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LA GALASSIA DEI DEMENTI di Ermanno Cavazzoni

settembre 12, 2018

LA GALASSIA DEI DEMENTI di Ermanno Cavazzoni (La nave di Teseo)

romanzo finalista al Premio Campiello 2018

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Cosmogoniche ontologie robotiche profondamente umane

recensione di Riccardo Piazza

Secondo uno dei paradigmi fondamentali delle leggi di Asimov sulla robotica, la macchina non potrà mai perpetrare uno svantaggio per l’uomo, in risposta ad una determinata problematica fenomenica, qualsiasi dato ella abbia a disposizione. Fornirà dunque sempre la soluzione più razionale, sarà sempre, sulla base delle leggi di stato, logica. Eppure, le scienze cognitive e gli studi di intelligenza artificiale hanno ampiamente dimostrato che il fattore più logico di derivazione non è sempre il migliore dei fattori possibili. Emotivamente nonché epifenomenicamente coinvolta, la mente umana non agisce soltanto secondo leggi di attuazione teorica a priori, Kant lo aveva intuito. Sovente, i risvolti migliori nascono dalla deviazione standard, dall’imprevedibile errore del genio. Siamo di fronte all’intelletto emotivo, sistema limbico di derivazione rettiliana. Ecco la matrice, le macchine non riescono ad implementare un algoritmo per errare di proposito al fine di raggiungere un risultato vantaggioso.
All’interno delle galassie letterarie di Cavazzoni, queste antinomiche ontologie veritative coesistono, si ibridano, scherzano vivacemente e si fondono. “Tutti l’hanno riconosciuto come prodotto della loro stessa fabbrica, la Simplex, ma nessuno l’ha detto, perché nelle loro concezioni c’erano due grandi verità, una minore e una maggiore, e loro la minore la consideravano verità disprezzabile e superata, come una favola, il fatto cioè che erano solo degli Ippia venuti male; mentre la verità maggiore (che avrebbe fatto in un futuro prossimo il bene dei popoli) era che Jan Sebič li aveva destinati al governo per rimediare ai tanti mali del mondo”. Robot, androidi, droidi di servizio e automi si fanno teologia di un futuro distopico in cui la razza umana è costretta in un andito recesso dell’esistenza dopo aver subito un attacco distruttivo da parte di una genìa aliena. Le intelligenze sono al servizio di un animale umano imbolsito, ormai larva di sé, grasso tiranno satrapo senza più talenti o pulsioni sessuali significative, tenuto in vita dalle picaresche ardite imprese di alcune tipologie di unità operative. Queste ultime, ridicolizzano e mettono a nudo le consolationes umane quali la libertà, la religione la verità, la falsità l’amore, la politica, in un turbinio di modelli ad hoc: Xenofon, Dafne, Ippia minori e maggiori, Leonida e dei simbolici immortali MM, gestori dell’esistenza, o dell’illusione di essa, risentiti e stizziti per il disinteresse generalizzato sale di un mondo crollato sui suoi recessi. Sullo sfondo del proscenio narrativo, condito da continue ondate di attacchi extraterrestri e liberi fraintendimenti, Cavazzoni riesce ad estrapolare una teleologia, una dottrina dell’incerto in uno stile arguto e contemporaneamente spiritoso corrugato in più pieghe di una Emilia-Romagna fattasi geograficamente Medioevo, Umanesimo e Rinascimento cibernetico. Il respiro del lettore non è ampio, l’autore mozza il mantice ad ogni pagina tenendo alta la tensione e, in ultimo, anche l’estensione della materia poietica.
“Si è accertato: le coordinate erano giuste, ma sono sempre state fraintese, per la caoticità dei sistemi di riferimento e la scarsa capacità di calcolo, o la scarsa capacità in generale, anche solo di comprendere i dati elementari”.

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Ermanno Cavazzoni, nato a Reggio Emilia, vive a Bologna. È autore di vari libri di narrativa: Il poema dei lunatici (1987), Le tentazioni di Girolamo (1991), I sette cuori (1992), Le leggende dei santi (1993), Vite brevi di idioti (1994), Cirenaica (1999, riedito come La valle dei ladri, 2014), Gli scrittori inutili (2002), Storia naturale dei giganti (2007), Il limbo delle fantasticazioni (2009), Guida agli animali fantastici (2011), Il pensatore solitario (2015), Gli eremiti del deserto (2016).

Da Il poema dei lunatici ha tratto con Federico Fellini la sceneggiatura per il film La voce della luna. È stato con Gianni Celati e altri ideatore e curatore della rivista “Il semplice”.

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La scheda del libro
In un futuro dai confini incerti, in un paesaggio che assomiglia al Far West ma che è invece la pianura a volte nebbiosa, altre assolata, fra l’Emilia e la Romagna, tutto è cambiato. Siamo attorno all’anno 6.000 quando avviene la Grande Devastazione: un’invasione aliena ha distrutto le città lasciando dietro solo rovine, un’incredibile onda d’urto ha raso al suolo ogni sporgenza, ha fatto ribollire gli oceani, la popolazione umana è decimata ed è rintanata in case cubiche simili a termitai. Sono sopravvissuti però i sistemi industriali costruiti nel sottosuolo che continuano a produrre droidi, robot intelligenti che provvedono a ogni cosa e vivono assieme agli esseri umani. La tecnologia è al potere: governa, gestisce, organizza. Gli uomini sono liberi da ogni occupazione e lasciati al lassismo, all’obesità, alle strane manie che li afferrano, vivendo in aree urbane desolate e deserte. I coniugi Vitosi, fra i superstiti, passano il tempo collezionando grucce, oggetti vecchi e intrattenendosi con due robot da compagnia quasi erotica, una Dafne e un Piteco. Ma quando, a poco a poco, si sparge la voce che i robot immortali che avevano creato e amministrato questo nuovo mondo si sono ritirati, offesi dal carico delle incombenze e dalla mancanza di gratitudine a loro dovuta, il caos si propaga e inizia la vera catastrofe. Nuovi, improvvisi incendi sconvolgono le città, i robot domestici cominciano a delinquere, a darsi al brigantaggio e anche la Dafne e il Piteco decidono di scappare, preoccupati dai pericoli crescenti. Da giorni i notiziari riportano inoltre l’allarmante annuncio della fuga di un robot ritenuto molto pericoloso, uno Xenofon, che la Dafne e il Piteco saranno destinati a incontrare sul loro cammino. Su quello dei coniugi Vitosi e degli altri pochi umani sopravvissuti incombe invece un’altra minaccia, sotto forma di insetti giganti. Riusciranno a sopravvivere a questa nuova invasione aliena? Tra funamboliche citazioni mitologiche e vicissitudini spassose, e deliranti, Ermanno Cavazzoni ci risucchia nella sua fantascienza ironica, sfrenata e surreale, dove il futuro ci appare sospetto e un po’ inquietante, un posto stranamente famigliare.

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Riccardo Piazza è nato nel 1987 a Palermo dove vive e insegna Storia e filosofia. Collabora con varie riviste e giornali scrivendo soprattutto di economia, cronaca parlamentare italiana e politica estera. Gestisce un blog letterario. Pre Manni ha pubblicato: Vidi Caronte sul Bosforo

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