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LE DONNE APRONO IL CIELO di Francesca Serra: incontro con l’autrice

luglio 10, 2018

LE DONNE APRONO IL CIELO. Sulle tracce di Ildegarda di Bingendi Francesca Serra (edizioni San Paolo)

Francesca Serra lavora in Rai dal 1999. Dopo la laurea in antropologia e in scienze della formazione collabora alle attività pastorali di Casa Santa Francesca Romana a Ponte Rotto, a Roma, in qualità di educatore alla formazione permanente. Ha seguito il corso triennale di medicina complementare presso l’A I C T O, Università Popolare di Anguillara Sabazia, finalizzata alla ricerca e alla didattica delle scienze mediche naturali. È consulente per quanto riguarda la medicina ildegardiana, nell’ambito delle pratiche di cura tradizionali, presso la Spezieria e Farmacia dell’Abbazia di San Paolo fuori le mura.

Di recente, per le edizioni San Paolo, Francesca Serra ha pubblicato il volume “Le donne aprono il cielo. Sulle tracce di Ildegarda di Bingen“. Come si legge nella scheda, si tratta di “un libro visionario, che incrocia nella medesima parabola la vita quotidiana dell’autrice con quella traiettoria celeste, composita e straordinaria, che fu l’esistenza di Ildegarda di Bingen, la monaca medievale che, con la sua libertà interiore, avrebbe cambiato per sempre lo sguardo di chi cerca, nel proprio cuore e nel creato, il senso possibile di un’esistenza vissuta come comunione tra fede, ricerca e visione”.

Abbiamo incontrato l’autrice per chiederle di raccontarci qualcosa su questo suo libro.

«Le donne ebree sanno che quando devono pregare per qualcuno malato, preparano il pane e lo tagliano perché così facendo aprono il cielo. Ecco», ha raccontato Francesca Serra a Letteratitudine, «credo che sia giunto per le donne di ogni credo e ceto, siano esse praticanti, laiche, o atee il tempo per tornare ad aprire il cielo.
La mia maestra di arte sopraffina, esperta nelle aperture dei cieli, è vissuta nel dodicesimo secolo, fino alla veneranda età di 78 anni quando la media della vita non superava i trenta. Ben le si addice il nome di Ildegarda, colei che vigila nella battaglia.
Mi sono imbattuta nella figura di Ildegarda di Bingen, mentre mi stavo occupando di culti femminili, di saperi terapeutici delle donne, e di medicina naturale.
In ogni casa in cui andassi trovavo un libro che la riguardava, un messaggio che di lei mi arrivava, attraverso incontri, articoli di giornale, persino in una bustina di tè rinvenuta sul sedile di un treno.
Ildegarda, mi parlava voleva farsi conoscere, voleva farsi vaso, contenitore e archetipo di tutto quello che avevo messo insieme negli anni trascorsi.
Gli studi di antropologia, il tirocinio a neuropsichiatria infantile, l’esperienza della comunicazione in Rai, l’impegno politico nel sindacato e nelle pari opportunità. La sorellanza con tutte le donne che avevo frequentato dalla mia giovinezza, scrittrici, musicisti, attiviste femministe, mamme, nonne, le vicine di casa nei grandi edifici della periferia romana dove ero vissuta.
Quante vite avevo messo insieme, una banca di saperi, una banca della cura, sotto le differenti forme della natura e della cultura.
Ildegarda conteneva tutto, la sua visione olistica e spirituale della salute e della malattia era la chiave di volta, per aprire le porte dell’invisibile e ridare visibilità ai nostri corpi.
Ho cercato di raccontare nel mio libro “Le donne aprono il cielo, sulle tracce di Ildegarda di Bingen” San Paolo Editore, di come io abbia vissuto Ildegarda, confermando o contraddicendo le mie intuizioni, soprattutto come e perché possa essere un modello femminile del Sacro e della Scienza, anche all’interno della nostra umana quotidianità.
Mai come oggi a noi donne spetta il compito di fare coscienza del mondo. Attraverso l’educazione sentimentale dei nostri figli maschi, attraverso il contenimento dell’aggressività sociale, e la rivalutazione del coraggio della Parola, portare giustizia e generosità lì dove vige mediocrità e indifferenza.
Credo che l’ultima grande rivoluzione sia quella pedagogica, che proprio attraverso la donna arrivi la liberazione dei figli, la liberazione dai segreti di famiglia, dalle imposizioni di una stantia educazione borghese che ha sostituito le apparenze alla sostanza formale della bellezza.
Separare la vita materiale da quella spirituale è stato il lungo ineluttabile processo storico che come una carie ha corroso la liturgia del quotidiano, da sempre affidata alle mani delle donne.
Bellezza che ci attraversa fin dal ventre materno ma cui abbiamo dimenticato le fattezze e il profumo.
Che il nostro mondo occidentale e profano non sia un paese per vecchie e bambine, lo hanno ben raccontato Loredana Lipperini nel suo saggio coraggioso e veemente.
Allora vorrei provare a cercare attraverso Ildeagarda a ricostruire un mondo per vecchie e bambine.
Ma anche per quelle giovani donne e adulte consapevoli dei propri talenti, perché ne sappiano custodire la cura.

In Guatemala dove ho trascorso dei lunghi periodi della mia giovinezza, si dice che l’omeac sia il centro del cuore, ma anche un seme, che solo la fiducia riesce a far fiorire.
Questo seme spesso nascosto nel nostro buio profondo, chiede di venire alla luce e di essere messo in condizione di germogliare e fruttificare attraverso la pratica di co-creatori, del nostro vissuto relazionale, della nostra vita professionale, e soprattutto spirituale. Giacché per divenire integri, rotondi come un pane, si richiede una direzione orchestrale che non dimentichi l’insieme degli strumenti messi a nostra disposizione nel Creato. Un insieme fatto di creature, subtilitates le chiamava Ildegarda, sottigliezze.
Sottigliezza dell’attenzione della madre verso il figlio, del figlio verso il vecchio genitore, del corpo che cambia nei vari passaggi dell’esistenza. Sottigliezza nel sapersi costruire un rifugio che ci metta al riparo dal chiasso mediatico e dalla Paura.
L’arte della medicina è in fondo l’arte della vita e io ho trovato la mia cura nel raccontare Ildegarda immersa nel nostro presente, fra i nostri conflitti, le nostre speranze i nostri bisogni di bellezza, di guarigione e soprattutto di grazia

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La scheda del libro

«Ildegarda mi parlava, voleva farsi conoscere. La sua visione olistica e spirituale della salute e della malattia fu per me la chiave di volta per aprire le porte dell’invisibile e ridare visibilità ai nostri corpi, di carne e di cielo».

Questo libro, ricco e sorprendente, è un libro di parole, ma anche di segni; di intuizioni; di relazioni di carne e di spirito; di un ‘femminile’ archetipico e atavico da riscoprire e da combinare con il ‘maschile’; è un libro magico e profondamente cristiano insieme; un libro per il benessere fisico e interiore, di ricette e di meditazioni… Un libro visionario, che incrocia nella medesima parabola la vita quotidiana dell’autrice con quella traiettoria celeste, composita e straordinaria, che fu l’esistenza di Ildegarda di Bingen, la monaca medievale che, con la sua libertà interiore, avrebbe cambiato per sempre lo sguardo di chi cerca, nel proprio cuore e nel creato, il senso possibile di un’esistenza vissuta come comunione tra fede, ricerca e visione.

 

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