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L’ULTIMA DIVA DICE ADDIO: l’esordio di Vito Di Battista

ottobre 22, 2018

L’ULTIMA DIVA DICE ADDIO di Vito Di Battista (SEM)

Quello di Vito Di Battista è uno degli esordi letterari più interessanti degli ultimi mesi. Nato a San Vito Chietino nel 1986, Vito di Battista ha vissuto e studiato a Firenze e Bologna. Nel 2012, grazie a un suo racconto, è stato selezionato per il Cantiere di Scritture Giovani del Festivaletteratura di Mantova. Collabora con la rivista letteraria «Nuovi Argomenti» e partecipa all’organizzazione del festival letterario Garp Under 30. Per SEM ha pubblicato il suo primo romanzo intitolato L’ultima diva dice addio: la storia di Molly Buck, un’attrice decaduta narrata da un giovane che la stessa Buck – al tramonto della propria esistenza – ha scelto come suo biografo ufficiale.

Abbiamo chiesto all’autore di raccontarci qualcosa su questo suo libro…

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«L’ultima diva dice addio è la storia di due insonni che si incontrano per caso e che, in modi diversi, accettano di lasciarsi consumare l’uno dall’altro», dice Vito Di Battista a Letteratitudine. «Siamo alla metà degli anni Settanta e Molly Buck, dopo aver vissuto l’epoca d’oro del cinema, per riscattare se stessa e un mondo che ormai non esiste più capisce di dover vestire i panni dell’attrice per un’ultima volta, affidandosi a un giovane che, non sapendo ancora cosa ne sarà della sua vita, trova in lei uno scopo e un motivo di ossessione. Il loro incontro cala il sipario sulla storia di lei e lo apre su quella di lui, per quanto accada anche l’esatto contrario allo stesso tempo: tramite la sua biografia, la vita di Molly Buck diventa un racconto perenne e quella del giovane deve per forza di cose ritirarsi sempre più, almeno all’apparenza, così da lasciare spazio a lei.
Il romanzo – che è circolare e che a ogni capitolo riparte dall’inizio – è una successione di circostanze ambivalenti, perché il biografo si imbarca nella “ricerca della verità” senza capire che non esiste nessuna verità assoluta ma solo infinite versioni di quanto sia veramente accaduto. E così lui ripercorre tutto quello che lei gli ha raccontato, dall’infanzia in America alla scalata verso la fama, fino al ritiro volontario in un appartamento del centro di Firenze. Nel mezzo, ci sono una sorella prostituta che subisce le conseguenze della legge Merlin, un figlio abbandonato e diventato predicatore battista, amanti più o meno scandalosi, amicizie più o meno autentiche e un amore dai contorni opachi che sembra attraversare tutta la sua esistenza. Ed è proprio quest’uomo imperscrutabile che il narratore insegue e che si rivelerà la chiave di volta di tutta la ricerca, trasformando – o, almeno, cercando di trasformare – una biografia in uno strumento per analizzare l’equilibrio delicato fra il ricordare e il dimenticare e per scoprire, fino a dove si riesce, come si possa riassumere una vita intera ai minimi termini».

Ringraziamo Vito Battista e proponiamo, di seguito, un “assaggio” del libro…

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Un estratto di L’ULTIMA DIVA DICE ADDIO di Vito Di Battista (SEM)

“Nel tempo trascorso in Francia non aveva mai rimesso piede a Firenze e il suo appartamento al terzo piano, se non per qualche rara incursione della cameriera che ci teneva a dare aria alle stanze, non aveva fatto altro che invecchiare nella noia.
«La prima notte dopo essere tornata in città presi una stanza in un hotel, una bettola in uno di quei vicoletti dietro Santa Croce. Non volevo andare subito a casa, ritrovarmi fra queste pareti e tutto il resto. Mi serviva una zona neutra per riadattarmi lentamente, o forse volevo solo provare a illudermi di essere una turista come tante, senza un pensiero al mondo e tutto il peso delle conseguenze sulle ginocchia.»
Fece una pausa che sembrò andare a sommarsi a quel peso.
«La verità è che avevo bisogno di fare pace con questo posto, e in certe grandi imprese è d’aiuto dormire in un letto sconosciuto. Dovevo calarmi nella parte ed esorcizzare i demoni uno alla volta, senza troppe atmosfere, perché sapevo che questa città disgraziata ci avrebbe già messo il suo. Stavo facendo come i gatti quando se ne vanno a morire in un fosso lontano da casa, ma al contrario.» Accennò un sorriso che era più che altro un gesto di cortesia nei miei confronti.
«Cosa vuoi che ti dica, mio caro, siamo fatti così, ci arrangiamo come possiamo. Ma tutti prima o poi dobbiamo fare pace con i posti in cui siamo stati felici, non lo credi anche tu?»
Alzò gli occhi per scrutarmi nel profondo, senza che ci fosse bisogno di aggiungere nulla. Lessi nel suo sguardo qualcosa che somigliava molto a un cenno di compassione, quasi sembrasse consapevole di come, prima o poi, anch’io sarei dovuto scendere a patti con la sua stesa condanna.”

 

La scheda del libro

Molly Buck è una diva del cinema. Al culmine del successo e della fama si ritira dalle scene senza dare spiegazioni, senza clamore. Lontana da tutti e da tutto, a Firenze, vive per farsi dimenticare. O quasi. Quando, la notte di capodanno, Molly muore in una clinica privata sulle colline che guardano la città, davanti al cancello d’ingresso è seduto il giovane che l’attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. È lui a restituirci la storia della diva. E forse molto di più. Inizia così il racconto degli eventi che hanno portato Molly prima al successo e poi al volontario ritiro dalle scene. Nella casa al terzo piano di una palazzina liberty d’Oltrarno, l’attrice ricorda i personaggi con cui ha condiviso frammenti di vita: la sorella Anne, prostituta per scelta e vittima di una resa dei conti letale; il figlio Philip, partorito a quindici anni in America e cresciuto come figliastro di un’altra sorella, che diventa predicatore battista e vede nella madre l’emblema del peccato. E poi il signor Edward Windmill, un nome che compare spesso tra i sospiri della diva, un uomo misterioso e sfuggente che il protagonista insegue senza tregua.

 

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