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VOLO DI PAGLIA di Laura Fusconi

novembre 14, 2018

Laura FusconiVOLO DI PAGLIA di Laura Fusconi (Fazi editore): un esordio letterario

Laura Fusconi è nata a Castel San Giovanni (Piacenza) nel 1990. Dopo la laurea in Graphic Design&Art Direction, si è diplomata presso la Scuola Holden. I suoi racconti sono usciti su «retabloid», «effe – Periodico di Altre Narratività», «Verde rivista», «Achab» e «Horizonte». Volo di paglia (pubblicato da Fazi) è il suo primo romanzo.

Abbiamo incontrato Laura Fusconi e le abbiamo chiesto di parlarci di questa sua opera d’esordio…

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«Ho passato tutte le estati della mia infanzia a Verdeto», ha detto Laura Fusconi a Letteratitudine, «quattro case gettate sulle prime colline del piacentino, tra la val Tidone e la val Luretta.
La nostra era una casa del Decimo secolo, schiacciata tra la chiesa e una stalla col soffitto basso. Non aveva il riscaldamento, la piastrella davanti al frigorifero ballava e la tenda della doccia era bianca coi pallini rossi.
Al piano di sopra, nella stanza dove dormivo coi miei fratelli e le mie sorelle, i letti stavano in fila tutti vicini, un unico letto gigante dove rotolavamo e passavamo i pomeriggi a leggere fumetti invece di fare l’odiatissimo pisolino. C’erano due finestre: da una si vedeva Piacenza, dall’altra la vallata fino al castello di Boffalora. Le zanzariere erano rotte, e ogni tanto i pezzi di stucco tra il muro e l’infisso cadevano. Con le mie sorelle contavamo i buchi da dove entravano le zanzare.
Fuori la strada faceva una curva a gomito sotto un lampione che di sera si riempiva di insetti, poi finiva tra i campi e risaliva la collina fino alla casa abbandonata. È lì che andavamo quando volevamo avere paura. Si chiamava «la Valle».
I miei fratelli più grandi giocavano a Guardie e ladri coi loro amici, e io volevo sempre andare con loro. Una volta li ho seguiti fin nella corte della Valle, ma poi sono scoppiata a piangere perché avevo paura delle vipere nell’erba alta, e mi hanno riportata indietro.
Le poche case della vallata si chiamano come nel romanzo, e i tramonti visti dall’azienda agricola in cima alla collina sono bellissimi per davvero. Mia madre mi diceva che mangiare troppe nocciole fa venire il mal di pancia, ma io non la ascoltavo e passavo le ore a raccoglierle e a romperle di nascosto coi sassi. Quando andavamo nel fienile della Valle saltavamo da un ballone all’altro e ci lanciavamo di sotto urlando. I vuoti neri tra i balloni mi terrorizzavano: “Se ci finisci dentro, muori”.
Volo di paglia voleva essere tutto questo, ma mentre lo scrivevo è diventato anche altro. Colpa dei racconti degli anziani di Agazzano che giocano a briscola al Bar Centrale, colpa delle fotografie degli anni Quaranta dietro il bancone del Cervo, colpa del mio agente, che se mi giravo, era lì e mi spronava a buttarmi, a fare meglio».

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Un estratto del romanzo VOLO DI PAGLIA di Laura Fusconi (Fazi editore)

“Tu non c’eri quest’inverno quando ho conosciuto Lia. Qui faceva freddo e tu eri al caldo, a casa tua in città, coi tuoi genitori che hanno un lavoro che non ti fa vergognare, nessuno che minaccia di licenziare tuo padre se non ti comporti bene. Anche la mamma di Lia faceva la maestra, lo sai? Era la maestra di mio zio. Quello che dici che è pazzo. La mamma di Lia è morta, come sono morti tutti in questa casa. Tu non sai niente della Valle e nemmeno dell’inverno quando gli alberi diventano scheletri. Tu non sei mai stata in campagna d’inverno.
Lia non te la presento perché non vuole essere tua amica. Il suo unico amico è mio zio. Ora mio zio è vecchio e ha la sua malattia: non può più essere amico di Lia. Se la sono dimenticata tutti. Io no. E neanche il mostro. Perché c’è un mostro in questa casa. Noi pensavamo che fosse l’Ombra, ma ci siamo sbagliati. Non ce li ha messi l’Ombra i vermi della morte nella pancia del gattino. Mio zio l’ha visto il mostro, ha detto che è alto tre metri con i tentacoli che gli escono dalla faccia e ha le mani freddissime: congela tutto quello che tocca, e poi faceva male a tutti e voleva uccidere mio zio, ma lui è riuscito a salvarsi. Tu non ce l’hai uno zio che si è salvato da un mostro vero. Per questo non puoi stare qui. Adesso mio zio è vecchio, ha questa demenza senile che non lo fa più alzare dalla sedia. Se affronta il mostro perde subito. A me il mostro non mi fa paura, l’ho cercato per tutta la casa, mio zio ha detto che Lia era in pericolo. Era disperato. Ci penso io, gli ho detto. A gennaio ci siamo messi a urlare e poi a ridere, tanto non ci sentiva nessuno. D’inverno il buio viene presto e i mostri stanno sempre al buio.
Tu non puoi giocare con me e con Lia. Non sai preparare la sabbia della clessidra, non sai mandare indietro il tempo. Solo io lo so fare. Non l’ho detto neanche a mio zio che Lia ora è mia amica e si fida di me, perché sennò è geloso. Quando lo vedo agitato gli dico che Lia sta be- ne e lui si calma. Ogni tanto mi vuole mettere alla prova e dice che non conosce nessuna Lia, ma io non mi lascio fregare, lo so che se la vuole tenere tutta per sé. Gli ho chiesto se si erano baciati lui e Lia. Non mi ha risposto e si è messo a piangere e io sono andato via perché un grande che piange mi fa impressione, soprattutto se è riuscito a battere un mostro. Quando lo vedo piangere, penso che si è salvato dal mostro solo per un colpo di fortuna e non per bravura, perché chi ci crede che ti batti con un mostro se poi piangi come un neonato? Comunque è meglio che non mi ha risposto perché non sono proprio sicuro che io un bacio a Lia glielo voglio dare, anche se lei mi piace molto, soprattutto quando stiamo in camera sua a nasconderci dal mostro. Disegniamo insieme e mi fa vedere i suoi giocattoli preferiti. È così bello scappare dal mostro. È così bello avere un’amica come lei. Volevo insegnarle a giocare a Volo di paglia, ma lei si è messa a ridere perché lo conosceva già. È molto più brava di te ad arrampicarsi sui balloni di fieno.”

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore

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La scheda del libro

Agosto 1942. Sono mesi che Tommaso attende il giorno della grande festa organizzata in paese per ammirare insieme a Camillo i prestigiatori, il mangiafuoco e le bancarelle di giocattoli nuovi. Ai due amici si unisce Lia, la bambina più bella della classe, con cui Camillo trascorre le giornate tuffandosi tra le balle di fieno e rincorrendosi per i campi. Ma Lia è la figlia di Gerardo Draghi, il ras fascista che con il suo manipolo di camicie nere spadroneggia nella zona e che esercita il suo fare prepotente anche tra le mura della Valle, la casa padronale della famiglia Draghi. La stessa in cui, cinquant’anni dopo, altri due bambini, Luca e Lidia, giocheranno tra le stanze ormai in rovina, confrontandosi con i mostri della loro fantasia e i fantasmi che ancora abitano quei luoghi. Sullo sfondo di una campagna piacentina dalle tinte delicate e dai contorni arcaici, si intrecciano le storie di un passato dimenticato e di un presente a cui spetta il compito di esorcizzarne la violenza.
In Volo di paglia, Laura Fusconi dà prova di uno stile dai toni lirici e al tempo stesso giocosi, come lo sono i bambini protagonisti, su cui incombono le ombre del mondo degli adulti e dei loro segreti. Un potente romanzo d’esordio in cui l’attenzione all’infanzia e al suo immaginario si traduce in una scrittura di grande sensibilità e precisione.

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© Letteratitudine

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