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VOLEVAMO ANDARE LONTANO di Daniel Speck (intervista)

agosto 29, 2018

VOLEVAMO ANDARE LONTANO di Daniel Speck (Sperling & Kupfer, 2018 – traduzione di Valeria Raimondi)

Pensavamo di andare lontano: attualità e storia in un romanzo coinvolgente.

Una chiacchierata con Daniel Speck sulle cento ancore della vita e le mille ali del cuore.

di Fabrizio Palmieri

Difficilmente capita di trovarsi davanti a un’opera che non sia semplice fiction o mera narrazione romanzata di fatti storici. Con ‘Volevamo andare lontano’ (Sperling & Kupfer, 2018) Daniel Speck non solo regala al lettore uno spaccato degli anni ’50 – ’60 ma riesce a trasmettere, in forma potente, i sentimenti delle donne e degli uomini che hanno vissuto il dopoguerra.
Al MareFestival di Salina, manifestazione dedicata al cinema e giunta alla sua settima edizione, è approdato l’Autore con il quale è stato piacevole viaggiare nel tempo, esplorando la vita degli emigrati e le loro storie che proprio nell’isola di Salina hanno visto l’alba.
La mano di Speck si muove indietro e avanti nel tempo, tratteggiando le vite dei personaggi con toni vividi e indimenticabili. La storia segue due direttrici femminili, veri fulcri del romanzo: ora ci si sofferma su Julia, imprenditrice dei giorni nostri, che sta per affermarsi prepotentemente nel mondo della moda, ora su Giulietta – la nonna di Julia – una donna degli anni ’50, che ha annegato il proprio talento in una pozza colma di sacrificio, doveri e preconcetti tipici del dopoguerra. Giulietta, le cui radici sono fissate nell’isola di Salina, si innamora di Vincent, un giovane ragazzo tedesco che viene mandato in missione in Italia dalla BMW per sperimentare il prototipo di un autoveicolo. È legata alle tradizioni e a un futuro matrimonio già combinato con un uomo taciturno, Enzo, anche lui siciliano; ma è anche un’abile sarta. Tuttavia, la vita ha in serbo per lei altri programmi: il matrimonio con Enzo sarà la tomba di un amore non pienamente vissuto, quello con Vincent, e l’epitaffio della sua passione per la moda.
Nella famiglia di Giulietta ed Enzo vivrà il piccolo Vincenzo, il futuro padre di Julia, personaggio vittima delle tante aspettative che verranno caricate sulla sua esistenza. Vincenzo sarà anche un padre assente, ma quest’assenza sarà destinata a essere tutt’altro che irrilevante. Pur non presente nella vita di Julia, anche Giulietta gioca un ruolo importante nel futuro della nipote. ‘E mentre crediamo che siano le persone che ci circondano a influenzarci, in realtà sono gli invisibili quelli che ci seguono fin dentro i sogni’, scrive Speck che sottolinea una forte posizione sul ruolo degli ‘assenti’:
“Quando Vincent incontra Julia in questa rivivrà il volto del suo grande amore, Giulietta. Julia è, di fatto, l’anima gemella della nonna, Giulietta. La prima ha il successo nel campo della moda ma paga il prezzo di non avere una famiglia; Giulietta, invece, ha rinunciato alle sue passioni per amore del figlio, Vincenzo. C’è anche un tratto genetico-ereditario in Julia: la paura inconscia di avere una famiglia, famiglia che è stata per Giulietta la fine di tutte le sue passioni. È come se la morte di Giulietta avesse creato un’onda temporale con ripercussioni sulle generazioni successive, soprattutto su Vincenzo e Julia.”
Intorno alle due figure femminili ruotano Giovanni, Enzo, Vincenzo e Vincent, quattro uomini che a modo loro provano a sopravvivere al passaggio del tempo, alla trasformazione loro e della società che li travolge, trascinati – a volte – dal fiume della vita e spesso consci dell’ineluttabilità di un destino legato alla tradizione. Unica arma a loro disposizione un grande amore. ‘Quando incontriamo un grande amore, per un breve momento siamo liberati dalla nostra prigionia nello spazio e nel tempo’ sottolinea nel romanzo, Daniel Speck.
“L’amore, a volte, è un amore ponderoso, caricato. Nel rapporto tra Giulietta e Vincenzo (rispettivamente madre e figlio) l’amore viene percepito da Vincenzo come una forma di grande responsabilità. Giulietta non è riuscita a esprimere il proprio talento, a vivere la sua grande passione per la moda. Vincenzo è un ragazzo curioso, abile e scaltro, con grandi capacità che vengono vissute come una sorta di maledizione. E la maledizione raggiunge il suo culmine quando Giulietta lo esorta a realizzare nella vita ciò che vuole, evitando di rinunciare ai propri sogni come ha fatto lei. Vincenzo è superdotato, ma vive questa condizione come un peso proprio a causa delle alte aspettative di chi gli sta intorno. Risente di quest’onere proprio quando, andando in Germania, rimane indietro negli studi a causa della delle difficoltà incontrate con la lingua tedesca”.
Punto di forza del romanzo è anche l’attualità dei temi. Così come il riverbero sui figli delle aspirazioni dei genitori è un tema corrente, allo stesso modo la migrazione in massa delle persone del sud in cerca di un futuro migliore in una terra straniera (la Germania della fine anni ‘50) ci riporta agli odierni flussi migratori africani e mediorientali.
E capita che le difficoltà di allora siano tragicamente simili a quelle di oggi.
“Mentre in America si migrava per restare e costruire una nuova vita, lo stesso non avveniva in Germania: la gente voleva tornare a vivere in Italia. Fare soldi, migliorare le proprie condizioni di vita per tornare a vivere la propria terra. Il 20 Dicembre 1955 la Repubblica Federale tedesca e l’Italia firmarono un accordo per il reclutamento e il collocamento della manodopera italiana nella Germania Federale. La Germania è diventata paese di immigrazione indipendentemente dalla volontà dei cittadini. Così come l’Italia è diventata paese di emigrazione verso la Germania indipendentemente dalla volontà del popolo. Gli italiani non volevano restare e i tedeschi avevano bisogno di manodopera. ‘Nessuno di loro voleva rimanere e nessuno di loro voleva che rimanessero.’ Nient’altro. Dai centri di reclutamento di Milano e Verona partivano i treni che portavano la gente in un centro di accoglienza nella stazione di Monaco. Oggi, a causa dei flussi migratori provenienti dalla Siria, accade lo stesso. E la gente viene ammassata nella stessa stazione, come per un crudele scherzo del destino. La storia, negli anni ’50, ebbe un finale parzialmente felice, perché ci si accorse che arrivavano uomini e non semplice manodopera.”
‘Volevamo andare lontano’ è un libro da ‘meditazione’, e regala le sensazioni di un cognac morbido al primo impatto ma che lascia un sapore deciso e persistente nel palato. Daniel Speck entra in punta di piedi non solo nelle vite dei protagonisti: la sua passeggiata nel tempo e nei cuori è a 360 gradi. Scruta dentro le abitazioni fatiscenti degli immigrati, percorre le interminabili filiere industriali, sporca le sue mani del grasso degli ingranaggi, così come le adopera per confezionare vestiti alla moda. Soffre le necessità di chi ha dato alla fame un nome e di chi ha perduto il cuore e, con esso, la sua stessa voglia di vivere. Esulta per le piccole soddisfazioni che diventano giganteschi motivi per continuare a vivere. Disegna scorci di un tempo ormai andato con un occhio attento all’attualità, cogliendo corsi e ricorsi storici con l’attenzione e il lessico delicato di un narratore talentuoso.
E scopre che i sogni varcano i confini, e che gli amori, quelli veri, resistono al tempo.
E fanno andare lontano.

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Daniel Speck sceneggiatore di successo, docente e scrittore, è nato a Monaco di Baviera nel 1969. Ha studiato presso l’Università di Monaco e la Sapienza di Roma – città in cui ha vissuto per alcuni anni – e alla Hochschule für Fernsehen und Film di Monaco.
Per il suo lavoro di sceneggiatore ha ottenuto premi prestigiosi, come il Grimme Preis, definito “l’Oscar della tv tedesca”.  Volevamo andare lontano è il suo romanzo d’esordio.

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