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CIAO, ENRICO: un saluto a Enrico Gregori

ottobre 6, 2018

Un saluto a un grande amico di Letteratitudine, che ci ha lasciati prematuramente la sera del 3 ottobre 2018: ENRICO GREGORI

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di Massimo Maugeri

C’è stato un periodo, prima dell'”avvento” di Facebook,in cui la maggior parte delle attività di Letteratitudine di concentrava nell’organizzazione e gestione di lunghi ed entusiasmanti dibattiti online su tematiche di natura culturale e letterarie (nella maggior parte dei casi incentrati sui temi affrontati nei romanzi e con il coinvolgimento diretto degli autori dei romanzi medesimi). Tra i tanti amici che animavano quelle discussioni, spiccava senz’altro Enrico Gregori: giornalista de Il Messaggero (per tanti anni a capo della cronaca nera), scrittore, “intenditore musicale” e tante altre cose. (Ne approfitto per segnalare gli articoli – dedicati alla scomparsa di Enrico – usciti su “Il Messaggero“, su “Roma Today” e su “Il Mattino“).
Tra i suoi libri ricordiamo: “Doppio squeeze” (Bietti, 2009), “Un tè prima di morire” (Bietti, 2009), “Quando il cielo era sempre più blu. Rino Gaetano raccontato da un amico” (Historica, 2012), “E io ci sto ancora. Rino Gaetano raccontato da un amico” (Giubilei Regnani, 2014), “Le identità di Cleo” (Historica, 2016), “Le ultime preghiere” (Historica, 2017), “Carte naufraghe. Tre romanzi dal passato” (Historica, 2018).
Enrico aveva sempre la battuta pronta, a volte tagliente, irriverente, ma mai cattiva. Ribaltava l’uso delle “parolacce” e le trasformava – nel contesto delle sue “gag scrittorie” – in occasioni ridanciane, persino in manifestazioni di affetto. Enrico faceva una battuta su di te, magari rifilandoti una “parolaccia”, e tu ridevi con lui… e ti sentivi voluto bene. Proprio così: ti sentivi voluto bene.
Enrico era anche una persona molto generosa e competente. E la sua competenza spaziava – appunto – dalla letteratura, alla musica, allo sport. Non c’è dubbio: il suo apporto a quelle mitiche discussioni su Letteratitudine fu davvero unico.
Nel 2009, per la casa editrice Azimut (nell’ambito di un progetto chiamato “Città per le strade”), curai una raccolta di racconti dedicata a Roma e – appunto – alle sue strade coinvolgendo molti amici scrittori che erano nati e/o vivevano nella capitale. La raccolta si intitolò “Roma per le strade“. Coinvolsi anche Enrico Gregori, il quale si cimentò in un racconto intitolato “Foglio di quaderno” (ambientato a Piazza Farnese).
Voglio salutare Enrico proponendo, qui di seguito, quel racconto e – a seguire – alcuni dei commenti degli amici di Letteratitudine (frequentatori e animatori di quei “mitici dibattiti”) che in questi giorni stanno ricordando Enrico a modo loro.
Ciao, Enrico!
Ciao, amico!

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FOGLIO DI QUADERNO
(Piazza Farnese)

di Enrico Gregori 

«Mentre tutti diffidano delle donne…»
Queste righe su di me, foglio di quaderno ingiallito d’antico. Io che arrivo da chissà dove, scosso dal vento in anni e anni di volteggi nel cielo di questa città. La Roma nella quale mi sento straniero, perché forse non sono nato qui. Forse il mio viaggio iniziò su un marciapiede di un altro paese. Ma ora compio evoluzioni a spirale, sospinto dai refoli della Città Eterna.
Un soffio mi solleva a piazza Farnese, tra noncuranti turisti seduti al bar o nella piazza dominata dall’ambasciata di Francia. Percorro gli spazi tra le case e non ho destinazione, se non quella che il vento mi impone.
«…io me la intendo benissimo con loro…»
Il soffio è meno potente e quasi arrivo al suolo. Così che una bambina tenta di afferrarmi per leggere i miei segreti che arrivano da lontano. Una verità, una testimonianza e forse anche un dolore nascosti tra le mie pieghe increspate.
Ma l’alito si rinvigorisce, e io volo verso Campo de’ Fiori. Librato e sfrenato verso la statua di Giordano Bruno. Sfioro il frate che morì sul rogo. Lui, per mano nemica. Io, seppure inoffensivo e delicato pezzetto di carta, sempre scampato alle fiamme. Mai bruciato, io, e quasi condannato a una continua migrazione sopra le teste e i pensieri. Tutti mi vedono, ma non sanno cosa raccontano le righe incise sulla mia pelle di carta a quadretti.
«…io non guardo se hanno mentito, se hanno tradito, se hanno peccato…»
Nemmeno io lo faccio. Sono l’innocente latore di un grido di chi ha smesso da tempo di parlare.
Questo penso, sorvolando via dei Giubbonari e corso Vittorio. Peccare, tradire, mentire. E chi non l’ha mai fatto? Per me, poi, tutti sono uguali. Io vedo solo teste, e dall’alto le sorvolo senza sapere cosa quelle tante menti possano custodire.
Sono nella mia terra momentanea, finché il vento mi terrà qui. Poi migrerò laddove sarò obbligato a fare. E scorgerò altre teste, altri traditori e peccatori. Diversi per dialetto, ma uguali nell’affannosa lotta delle loro emozioni.
Via Arenula, Lungotevere, viale Trastevere. Talvolta impigliato in un ramo di platano per essere poi di nuovo smosso e sospinto coi miei segreti verso Monteverde Vecchio.
«…se nacquero perverse, purché io senta che hanno sofferto o per mentire o per tradire o per amare…»
Un epilogo, ecco, forse momentaneo, mentre mi poso su un busto del Gianicolo dedicato a uno dei tanti eroi della Repubblica Romana.
Le gesta, le battaglie, la morte e poi la vita. Come quella che, in fondo, continuerò a raccontare finché ci sarà vento.
«…Eleonora Duse»

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Alla raccolta di racconti “Roma per le strade” hanno partecipato (elencati in ordine alfabetico): Dora Albanese, Adelia Battista, Gaja Cenciarelli, Rita Charbonnier, Francesco Costa, Laura Costantini – Loredana Falcone, Mario Desiati, Andrea Di Consoli, Pasquale Esposito, Massimiliano Felli, Gianfranco Franchi, Andrea Frediani, Luca Gabriele, Enrico Gregori, Luigi La Rosa, Silvia Leonardi, Lia Levi, Dacia Maraini, Piera Mattei, Massimo Maugeri, Italo Moscati, Stefania Nardini, Antonio Pascale, Sandra Petrignani, Rosella Postorino, Tea Ranno, Carlo Sirotti, Cinzia Tani, Filippo Tuena.

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Il ricordo di alcuni degli amici “letteratitudiniani” di Enrico Gregori (in corso di aggiornamento)

di Remo Bassini

È morto un mio amico. Enrico Gregori, giornalista e scrittore. La notizia mi ha colto impreparato, non sapevo stesse male. Sul mio profilo personale di facebook ho scritto che da adesso, per me, Roma sarà diversa. Fu una conoscenza nata sulla rete: sul blog Letteratitudine del comune amico Massimo Maugeri. Ho incontrato Enrico solo quattro volte. La prima, fu al salone del libro, poi a Roma, tre volte (mi pare). Ma per anni ci siamo scambiati mail, telefonate. Sono due notti che nel mio blog (Altri appunti) sto recuperando i commenti di Enrico ai mie post. Ne ho postati alcuni. E un suo commento l’ho incorniciato, questo: «remo, fai leggere al giudice un tuo libro. l’assoluzione per infermità mentale non te la leva nessuno». Ciao Enrico, un abbraccio forte forte, sincero sincero (ma anche un po’ triste, però).

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di Laura Costantini

Ho conosciuto Enrico Gregori attraverso il blog di Massimo Maugeri, Letteratitudine. Era prima di Facebook. Ci siamo visti la prima volta a via del Tritone, a Roma. Lui scese un attimo dalla redazione del Messaggero, prendemmo un caffè, lui doppio in tazza grande. Uno scambio di libri. Il suo era “Un tè prima di morire”. Volle che gli dedicassi il nostro, mio e di Loredana Falcone, e la penna non scriveva. Mi prese in giro a sangue. Non era una persona semplice né facile. Ironico fino a essere urticante. Ma buono e generoso. Amava parlare di scrittura, confrontarsi, sperimentare. Furono i tempi delle sfide a colpi di racconti, delle cene, delle antologie. Scriveva bene e aveva la capacità di concepire la scrittura come piacere. Se non si divertiva, non scriveva. Avrebbe meritato la grande casa editrice e la grande distribuzione. Lo sapeva, ma non se ne crucciava. Di più, se ne sbatteva sonoramente il cazzo. Combatteva con un crepuscolo umorale che condividevamo. Mi ha dato consigli su ogni aspetto della vita, mi ha aiutata sempre senza mai volere altro che un grazie e la gioia di una chiacchierata. Conservo scambi whatsapp a colpi di ‘mbecille (lui a me) e scemo (io a lui). Se fosse qui, ora, direbbe “che palle!” ma sorriderebbe. Ha lottato come un leone senza mai escludere la sconfitta. Ma la malattia non gli ha impedito di esserci anche nel condividere il dolore per la perdita di mia madre. Non troverò più messaggi vocali da 45 minuti ma Enrico resta. Il suo ultimo romanzo devo ancora leggerlo e lui, che ci teneva a un parere, un giorno mi scrisse: ”Oh, si je dai n’occhiata, mica me ‘ncazzo.”
Enri’, je la do n’occhiata. Poi te dico. Tanto lo so che me senti. Salutame mamma, la riconosci sicuro.

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di Francesco (Didò) Di Domenico

Caro Enrico,
eravamo una squadra da Maugeri, con Gea, Laura e chi c’era si aggiunga perché non riesco più neanche a digitare.
Anch’io andai in redazione e scese giù, l’ho ricordato l’altra sera vedendo “Una pallottola nel cuore” con Proietti che si svolge a Il Messaggero.
Un mese fa gli dissi: «Avanzi un caffè che mi pagasti…», rispose: «…de’ più, stronzo, comprai anche il cornetto a tuo figlio…».
Era il nostro John Wayne, meraviglioso cowboy delle parole.
Enrico era “importante”, era speciale, i suoi vaffanculo erano un diploma per molti di noi.
Ricordo ancora quando parlando della mia biografia di allora scrisse: «Questa è la biografia di uno che non ha mai contato e scritto una mazza».
Era Enrico Gregori, altri non ce ne saranno.

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di Pasquale (Evento) Esposito

Ci siamo conosciuti proprio lì su Letteratitudine poi lui è stato uno dei pochi amici che ho. Abbiamo condiviso tante sere davanti ad un piatto, con un bicchiere di vino e tanti discorsi su libri, versi, storie, uomini e donne.
Al funerale lo abbiamo salutato cantando “il cielo è sempre più blu” e piangendo sconsolatamente e… mannaccia quanto gli voglio bene!

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di Francesco Giubilei

Purtroppo ci ha lasciato Enrico Gregori portato via da un brutto male che lo aveva colpito da qualche mese. È una notizia che mi ha lasciato senza parole, ci eravamo sentiti fino a pochi giorni fa. Enrico, ancor prima di essere uno dei primi autori di Historica (pubblicò il primo libro con noi quasi dieci anni fa), era un amico con cui ho condiviso alcuni dei momenti più belli dell’esperienza editoriale girando insieme l’Italia per il suo libro dedicato a Rino Gaetano di cui era stato uno dei migliori amici. Oltre ad essere un grande professionista è stato una persona genuina, leale, onesta, affettuosa che aveva il grande dono di non prendersi sul serio nonostante i prestigiosi risultati raggiunti nel corso della sua vita e di trasmettere buon umore. In un mondo in cui tutti si ergono sul piedistallo per vantarsi del proprio successo, Enrico è stato una persona di straordinaria umiltà e altruismo nonostante fosse una delle firme storiche de Il Messaggero e pubblicò il suo primo libro con noi quando avevo 17 anni diventando un punto di riferimento a cui chiedere consiglio, per questo gli sarò riconoscente per tutta la vita. Ci mancheranno la sua ironia, le sue battute in romanaccio, le sue note audio in cui ci raccontava le sue giornate. Non ti dimenticheremo Enrico e la tua memoria rimarrà nei libri che hai scritto. Ogni volta che leggerò qualche tua pagina non potrò non pensarti mentre con una chitarra in mano suonavi “Quando il cielo era sempre più blu”. Ti voglio bene Enrico.

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di Silvia Leonardi

Carissimo Enrico, sei stato il mio gancio e il mio traino nelle prime esperienze letterarie. Il tramite anche con te, caro Massimo, e con gli amici di letteratitudine. A questa giornata che piange, aggiungo delle lacrime che vengono giù da sole. Anche se tu, Enrico, mi avresti detto di non essere sciocca e di smettere. Mi mancherai tantissimo, come tutto ciò che di bello non torna. Grazie Enrico, sei sempre stato una persona speciale e cara, e sempre lo sarai al mio cuore.

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di Simona Lo Iacono

Ci mancherai, caro Enrico Gregori. La tua parlata romana, la tua levità, la tua scrittura, che nascondeva profondità e malinconia. Sapevi essere dolce persino nelle battute di spirito. La tua ironia era un modo per comunicare affetto. Il tuo apparente disincanto una maniera per esprimere solidarietà e pietà umana. Grazie per tutti gli anni belli che ci hai regalato e che restano con noi.

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di Gea Polonio

Era uno stronzo. Uno stronzo con un cuore enorme, per chi voleva lui c’era sempre e c’era tutto. In uno dei momenti peggiori della mia vita mi ha porto una mano e aiutato concretamente: ha smosso mari e monti, poche parole e tanta sostanza. L’ho sentito vicino più di tanti altri che lo erano geograficamente e in teoria con maggior diritto.
Era uno stronzo, sì. Ma mai con quelli a cui voleva bene.
E io sono sempre stata una donna fortunata

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di Miriam Ravasio

“Cigni e folaghe affollano La strada” era la (mia) battuta che lui preferiva. Siamo stati sempre in contatto, vicini… e lui mi ha sostenuta in un percorso di crescita… mi ha insegnato molto…mi ha aperto mondi nuovi di conoscenza. Ci eravamo sentiti solo pochi giorni prima, conoscevo la sua situazione, sapevo che i giorni si stavano consumando ma non così in fretta. Come al solito fingeva e io stavo al gioco. Oggi ho riletto i messaggi in chat, ho riascoltato la sua voce…e l’ultimo “mi piace” l’ha appuntato il 29 settembre ad un mio post “la riduzione illude… poi la notizia. Un abbraccio a tutti voi, a Simona, a Massimo e un bacio a Maria Lucia Riccioli. Ancora una cosa… nel corso degli anni ho riletto i classici che a lui erano cari, Dostoevskij soprattutto solo per accorciare, fra noi, le distanze… poi scrivevo due righe e lui mi mandava un bacio.

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di Maria Lucia Riccioli

Penna arguta, uomo buono che cercava di schermirsi dietro una corazza di romanitudine ironica…
Quante belle discussioni letterarie! E che ricordi… la cena letteratitudiniana a Trastevere, durante la quale parole e bit presero volto e voce. E sorrisi.
La famiglia di Letteratitudine aveva già perso Tessy e Gianni… sono tanto dispiaciuta ma serberò sempre memoria di quegli anni entusiasti e preziosi…
Grazie Massimo.

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di Simonetta Santamaria

Anch’io presi un caffè con lui in via del Titone, a Roma, un giorno di qualche anno fa. La sua irriverenza mi fece scompisciare, e così ci riconoscemmo subito. Mi mancherà, quel suo finto modo di essere rancido. Non me l’aspettavo, e questa è la cosa più dura…

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di Salvo Zappulla

È morto Enrico Gregori? Siamo a posto, segno che siamo invecchiati e ci stiamo dirigendo verso l’altro mondo. Un pensiero su Enrico lo voglio fare pubblicamente. Ci divertivamo io, lui e Francesco Dido’ Di Domenico a cazzeggiare su Letteratitudine di Massimo Maugeri. Ne combinavamo di tutti i colori. Tempi beati. Enrico giocava a fare il duro, persino il bullo ma sono sicuro che era una persona timida. Un giorno che mi trovavo a Roma andai a cercarlo al Messaggero. Chiesi di lui.. Nonostante stesse lavorando, scese giù, mi portò al bar e mi offrì un caffè. Un omone grande e grosso dal cuore tenero, come immaginavo.
Battibecco su Letteratitudine: “I miei libri sono tradotti all’estero, i tuoi raggiungono a stento il raccordo anulare” Risposta di Gregori: “Sono contento, così li legge tua sorella che batte proprio lì”. Grande Enrico, questa battuta mi fece ridere un’ora di seguito.
Riposa in pace, caro Enrico.

 

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