stata scossa dal fin troppo famoso affaire che ha coinvolto Monsieur il cardinale de Rohan per l’acquisto di una ricca parure di diamanti. Durante il processo abbiamo assistito al fiorire dei voluminosi memoir delle persone implicate. Più i documenti si accumulavano, più i fatti risultavano snaturati e uno spesso velo si posava sulla verità, confondendola. Non potendo illuminare i nostri lettori, né guidarli nel dedalo oscuro, il nostro amore per la verità, oltre al rispetto per il principe Rohan distrutto dal dolore, ci ha fatto scegliere la strada del silenzio. Ma adesso è finalmente giunto il felice giorno in cui il Parlamento ha decretato l’innocenza del cardinale e ha condannato Jeanne Valois de la Motte a essere flagellata, marchiata sulle due spalle con la lettera V e rinchiusa a vita alla Salpêtrière.”

Dalle pagine dei suoi memoir Jeanne lancerà strali molto affilati ai danni di Maria Antonietta. Ma qual è la linea di demarcazione tra calunnia e verità? Dove finisce la colpa di Jeanne e dove cominciano le responsabilità di Maria Antonietta e del Regno? Tra le pagine del romanzo, la visione delle cose è affidata a due punti di vista diversi: se da un lato il giovane giornalista Marcel si pone dalla parte di Jeanne de la Motte, dall’altro lo zio di Marcel, Jacques de la Tache, da monarchico convinto quale è, si schiera a sostegno della Corona.
Le due citazioni poste in esergo, ci forniscono comunque una possibile chiave di lettura del romanzo. La prima, di Honoré de Mirabeau, dice così: “È la voce di Madame de la Motte, soltanto la sua, ad avere provocato le atrocità del 14 luglio e del 5 ottobre“. La seconda, firmata da Madame de Staël (tratta da “Riflessioni sul processo della regina”), recita: “Nessuna regina, in tempi di onnipotenza, è stata calunniata tanto pubblicamente; più si era certi che non avrebbe punito, più le offese si moltiplicavano. È noto che è stata l’oggetto di numerosi atti di ingratitudine, di migliaia di libelli e di processi rivoltanti“.

Con grande abilità affabulatoria, attraverso le pagine di un romanzo avvincente e scorrevole, Brunella Schisa ci fa viaggiare nella Francia pre-Rivoluzione, trascinandoci tra le pieghe di una storia che è entrata nell’immaginario di tanti artisti, ma affrontandola da una prospettiva originale. L’attività di scrittura è stata supportata da uno studio attento e da una ricerca molto approfondita (l’autrice è stata a Parigi, a Versailles, a Londra, a Strasburgo, ha consultato biblioteche e archivi).

Brunella SchisaIn chiusura, cediamo la parola alla stessa Brunella Schisa riportando un breve stralcio della sua nota posta posta alla fine del libro: «la vicenda della collana di diamanti è tra le più narrate dalla letteratura forse perché non ha un epilogo certo. Per alcuni, Maria Antonietta non era del tutto innocente e l’ombra del dubbio la perseguita ancora. Io non lo credo, e come me i più grandi studiosi. Dunque, quello che racconto è presumibilmente la verità. Marcel, Henri e Charlotte sono gli unici personaggi inventati. Jacques de la Tache invece è esistito. Ho preso in prestito la sua Gazette des Gazettes di cui è stato direttore e redattore per ventisette anni. Non ho cambiato una virgola della storia, perché la finzione non avrebbe potuto superare la realtà.»

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Contributi video:

TG5 (cliccare qui) – programma Rai “Quante storie” (cliccare qui)

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La scheda del libro

Parigi, giugno 1786. Il silenzio del mattino è trafitto da uno strillo roco, disperato. Cercando di farsi largo tra la folla che affluisce al Palazzo di Giustizia, il giovane Marcel de la Tache, giornalista alle prime armi, si trova dinnanzi a uno spettacolo senza precedenti: migliaia di persone circondano il patibolo sopra cui si dibatte una donna con le vesti stracciate. Da sola tiene testa a quattro uomini. Soltanto il boia di Parigi, Henri Sanson, un gigante con un grembiule di cuoio, un berretto di pelo e una frusta in mano, se ne sta tranquillo accanto a un braciere fumante, pronto a infliggere alla prigioniera il marchio del disonore.
Chi è quella tigre inferocita? E quale delitto orrendo ha commesso per essere condannata alla pubblica fustigazione e marchiata a fuoco come una ladra?
Marcel de la Tache lo ignora. Impressionato e, suo malgrado, affascinato dalla bellezza di quella belva selvaggia, si interessa al caso. Scopre che la condannata è Jeanne de la Motte, un’avventuriera con il sangue dei re Valois nelle vene. Si è macchiata di tre gravi reati: furto, falso e lesa maestà. La donna, fingendo di agire per conto di Maria Antonietta, ha convinto il grande elemosiniere di Francia, il cardinale Rohan, a comprare e consegnarle un favoloso collier di diamanti con oltre seicento pietre tra le più belle d’Europa.
Ammaliato dalla donna che ha infangato il nome della regina, frodato il cardinale Rohan e l’intera Francia, Marcel decide di farle visita in carcere. Una scelta destinata a condurlo su strade pericolose quando Jeanne gli chiederà di aiutarla a evadere.
Attraverso una prosa elegante e agile, Brunella Schisa fa rivivere nelle sue pagine la più grande truffa del XVIII secolo, a opera di uno dei personaggi femminili più affascinanti della storia: Jeanne Valois, contessa de la Motte, che nei suoi memoir si firmava «la nemica mortale» di Maria Antonietta.

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Brunella Schisa è nata a Napoli. Dopo aver lavorato come traduttrice, esordisce nella narrativa nel 2006 con il romanzo La donna in nero (Garzanti), che ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Letterario Frignano-Opera Prima, il Premio Letterario Città di Bari e il Premio Rapallo. Giornalista di «Repubblica», ha curato per anni la rubrica dei libri sul Venerdì, cui adesso collabora. Tra le sue opere Dopo ogni abbandono (Garzanti, 2009), La scelta di Giulia (Mondadori, 2013) e La nemica (Neri Pozza 2017).

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