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IL CANTO DELL’UPUPA di Roberto Mistretta (prefazione e nota dell’autore)

agosto 2, 2018

Pubblichiamo la nota dell’autore e la prefazione del romanzo IL CANTO DELL’UPUPA di Roberto Mistretta (Fratelli Frilli editori) firmata da Don Fortunato Di Noto

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PREFAZIONE

Le parole hanno la forza prorompente, racchiusa nel suono e nel silenzio, di cambiare la sorte, il destino, il progetto di un uomo, di una donna, di un infante. Perché le parole, in qualunque lingua si possano esprimere, sospingono la generazione di un amore, di un inizio di vita sono più che certo che anche nell’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo vi sia la parola – e ci comunicano il mistero svelato della vita.
Ogni gesto è parola, ogni respiro, come il battito di un’ala di uccello, come il sommesso farfugliare di un bambino che, più del latte, si nutre delle parole della madre e del padre. Le parole hanno la capacità generatrice di vita, ma anche la devastante forza dell’oblio della morte, del terrore e della violenza.
Il canto dell’upupa, in questi anni, ha avuto tale ruolo cercando, attraverso chi ha il coraggio di guardare dentro le vicende dolorose dei piccoli, di decifrare l’inascoltato dall’indifferenza di una società troppo sommersa di fake per non dire la verità. Per non raccontare le atroci violenze che inumani del disumano perpetrano sui piccoli, innocenti per il fatto di essere innocenza.
Non è facile entrare in queste storie ormai inesorabilmente digitalizzate, nei corpi esposti al ludibrio e piacere di tanti; milioni di persone che cercano il proprio oggetto di godimento sessuale dove la loro perversione viene quasi giustificata come tendenza personale e quindi da rispettare
come “un diritto umano”. Poco importa che il diritto dei piccoli venga tutelato, quello che è importante è che tutto si racchiuda in un consenso. Già, proprio così! Spieghiamolo a chi ancora non lo ha capito: la pedofilia si nutre di bambini da zero anni fino all’età prepuberale (12/13 anni massimo). Ecco il consenso.
E le lobby del pensiero pedofilo avanzano imperturbati. Non abbiamo mai visto in tribunale – qualora fossero identificati gli autori di infantofilia – neonati che si difendessero, che raccontassero quello che “in-consapevolmente” e senza loro consenso hanno vissuto.
Lugubre canto che avvolge una domanda: ma è proprio vero? Il dramma dell’abuso sessuale dei e sui piccoli è sotto gli occhi di tutti. Meter Onlus, da più di 25 anni nel campo della tutela dell’infanzia, pionieristica nel mondo nella lotta alla pedopornografia, ha in sé il patrimonio del dolore di tanti piccoli violati, trafficati, venduti, annientati. Abbiamo svelato verità indicibili e questa brutta storia non è ancora finita. Non salveremo tutti i bambini del mondo, ma ognuno faccia la sua parte.
Anche un romanzo cerca di farlo.
Ero tentato di scrivere molto di più, ma la forza delle parole sta anche in una sola: coraggio. Facciamoci animo per dare forza a chi è stato schiacciato dal buio e dal falso amore. Chi ama fa vivere l’altro, ma la pedofilia (l’attrazione erotica verso i bambini), che si sappia, li uccide i bambini. Una parte di loro muore, e quando qualcosa o tutto è morto, ci vuole il miracolo della resurrezione.
Ed è possibile, se si ama veramente chi non è stato amato.

Avola (Sr), 30 novembre 2017
Don Fortunato Di Noto

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NOTA DELL’AUTORE

Roberto Mistretta durante un incontro culturaleSomiglia a un’avventura la storia editoriale di questo romanzo, per la terza volta in libreria.
Breve premessa: di pedofilia si parla troppo poco. Fa paura questo pozzo oscuro dell’essere umano, ma la violenza sessuale sui bambini, nelle sue aberranti varianti, continua ad essere diffusissima, oggi più di ieri, come dimostra l’ultimo sconvolgente report dell’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto che da vent’anni insegue, contrasta e denuncia i pedofili di tutto il mondo. I numeri sono impressionanti. Per chi sa dove e come cercare, foto e filmati pedopornografici inondano letteralmente il web. La tecnologia è una formidabile alleata dei pedofili; ha aperto le frontiere, azzerato le distanze e minimizzato i rischi. Ma dietro ogni foto, dietro ogni fotogramma, c’è una creatura inerme che viene brutalizzata. Una strage di innocenti che si consuma nella nostra pressoché totale indifferenza, alimentata dal silenzio sui pedofili che proprio di quel silenzio si nutrono per saziare le proprie perversioni.
L’impellenza di scrivere Il canto dell’upupa nacque all’inizio del nuovo millennio a seguito di un crudo episodio che coinvolse (e sconvolse) diversi bambini di un povero quartiere di una delle nostre civilissime città. Ne rimasi molto colpito e attraverso la scrittura provai a dare voce a questo ignobile fenomeno sommerso. Ultimato il testo lo inviai al Premio Alberto Tedeschi 2001 Giallo inedito Mondadori e conquistò la Menzione di merito.
Nel 2002 fu pubblicato in tiratura limitata da Terzo Millennio, piccolo editore nisseno oggi scomparso. Il romanzo ebbe comunque il privilegio di essere presentato da Don Fortunato Di Noto a Siracusa, mentre a Milano, presso la celeberrima libreria “La Sherlockiana” della compianta Tecla Dozio, fu tenuto a battesimo da Marcello Fois che lo definì un romanzo polifonico.
L’anno seguente gli venne assegnato il Premio Narrativa Contemporanea a Campiglia Marittima (Livorno). In seguito fu tradotto e pubblicato in Austria, Germania e Svizzera dall’editore tedesco Luebbe col titolo Die dunkle Botschaft des Verfuherers/Maresciallo Bonanno ringt um Fassung.
Nel 2008 venne ripubblicato in Italia da Cairo e conquistò il posto d’onore (secondo classificato) al Premio Belgioioso Giallo.
A distanza di dieci anni esatti, con l’esuberante entusiasmo che lo caratterizza, Carlo Frilli ha deciso di far rientrare Il canto dell’upupa in libreria, sorprendendo il suo autore e impegnandolo a riprendere il testo in mano per una nuova riscrittura. Entusiasmo e impegno che confido possano trovare sponda anche in voi, cari lettori, per dare sempre più voce a chi voce non ha.

Roberto Mistretta

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La scheda del libro

In Sicilia il rosso la fa da padrone. Rosso delle arance che crescono rigogliose, rosso dei fichi d’india maturi, rosso del sole che la infuoca, delle passioni che infiammano i suoi abitanti. Anche il rosso del sangue che ne macchia la terra. Come quello del cadavere con cui deve fare i conti Saverio Bonanno, maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, animo sanguigno e qualche chilo di troppo. Il pestaggio sospetto d’un noto pappone sa di lezione, ma in Sicilia nulla è come appare e a complicare la vita al maresciallo ci si mette quel cadavere con la testa fracassata. Troppo amico dei bambini, sussurrano i bene informati. Lo sbirrume pizzicantino di Bonanno però dice altro, fiuta l’aria, percepisce a pelle carrettate di rogne. E lui ha imparato a fidarsi del suo istinto. Quando poi entrano in scena l’upupa, col suo canto cupo e lugubre, e Salomone, che invade la rete con la promessa della venuta di un nuovo millennio, e nomi altisonanti, di gente intoccabile, le domande si moltiplicano. Tra false piste, bambini dagli occhi tristi, una focosa assistente sociale e diversi ricatti, Bonanno si farà largo tra le fitte trame di un crimine che poco ha che fare con lupare e pistole, e più col buio dietro i nostri occhi. E cercherà di far luce anche lì dove l’oscurità predomina. Con “Il canto dell’upupa”, l’irascibile protagonista in uniforme uscito dalla penna di Roberto Mistretta, conferma la sua indole bonaria e indomita. L’autore riesce a compiere il miracolo di guardare con ironia anche le vicende più crude, innestando su una trama abilmente costruita nel segno della denuncia civile, situazioni in cui i personaggi si muovono con originale e spiazzante leggerezza. Nella migliore tradizione del giallo siciliano.

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