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CAMBIO DI ROTTA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

settembre 6, 2018

Pubblichiamo un estratto del romanzo CAMBIO DI ROTTA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon)

All’uscita, nel 1959, questo romanzo fu incluso insieme a “Lolita” di Nabokov fra i migliori libri dell’anno da «The Sunday Times»

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Saliti in nave, gli si presentò l’opportunità di ricavarsi un attimo di solitudine. Ne ho bisogno, pensò. Ho bisogno di un po’ di silenzio. O di pace, forse, perché dentro di lui di silenzio ce ne era ben poco. Aveva trovato un angolino vuoto e assolato sul ponte e si era seduto contro una delle scialuppe, con gli occhi chiusi. Sono troppe persone diverse, pensò, troppi ometti inquieti si agitano in me. Ne vedeva con gli occhi della mente un’intera processione, bassi, trasandati e identici, tutti con un cartello al collo che diceva: «JOYCE CE LA FARÀ».
C’è l’ometto che ha paura di essersi già lasciato alle spalle gli anni migliori della sua vita; quello che ha sempre dato per scontata la sua piccola sorgente interiore e adesso teme seriamente che si sia prosciugata; poi c’è l’ometto con una moglie che ha bisogno di lui ma non lo vuole. Per qualche assurda ragione non ho un paese né una casa da poter dire mia. Di quello che scrivono sul teatro, anche sul mio teatro, m’importa sempre meno. Non ho figli di cui preoccuparmi, a meno di considerare tale Jimmy, che di certo non mi vede come un padre. Questo rovinerebbe il suo bell’edificio romantico: lui che lavora, per pura passione artistica, col brillante, impareggiabile drammaturgo.
Per un po’ i pensieri andarono avanti senza parole. Di soldi ormai ne ho tanti e l’asma non mi tormenta più. I giorni migliori che ricordo sembrano illuminati da un sole invernale: luminosi ma senza calore. Conosco tanta gente da riempire una piazza, ma a parte Jimmy si può dire che io non abbia amici. Con l’eccezione, forse, dei Friedmann. Non che me ne faccia un cruccio: ormai il mio spettro di emozioni non si spinge oltre l’ansia, il fastidio, talora la pietà. Non è sempre stato così. Ricordava in maniera nitida di aver amato Lillian e ricordava anche di aver vissuto momenti in cui la vita gli era apparsa meravigliosa e tutta da scoprire, il futuro sconosciuto ed eccitante. E verso quel futuro ricordava di aver marciato con determinazione, nutrendo speranza e una genuina curiosità per come sarebbe andata a finire. Allora il futuro non era una forza anonima pronta a divorarlo. Adesso gli sembrava di sapere fin troppo bene come sarebbe finita, e non gli interessava. Un tempo s’immergeva in un’idea, riusciva a lasciare da parte i problemi di tutti i giorni e a vivere dentro il testo che stava scrivendo: era una risorsa formidabile, alla quale doveva la sua reputazione di uomo paziente ed equanime, di buon cuore e pessime maniere. Ma ogni cosa, si disse, evidentemente deve ricevere nutrimento dall’esterno; non esiste una fonte inesauribile che alimenti se stessa in modo autonomo. Adesso non erano più le commedie ad aver bisogno di lui, perché lui le scrivesse: adesso era a lui che serviva una commedia, anche una sola, capace di riunire in un unico uomo quegli inquieti personaggi. L’idea aveva preso forma nella sua mente due volte, poi era scomparsa, come quei fiorellini a forma di campana che vivono soltanto un paio d’ore (com’è che si chiamano?): per il resto gli sembrava d’indugiare sul ciglio di un enorme deserto senza acqua né ombra. Eccolo, il futuro.

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore

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La scheda del libro
Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia di mezz’età appartenente all’alta borghesia londinese ebraica e cosmopolita. Lui è un drammaturgo di successo, lei, più giovane del marito, è una donna fragile, raffinata e mondana. A mediare tra i due, il manager tuttofare Jimmy Sullivan. I Joyce conducono una vita da girovaghi: Londra e New York per il lavoro di Emmanuel, ma anche frequenti vacanze in varie località del Mediterraneo. Emmanuel tradisce Lillian con molta disinvoltura, con le giovani attrici e le segretarie che subiscono il suo carisma; complice anche l’abile lavoro di Jimmy, Lillian accetta con rassegnazione le infedeltà del marito e conduce una vita ovattata. Quando c’è bisogno di una nuova segretaria, entra in scena Alberta, una ragazza molto giovane e ingenua che proviene da una numerosa famiglia di campagna e si ritrova catapultata all’improvviso in un mondo a lei del tutto sconosciuto. Mentre i due uomini cominciano a subire il fascino semplice della ragazza e Lillian inizia a temere che Alberta diventi la prossima amante di suo marito, l’irrequieto quartetto si trasferisce su un’isola greca, dove le dinamiche fra i quattro personaggi prenderanno una piega inaspettata…
Dall’autrice della saga dei Cazalet, un romanzo dalle atmosfere tutte nuove: con la finezza e l’eleganza che ben conosciamo, Elizabeth Jane Howard racconta la mondanità, la vita agiata dell’élite culturale, il mondo sfarzoso e nevrotico del teatro di fine anni Cinquanta. È attualmente in fase di lavorazione un film tratto da questo romanzo; regista e protagonista sarà l’attrice inglese Kristin Scott Thomas.

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Elizabeth Jane HowardElizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014), figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Fazi Editore ha pubblicato, nell’ordine, il romanzo Il lungo sguardo, i cinque volumi della saga: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi e Tutto cambia e il romanzo All’ombra di Julius.

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