Home > Recensioni > LA NOTTE DELLE FALENE di Riccardo Bruni (recensione)

LA NOTTE DELLE FALENE di Riccardo Bruni (recensione)

luglio 16, 2018

La Notte delle Falene: un viaggio da Amazon Publishing a La nave di Teseo.

di Fabrizio Palmieri

È molto difficile che i diritti di un romanzo posseduti da una Casa Editrice poi vengano acquisiti da un altro Editore.
È difficile quanto vedere una falena di giorno, perché le falene sono lepidotteri notturni.
Il loro volo non è leggero come quello delle farfalle; i loro colori non sono variopinti. E le falene non sono nemmeno campionesse di agilità. Eppure vanno dritte seguendo la luce della luna e mantenendo la stessa inclinazione della fonte di luce; non sbagliano rotta e arrivano sempre a destinazione.
E la destinazione, questa volta, si chiama ‘La nave di Teseo’, casa editrice Milanese che annovera, tra le sue prodigiose ‘penne’, Umberto Eco, Paolo Coelho, Elena Stancanelli, Tahar Ben Jelloun e, di recente, Massimo Maugeri.
Riccardo Bruni, del quale è già in libreria il nuovo thriller ‘La promessa del Buio’ (Amazon Publishing), è deciso e diretto alla luce, proprio come le falene e questa sua dote ha permesso alla sua opera di entrare nella rosa dei candidati al premio Strega 2016, oltre ad essere la prima produzione Amazon Publishing ad essere sottoposta al vaglio de ‘Gli Amici della Domenica’. La coinvolgente trama incentrata sulla morte di Alice non è passata inosservata alle scrivanie de ‘La Nave di Teseo’.
Alice è una giovane ragazza che naviga le rapide della tarda adolescenza.
Alice vaga con il walkman, ascoltando musica, allontanandosi a passo svelto da parole per troppo tempo taciute, parole esplose nel momento sbagliato.
Alice è stata uccisa in una notte di estate.
Solo il bosco è testimone dei fatti, non di certo il fratello che ha fatto giustizia sommaria massacrando il Marcio. Da quel momento l’intera famiglia della vittima ha volto lo sguardo verso l’abisso: una figlia uccisa, un padre che ha preso su di sé le colpe del figlio, una madre sempre più preda del vortice della follia. E il paese che ancora non dimentica.
Ma Alice aveva anche un ragazzo, Enrico, rampollo di una famiglia benestante, che dieci anni dopo l’omicidio torna nella casa delle vacanze. Ripulire una casa, si sa, è come scavare nel passato, affondare le mani nelle sabbie del tempo, toccare forme pensiero e oggetti sepolti dalla coscienza. Tra questi emerge il telefonino di Alice; come uno scrigno dei misteri, rivela dei messaggi tra cui uno che sembra spedito da Alice stessa…
Il pubblico e la critica hanno ben accolto la scrittura fluida, il ritmo sincopato e la lama di rasoio sul cui filo Riccardo Bruni fa muovere, avanti e indietro nel tempo, il lettore. È la stessa Alice a narrare molte vicende e stati d’animo dei personaggi. E così come farebbe ogni attento e dedicato narratore, gli accenti si pongono più sui lati in ombra dei protagonisti della vicenda che su quelli in luce. Le figure affiorano dalle pagine di Bruni con le stesse, impercettibili, sfumature di grigio e giallo delle falene, senza mai precipitare né nell’ovvio né nella fiction. Ci si affeziona alle indecisioni di Enrico, alla ribellione di Sandro, all’inconsapevole fragilità del Marcio.
La storia raccontata da Alice diventa un tessuto nel quale si intrecciano ricordi di vite stravolte dalla morte della ragazza e intrecci sottaciuti dai protagonisti.
Leggere ‘La Notte delle Falene’ è come assistere, con curiosa angoscia, alla terra che si smuove senza sapere quando e cosa ne verrà fuori.
E, comunque, ciò che ne viene fuori è puro colpo di scena.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Annunci