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VALERIO VARESI racconta LA PAURA NELL’ANIMA

dicembre 17, 2018

VALERIO VARESI racconta il suo romanzo LA PAURA NELL’ANIMA (Frassinelli)

L’ultima indagine del commissario Soneri

di Valerio Varesi

Gran parte dei miei libri parte da una vicenda di cronaca. Del resto che cos’è la letteratura se non una sintesi della vita che viviamo? Nel caso de “La paura nell’anima”, la vicenda reale che ha fatto da detonatore è quella di “Igor il russo”, titolo rappresentativo della scorribanda criminale di Norbert Feheler, il killer che ha ucciso due persone nella pianura tra Bologna e Ferrara per poi fuggire in Spagna e ammazzare due poliziotti e un contadino. Che cosa ho intravisto in questo tragico episodio?
L’incombere della paura, uno dei tratti caratterizzanti del nostro tempo. Innanzitutto la paura di incontrare l’assassino che era dato in fuga nella campagna e pareva ubiquo tante erano le sue tracce. Ma questa tensione, esplicata in precauzioni come antifurti, porte blindate, inferriate e faretti per illuminare la notte, ha alla fine indotto la diffidenza e il sospetto tra le persone al punto da corrodere i rapporti anche in piccole comunità solitamente coese e tranquille. La paura fisica ha però scatenato una paura più profonda, che era l’oggetto del mio interesse, saldandosi con un profondo disagio da precarietà che oserei dire esistenziale. Il combinato di incertezza economica per effetto della crisi, di inadeguatezza di fronte a una tecnologia che viaggia troppo veloce, che cambia il mondo rapidamente e ci fa sentire sempre in arretrato e soprattutto, di un’assenza di idealità, di progetto sociale, di narrazioni della storia entro le quali gli individui possano riconoscersi e inserirsi puntando a una meta, proietta sulle nostre esistenze la paura subdola e sottile dell’assenza di un senso. Ci sentiamo come monadi gettate nel mondo ognuna delle quali corre senza riparo in un universo pieno di insidie e di agguati dove si guarda al prossimo come a un rivale in una prospettiva darwiniana. E’ la cifra del vivere oggi, nello schiacciante predominio dell’economia liberista che possiede solo la dimensione del valore di scambio. A questo si aggiunge la riscoperta di una paura ancestrale riemersa dal mondo contadino come un fossile: quella verso misteriose creature come il Folletto o il Baffardello, in altre parole l’oggettivizzazione dell’irrazionale a cui si dà un nome e un carattere. Tutto questo si può raccontare in un romanzo giallo o noir? Io penso di sì. Niente come questa declinazione della narrativa sa interpretare e descrivere l’attualità e la cronaca.

(Riproduzione riservata)

© Valerio Varesi

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La scheda del libro

Valerio Varesi tratteggia un affresco profondo e acuto della nostra società, delle ombre che si nascondono nel nostro quotidiano, dei cambiamenti della nostra psicologia sociale.

«Valerio Varesi è il Simenon italiano.»Le Figaro

«Non so dove sia nata l’insicurezza, forse è solo suggestione. Alla tua assicurazione ti propongono una polizza contro gli atti vandalici, un tuo collega mette le inferriate. Poi esce una legge che ti obbliga a installare un sistema d’allarme. CI abbiamo pensato a lungo io e mio marito e ogni volta che dicevamo no ci prendeva uno strano senso di colpa, una sensazione di incoscienza di fronte al pericolo.»
«Credo che non ci sia nessun pericolo», scosse la testa Soneri. «Non è necessario che ci sia per davvero. È più insidioso ciò che sta dentro di noi di quello che c’è fuori.»

Il commissario Soneri non vedeva l’ora di lasciare l’afa agostana di Parma, e fuggire insieme ad Angela a Montepiano, sul suo amato Appennino. Troppo bello per essere vero. Infatti non è vero: pochi giorni dopo il loro arrivo, la quiete notturna del paesino viene squarciata da un grido proveniente dal bosco. Sarà il primo di una lunga serie. È stato un uomo del paese, a gridare, dopo aver ricevuto un colpo di pistola a una gamba. Ma non ricorda nulla. Né chi gli ha sparato, né per quale motivo. Soneri cerca di tenersi fuori, di salvare la sua vacanza, ma in cuor suo sa che è inutile. Anche perché nei giorni seguenti il paese viene invaso dai carabinieri. È proprio in quei boschi, infatti, che si è nascosto il criminale più ricercato d’Italia, il serbo Vladimir, macchiatosi di rapine e omicidi e poi datosi alla macchia. Ma i carabinieri, questa volta, sono convinti di averlo in pugno. L’unica cosa che lo spiegamento di forze dedicato alla caccia all’uomo riesce a ottenere è tuttavia il diffondersi della paura nel paese, tra gli abitanti, nell’animo dello stesso Soneri, stravolgendo la vita di Montepiano, le abitudini, i rapporti umani. Il serbo comincia ad apparire agli occhi della popolazione come una figura quasi leggendaria: tanto spietato, quanto apparentemente inafferrabile, capace addirittura di prendersi gioco di polizia e carabinieri con beffardi messaggi sui social network. Insomma, un criminale perfetto. Un po’ troppo perfetto, comincia a pensare Soneri. Anche ne La paura nell’anima, il commissario Soneri, come ha scritto «La Repubblica», “non si accontenta di scoprire il colpevole, interroga se stesso e una comunità, scava nelle contraddizioni di un’epoca”, e Valerio Varesi tratteggia un affresco profondo e acuto della nostra società, delle ombre che si nascondono nel nostro quotidiano, dei cambiamenti della nostra psicologia sociale.

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Valerio Varesi, nato a Torino nel 1959, vive a Parma e lavora nella redazione de la Repubblica di Bologna. Romanziere eclettico, è il creatore del commissario Soneri, protagonista dei polizieschi che hanno ispirato le tre serie televisive Nebbie e delitti con Luca Barbareschi. I romanzi con Soneri sono stati tradotti in tutto il mondo e nel 2011 l’autore è stato finalista al CWA International Dagger, il prestigioso premio per la narrativa gialla. Nel 2017 ha vinto il premio Violeta Negra per il miglior romanzo noir. http://www.valeriovaresi.net

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