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QUESTIONE DI VIRGOLE di Leonardo G. Luccone: incontro con l’autore

luglio 30, 2018

QUESTIONE DI VIRGOLE – PUNTEGGIARE RAPIDO E ACCORTO di Leonardo G. Luccone (Laterza)

Leonardo G. Luccone ha tradotto e curato volumi di scrittori angloamericani come John Cheever e F. Scott Fitzgerald. Nel 2005 ha fondato Oblique, studio editoriale e agenzia letteraria. Di recente, per Laterza, ha pubblicato il volume “Questione di virgole – punteggiare rapido e accorto“.
Come ben evidenziato nella scheda, il libro parte dai seguenti presupposti…
La virgola e il punto fermo hanno fagocitato il punto e virgola e i due punti. I catastrofisti dicono che rimarremo solo con il punto (o ‘soli con il punto’): più che una scrittura telegrafica è un ritorno al telegrafo. Eppure, con una sola virgola ben messa si può illuminare una pagina. Allora, cosa si può e cosa non si può fare con questi segnetti meravigliosi? E soprattutto: come li hanno usati gli altri, quelli bravi e molto più autorevoli di noi? Questo libro tenta di fare chiarezza. Con semplicità e metodo, e la guida di mirabili scrittori, racconta gli usi corretti ed errati di virgola e punto e virgola, a partire da casi reali tratti da romanzi, saggi, articoli. Incontreremo autori che usano la punteggiatura in modo automatico e naturale, come se fosse il respiro del testo; altri che la usano come un’arma, come manifesto estetico ed esistenziale. Affronterete le incertezze della vostra punteggiatura, ad una ad una, anche quelle che non sapevate di avere. Sfideremo gli ‘atroci dubbi’, eviteremo le trappole, disinnescheremo le mine – con leggerezza e senza paura di sbagliare, perché la creatività ci permette di allargare i confini delle norme. Provate a tirare l’elastico: che i vostri segni-lucciola diventino fari per illuminare le vostre idee. Pronti a rifare la punta alla punteggiatura?

Ne abbiamo discusso con l’autore…

«Ho iniziato a raccogliere citazioni con un uso particolare della punteggiatura nel 2003», ha raccontato Leonardo Luccone a Letteratitudine. «Sono partito dai libri che avevo a casa, specialmente quelli che avevo martoriato con sottolineature e post-it. Nel 2006 l’archivio ha avuto un primo incremento massiccio perché mi ero messo in testa di scrivere un trattatello giocoso dal titolo Punctum dolens per Alberto Castelvecchi. Gli avevo detto – scherzando – che avrei scritto tutto quello che mancava nella famosa grammatica Utet che aveva messo a punto con Serianni. Ho continuato a raccogliere esempi ma per sopraggiunti altri incarichi (a quel tempo mi occupavo della narrativa di Nutrimenti) del libro non se ne fece niente. Avevo però trovato una forma che mi soddisfaceva, che mi dava l’illusione che prima o poi un libro sull’argomento l’avrei scritto: la punteggiatura dal punto di vista dell’uso. Per la verità ho in mente una riflessione più profonda sulla scrittura, dove la punteggiatura è uno dei pannelli. Nel 2014 mi sono messo a classificare il materiale che avevo: oltre ventimila citazioni, di cui quasi mille in inglese e in francese. Era venuto il momento di passare all’azione. Mi sono imposto quattro vincoli: 1) Concentrarmi solo su due segni: la virgola e il punto e virgola, il più amato e il più odiato; 2) Scrivere con un linguaggio più semplice possibile; 3) Usare un tono personale e divertente, privo di reprimende grammaticali; 4) Instillare una spinta alla creatività. Il mio obiettivo profondo era e rimane quello di parlare ai ragazzi e ai professori. Voglio entrare nelle scuole, voglio mostrare che con la punteggiatura ci si può divertire, e più in generale che si può essere creativi in tutto quello che si fa, non solo quando si disegna o si suona o si scrive un racconto. La creatività inizia nelle piccole cose di tutti i giorni. Punteggiare bene è un atto d’amore nei confronti della lingua e di sé stessi. Il libro quindi doveva prima di tutto assorbire il mio entusiasmo, poi doveva essere in grado di restituirlo: questa è la cosa più difficile. Ci vorrà almeno un anno per capire se ci sono riuscito. A settembre inizio un tour per le scuole: vediamo come va, se riesco a trasmettere un po’ di passione per l’italiano e per il mestiere che faccio.
Concepito il libro, a quel punto avevo bisogno di un editore con una solida tradizione saggistica ma anche sufficientemente audace nel portar avanti un’impresa così. Ho scritto un progetto articolato e una ventina di pagine di prova e li ho mandati a Giovanni Carletti di Laterza. Giovanni si è subito entusiasmato, mi ha dato dei buoni consigli e ne ha parlato con il comitato editoriale, e alla fine il progetto è passato. Da lì in poi è stato tutto facile.»

Ringraziamo Leonardo G. Luccone e gli facciamo tanti in bocca al lupo.

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