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UNA DI LUNA di Andrea De Carlo (recensione)

ottobre 15, 2018

UNA DI LUNA di Andrea De Carlo (La nave di Teseo)

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“Una di Luna” di Andrea De Carlo, romanzo in forma di fiaba

di Daniela Sessa

All’uscita di un nuovo romanzo di Andrea De Carlo ci si chiede sempre di quale duello di vite attorcigliate nei sentimenti si debba fare il padrino. Dicotomie esistenziali filano e sfilano trame ricche di domande, di riflessioni sui tempi, di memorie, di desideri, di viaggi: uomini e donne alla ricerca del senso, della rotta, spesso con una bussola che va all’impazzata. Una bussola, con l’ago oscillante tra sud-ovest e nord-est  ha dentro la borsa Margherita. Attenta a dosare giorno e notte, Margherita appare a Jules con la vivezza e il rumore del Sole ma è taciturno riflesso di luce lunare. Ha una cicatrice nell’anima, una sul polso: in entrambe la sagoma della Luna. Margherita è una donna di luna, di fiaba.  Come “Una di Luna” (La Nave di Teseo) il nuovo libro di Andrea De Carlo, artista inquieto e versatile che con il viaggio di Margherita, Achille e Jules è scivolato dal racconto di realtà al racconto di magia e senza farsi sfiorare da facili tentazioni marqueziane.  Piuttosto la magia di luna è di quel Fellini che lo iniziò all’enigma e all’illusione (brucia ancora la vana ricerca di Carlos Castaneda se è citato nel libro e associato al suo mago don Juan). Non ha voce la luna di De Carlo, ma ha colore e sapore, aromi e vapori. Appare per incanto e nel tempo dei baci, dopo aver vagato insieme alla sua amica tra le calli di Venezia, nel viola del bar di un albergo dell’hinterland milanese, e il lettore è sicuro che abbia sbirciato, sconcertata, dentro lo studio televisivo di quel talent di cucina in cui Margherita si è trascinata al seguito del padre Achille Malventi, alla ricerca di un contatto emotivo, affettivo o basterebbe verbale con quell’uomo in asfissia di sentimenti, egoista all’eccesso e all’eccesso sognatore fino a una narcisistica autodistruzione.
“È da quando ero bambina che lo vedo rimbalzare tra atteggiamenti autoritari e ingenuità abissali, intuizioni, abbagli, scelte aggressive, cortesie d’altri tempi, successi clamorosi, errori catastrofici, eccessi di generosità, concessioni di fiducia alle persone più sbagliate, paranoie, commozioni, manie di grandezza, crolli, depressioni. Con lui ho dovuto fin da subito convivere con i sentimenti più opposti, le contraddizioni più faticose; mi ci è voluta tanta energia, per venire fuori intera.”
Un padre edipico beffato dal suo stesso eroico nome ma una figura affascinante e complessa: da lui Margherita erediterà l’ansia di serenità e sicurezza, e la passione per i cibi. Apre un piccolo ristorante e si diletta a cucinare piatti che sono la risposta all’onnivora arte culinaria paterna e vive con Luca prevedibile e apatico. Intera e normale è l’esistenza di Margherita: un milieau sentimentale piccolo borghese acconcio a desiderare il sogno. Che arriva con Jules Deleuze, il mago, l’illusionista. Il personaggio di De Carlo deve assonanza di nome a Gilles Deleuze  che affermava“ l’amore nasce e si nutre d’interpretazione silenziosa.” Pochi però sono qui i silenzi, ancor meno la sensualità cibaria (dov’è finita la seducente cioccolateria di Juliette Binoche?). Tutta la fiaba di De Carlo si affanna negli angoli notturni di una Venezia spossata come l’amante di un’ultima notte
“Jules ha guardato in alto, la coltre grigio-biancastra che nascondeva il cielo; ha fatto un gesto ad arco, ripetuto due, tre volte, un movimento delicato ma sicuro, senza esitazioni. E poco alla volta la foschia si è dischiusa come una cortina, ed è apparsa la Luna. Piena di benevolenza e perplessità. Poi la foschia si è richiusa, e la Luna è sparita di nuovo; io e Jules ci siamo guardati, e la strana resistenza magnetica che ci separava ha ceduto di colpo. Gli sono andata contro con ancora più slancio di come pensavo, corpo contro corpo, fronte contro fronte, labbra contro labbra”.
Cosa c’entra con la Luna ruffiana di Venezia l’urgenza di De Carlo a fare il resoconto di questo imbarazzante tempo? Cosa ci fa sulla sua testa la toque blance di Achille a suggerirgli giudizi feroci sul fascismo, l’attacco alla società dei format televisivi  e dei telefoni cellulari, al turismo low cost? Cosa aggiunge alla letteratura d’amore una storia veloce come quella di Margherita e Jules?  Proprio nulla. E’ così ingenuo Andrea De Carlo da aver perso tra righe di riflessioni plausibili l’occasione per invitare chi legge a sgattaiolare via dalla prigione della finzione?  Ovviamente no. De Carlo in questo romanzo presta tutto se stesso alla storia. L’idea della scrittura dentro il libro è la ricetta di De Carlo: qualche grammo di Achille per l’ostinata ricerca della perfezione, una grossa manciata di Jules perché chi scrive compie un atto di fantasia e appena un pizzico dell’insoddisfatta Margherita; e per finire una spolverata di Venezia perché non c’è scrittura senza il velo impalpabile della bella parola.  Quel che resta in “Una di Luna” è l’esilità, la trasparenza, la sfuggevolezza di Jules. Quel che resta è solo il pensiero che un incantesimo ci consegni alla felicità.

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La scheda del libro

Margherita Malventi si dedica a una cucina intima e riflessiva nel suo piccolo ristorante a Venezia, nel sestiere di Castello, ed è convinta che la Luna le abbia salvato la vita più di una volta. Suo padre si chiama Achille, ha ottantasette anni, è alto un metro e cinquantaquattro, ed è stato uno dei più rinomati chef della città lagunare, finché non ha perso tutto a causa delle sue manie di grandezza. È un uomo rabbioso, in guerra contro il mondo, ma l’invito a partecipare come ospite d’onore a Chef Test, popolarissimo programma televisivo di cucina, sembra offrirgli la possibilità di una rivalsa pubblica. Margherita decide di accompagnarlo a Milano, dove il programma viene registrato, con la speranza assai poco realistica che il viaggio possa dischiudere tra loro una comunicazione che non c’è mai stata.

Andrea De Carlo è nato a Milano, dove si è laureato in Storia contemporanea. Ha vissuto negli Stati Uniti e in Australia, dedicandosi alla musica e alla fotografia. Si è occupato di cinema, come assistente alla regia di Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, e come regista del cortometraggio Le facce di Fellini e del film Treno di panna, tratto dal suo primo romanzo. Ha scritto con Ludovico Einaudi i balletti Time Out e Salgari. Ha registrato due CD di sue musiche, Alcuni nomi e Dentro Giro di vento. I suoi romanzi, tradotti in ventisei paesi e venduti in milioni di copie, sono: Treno di panna, Uccelli da gabbia e da voliera, Macno, Yucatan, Due di due, Tecniche di seduzione, Arcodamore, Uto, Di noi tre, Nel momento, Pura vita, I veri nomi, Giro di vento, Mare delle verità, Durante, Leielui, Villa Metaphora, Cuore primitivo, L’imperfetta meraviglia.

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