Home > Autoracconti d'Autore (gli autori raccontano i loro libri) > BARBARA BARALDI racconta AURORA NEL BUIO

BARBARA BARALDI racconta AURORA NEL BUIO

ottobre 10, 2018

Autoracconti d’Autore: BARBARA BARALDI racconta il suo romanzo AURORA NEL BUIO (Giunti) – romanzo vincitore del Premio Nebbiagialla 2018

di Barbara Baraldi

La ragazza con la cicatrice sulla tempia prende posto alla scrivania nella stanza degli interrogatori. Per qualche istante si limita a osservare la donna di fronte a lei. Si sofferma sui suoi occhi inquieti, sulle mani affusolate con quasi un anello per dito.
«Vice ispettore Scalviati» si presenta poi.
«Piacere, Barbara Baraldi» ribatte l’altra.
«È stata informata del motivo per cui è stata convocata, signora Baraldi?»
«In effetti no. Il suo collega…»
«Il sovrintendente Bruno Colasanti».
Barbara si schiarisce la voce. «Dicevo, si è presentato alla mia porta con un mandato di comparizione e mi ha condotto a qui, al commissariato di Sparvara. Questo è tutto».
«Lei è una scrittrice di romanzi polizieschi, giusto?»
«Thriller, per la precisione. Ma ho scritto anche altro».
«Cerchiamo di non divagare». Aurora rivolge la sua attenzione al fascicolo sul ripiano. Lo apre e inizia a leggere distrattamente le prime righe. «Mi parli del suo metodo di lavoro».
«Be’, mentre scrivo procedo a visioni. È come se un film mi passasse davanti, descrivo quello che vedo. C’è il lavoro di documentazione, fondamentale in un thriller per descrivere le procedure, e in questo caso ci sono voluti anni di studio, in cui ho approfondito il lavoro di John Douglas sui serial killer e sul criminal profiling. La documentazione da sola, però, non basta. È scavando nella propria esperienza personale che si permette ai personaggi di prendere vita».
Aurora appoggia i gomiti sul tavolo e avvicina il viso alla sua interlocutrice. «E allora mi spieghi come mai l’assassino del suo romanzo presenta lo stesso modus operandi dell’uomo a cui stiamo dando la caccia. Parlo di particolari che non sono stati divulgati, e di cui sono a conoscenza soltanto gli inquirenti».
Barbara ha un’impercettibile esitazione. «Una decina di anni fa, a Bologna, durante gli scavi per l’Alta velocità, è stato scoperto un cimitero risalente alla Roma imperiale. Molte delle salme presentavano mutilazioni eseguite post mortem, al punto da far presumere che si trattasse di persone così temute in vita da aver paura che ritornassero dopo la morte. Peccato che quel tipo di procedura, che contemplava l’uso di lunghi chiodi per fissare i corpi alla base dei sepolcri, non è mai stata documentata in quel periodo storico. Per questo si parla di “sepolture anomale”».
Aurora sfiora il ciondolo portapillole che porta al collo, appeso a una catenina d’argento. È vuoto, ricordo della terapia farmacologica che ha sostenuto per il suo disturbo bipolare, prima della riammissione in polizia. La diagnosi è arrivata dopo che un proiettile l’ha raggiunta alla testa durante un conflitto a fuoco. Teme che se si dovesse sapere che ha avuto una ricaduta non sarebbe giudicata idonea al servizio operativo. Le condizioni mentali sono ancora stigmatizzate dalla società, suscitano diffidenza, paura. Aurora ha faticato molto per far valere la sua voce. Anni di gavetta, duro lavoro a testa bassa. È una donna in un ambiente di uomini, e ha l’impressione che valga lo stesso per la persona che le sta di fronte.
«Quindi si tratta di una coincidenza» dice.
«Recentemente, un quotidiano ha titolato “La Baraldi aveva previsto tutto”, ma la realtà è sempre un passo avanti rispetto alla finzione. Nel romanzo, per esempio, le parti che hanno turbato di più i lettori sono i racconti di mia nonna sulla guerra. Da bambina mi incantavo ad ascoltarli, erano come fiabe della malanotte. Fiabe spaventose, un po’ come quelle di una volta, in cui la regina cattiva poteva morire indossando un paio di scarpe incandescenti».
«Eppure sono convinta che lei sappia molto di più di quello che mi vuole far credere. Qualcuno parla di un capitolo segreto, in cui sarebbero contenuti indizi fondamentali per catturare il nostro uomo».
Lo sguardo di Barbara vaga per la stanza, fino a soffermarsi al centro della parete alla sua sinistra, come se stesse guardando attraverso una finestra invisibile. «Credo che le parole siano come sigilli. Vere e proprie creatrici di mondi. Per questo non esiste alcun capitolo aggiuntivo, nessun contenuto speciale. Il finale del romanzo non è consolatorio, è vero. Ma lo considero l’unica chiusura possibile per quello che racconta.»
«Lei è stata duramente colpita dal terremoto dell’Emilia…»
«Abito a pochi chilometri dall’epicentro, e la notte della prima scossa ho avuto la sensazione di aver perso tutto ciò per cui avevo lavorato. Mi sono precipitata in strada, con solo i vestiti che indossavo per dormire, il giubbotto di pelle, il portatile con cui scrivo e le chiavi della macchina. È stata una tragedia, un trauma. Di quelli da cui fatichi a riprenderti, e che ti lasciano uno strano stato di paura continua, latente, difficile da ignorare. Rifletterci su mi ha suggerito l’idea della protagonista del romanzo, una ragazza che credeva di avere tutto, ma nel corso di una sola notte si trova a perdere tutto. Gli affetti, il lavoro, persino la credibilità».
Aurora rimane turbata da quelle ultime parole. Sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio con un movimento nervoso, scoprendo per un attimo la cicatrice sulla tempia. Poi richiude il fascicolo. «Per oggi è tutto, signora Baraldi» sospira. «Può andare, ma dovrà restare a disposizione. Avremo modo di incontrarci ancora».
«Ci conto».

(Riproduzione riservata)

© Barbara Baraldi

 * * *

0La scheda di “Aurora nel buio

Aurora Scalviati era la migliore, fino al giorno di quel conflitto a fuoco, quando quel proiettile ha raggiunto la sua testa. Da allora, la più brava profiler della polizia italiana soffre di un disturbo bipolare che cerca di dominare attraverso i farmaci e le sedute clandestine di una terapia da molti considerata barbara: l’elettroshock. Quando per motivi disciplinari Aurora viene trasferita in una tranquilla cittadina dell’Emilia, si trova di fronte a uno scenario diverso da come lo immaginava. Una donna viene uccisa proprio la notte del suo arrivo, il marito è scomparso e l’assassino ha rapito la loro bambina, Aprile, di nove anni. Su una parete della casa, una scritta tracciata col sangue della vittima: “Tu non farai alcun male”. Aurora è certa che si tratti dell’opera di un killer che ha già ucciso in passato e che quella scritta sia un indizio che può condurre alla bimba, una specie di ultimatum. Ma nessuno la ascolta. Presto Aurora capirà di essere costretta ad agire al di fuori delle regole, perché solo fidandosi del proprio intuito potrà dissipare la coltre di nebbia che avvolge ogni cosa. Solo affrontando i demoni della propria mente potrà salvare la piccola Aprile ed evitare nuove morti…

 

Barbara Baraldi originaria della Bassa Emiliana, è autrice di thriller, romanzi per ragazzi e sceneggiature di fumetti, tra cui la serie «Dylan Dog». Il suo esordio nella letteratura poliziesca avviene sulle pagine de «Il Giallo Mondadori» con La bambola di cristallo. In contemporanea con l’uscita del romanzo in Inghilterra e negli Stati Uniti, viene scelta dalla BBC tra i protagonisti del documentario Italian noir sul giallo italiano.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Annunci