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LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (recensione)

dicembre 23, 2018

LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (Marsilio)

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Il demone rosso della scrittura nell’ultimo romanzo di Silvana Grasso

di Daniela Sessa

Occorre leggerlo tutto d’un fiato il nuovo romanzo di Silvana Grasso “La domenica vestivi di rosso” (Marsilio), solo per il gusto di scoprire proprio nelle ultime frasi perché è così bello, così stringente, così complesso. Perché ogni pagina morde la carne del lettore? Risponde Nerina Garofalo: “un romanzo non deve insegnare nulla né dare modelli di bontà né indicare strade di vita a chi s’è perso cercandola la vita. Un romanzo deve invece molestare, molestare chi lo scrive, molestare chi lo legge, schiaffeggiarlo, bastonarlo, ridestarlo”.  Mentre pare talvolta frantumarsi la dimensione del romanzo, nella misura del frammento lirico o della ricostruzione memoriale, Silvana Grasso dà uno strattone all’intento pedagogico del genere e scrive un romanzo e insieme un romanzo sul romanzo. Un doppio piano narrativo sorprendente emerge nell’ultima parte del romanzo di Nerina, nata col difetto del diavolo ma tenacemente protesa a fare della sua diversità un’eccezione. Nerina, con lo stesso nome rubato alla fortuna, molesta le pagine con la sua statuaria ed esile bellezza, ridesta con quel rosso acceso di capelli, anch’essi demoniaci, l’eros mortificato e mortificante degli uomini che seduce, schiaffeggia l’emancipazione sessantottina in una Sicilia sempre in ritardo, che si mette la minigonna e crede di fare politica. Nerina è una sradicata. Privata di una famiglia per colpa di una madre che scelse il silenzio di una corda appesa al soffitto e di un padre insulso e assente, non riesce a radicarsi affettivamente nelle due donne che le faranno da madre (personaggi, o fantasmi della mente, splendidamente disegnati nella loro grassa indolenza fatta di piatti luculliani e lini bianchi). Nerina è la diversità che irrompe dentro l’ipocrisia della normalità. Nerina vuole beffeggiare quell’ipocrisia dominandola. Se il romanzo molesta, la donna seduce. Se il romanzo seduce, la donna molesta. Sabba del potere seduttivo della scrittura, il romanzo di Silvana Grasso ricompone lo schema dell’arte antica della narrazione: fantasia, personaggi in movimento, oggetto magico, colpo di scena, soluzione del mistero. L’oggetto magico è il romanzo che si fa o che deve farsi, preso alle radici della sua ispirazione. Così Nerina personaggio diventa il deuteragonista di Silvana Grasso scrittrice. Capace come pochi di invadere il piano della scrittura, Silvana Grasso ci racconta la sua diversità, la sua esigenza di isolarsi dal conformismo ignorante e irriflessivo, di staccarsi da qualsivoglia inane movimento della vita (il personaggio di Marco è in questo senso esemplare) per comprendere in un unico tratto di penna l’Arte come esigenza primaria, come forma essenziale della realtà. E così Nerina, sensuale nei suoi tacchi a spillo, avida di storie dentro cui mescolare cinema teatro letteratura e vita, sottomette il suo piccolissimo spazio (tra Vulcanello e Catania) grazie allo studio e attraverso il sesso virtuale di tanti gesti assassini del sentimento.  Finché non si specchia nella pazzia: quale arte non nasce dalla pazzia? quale migliore meccanismo narrativo permette la confusione dei piani tra realtà e apparenza? quale tema è migliore sicario delle convenzioni? A un certo punto la materia narrativa si offre alla scrittura e comincia il duello, tutto alla Bulgakov, tra il Professore e Nerina sotto gli occhi del gatto Platone. Personaggio e Narratore si confondono nei piani della finzione e si eliminano a vicenda. Come accade è la bellezza di questo romanzo, che nella parte finale scioglie l’inghippo della narrazione ma non quello della vita. Un demone è il romanzo, un Woland rosso di pelo (sempre a proposito di Bulgakov) che dissemina domande e graffi. Costringe a tuffarsi nella mischia di una vicenda che lascia una disincantante coralità sullo sfondo, in cui emergono comprimari capaci di portarsi tutto il peso della tradizione letteraria siciliana. Il tuffo è al cardiopalmo: colpa felice di una scrittura che fa di ogni libro di Grasso un vocabolario delle viscere dell’anima. Senza filtri, senza reticenze, senza orpelli, senza allusioni le parole mostrano le zanne e gli artigli. Un linguaggio materico affonda nella carne delle cose e lì trova anche la scandalosa poesia del getto di schiuma marina sul petto di Nerina o la poesia dell’onda “la prima femmina di tutti”.  L’ultimo romanzo di Silvana Grasso sembra una summa dei suoi temi, la Luna sopra tutti. Ed è un romanzo che lancia il guanto della sfida al lettore: mai inseguire la via più facile della lettura e quella più rassicurante della vita; piuttosto cercare di scardinare pagine e vita con grimaldello infuocato della fantasia. In fondo la sensibile Nerina, altro splendido personaggio femminile di Silvana Grasso, è questo, un parto inatteso, il frutto deforme del Vero: “Detestavo quella parola, fantasia, ma come sostituirla? Non ne trovavo una che rendesse giustizia al concepimento di una storia, magari debole, magari debolissima, che poteva però reggersi anche solo in virtù della fantasia d’un unico magnifico personaggio, che ne facesse dimenticare ogni deficienza genetica”.  Vale anche per le storie non deboli. Vale per “La domenica vestivi di rosso”.

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La domenica vestivi di rosso La scheda del libro

Non è un maschio Nerina, non ha cinque dita per piede come tutti i neonati, ma sei. Non la cresce la sua giovanissima madre di sangue, ma due grasse quasi madri, una col diabete, l’altra senza. Nascondere le dita dei piedi che, nell’immaginario del suo paese, di anno in anno diventano dieci, venti, cinquanta, è la sua prima prova di forza e resistenza al mondo. La seconda, quasi epica, è ammettere che, nonostante la sua bellezza, innegabile quanto la sua sensualità, sono solo i suoi piedi il polo d’attrazione per i maschi. Tutti vogliono, sempre e solo, cominciare dalla svestizione dei suoi piedi per poi magari, svelato l’enigma, non procedere oltre. Quel punto di debolezza, ad arte enfatizzato dal mistero, diventa il magnete con cui, invece, concupire e sedurre, secondo un progetto quasi cinematografico, di cui Nerina scrive il canovaccio negli anni della sua adolescenza, al liceo classico, e dopo, negli anni dell’università a Catania: anni in cui dal Nord veniva sganciato in Sicilia il Sessantotto come una bomba in tempi di guerra. Nerina seduce, recitando il copione di lolita, Mauro, Emmanuel, Giancarlo, più uomini che ragazzi, non cercando mai l’amore, ma recitandolo l’amore, sul miserabile set della provincia guardona. Nella vita si tiene alla larga dai sentimenti, terreno a lei sconosciuto, terreno minato, ove saltare in aria a ogni passo. Alla vigilia della laurea lo incontra, infine, il personaggio eccezionale che da tempo braccava, invano, per il suo romanzo d’esordio. Lo chiamano «il Professore», si sa pochissimo di lui, se non che alla vigilia della sua laurea, devastato dalla schizofrenia, aveva perso la mente e l’amore della sua Nerina. A sessant’anni vive in una magnifica, persino poetica, follia col suo vecchio gatto Platone, e scrive decine di tesi di laurea per ragazzotte della provincia, mentre lavora, ancora e incessantemente, alla sua, e non intende scriverci la parola «fine», convinto filosoficamente che non si debba mettere punto mai alla Bellezza, né la si possa confinare nella parola «fine» dell’ultimo capitolo. Quell’ultimo capitolo che, anche nel romanzo di Silvana Grasso, non sembra affatto mettere fine alla Bellezza, ma solo alla magnifica storia che vi si racconta.

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Silvana Grasso è nata a Macchia di Giarre, in Sicilia. Vive tra Gela e Giarre. È filologo classico, scrive racconti, romanzi, pièce teatrali e collabora con diverse testate. Le sue opere sono state premiate con importanti riconoscimenti, tra cui: il Premio Mondello, il Premio Brancati, il Premio Vittorini, il Premio Flaiano Narrativa, il Premio Grinzane Cavour Narrativa italiana, Premio Talamone 2018. Ha pubblicato: Nebbie di ddraunàra (La Tartaruga 1993), Il bastardo di Mautàna (Anabasi 1994, Einaudi 1997, ripubblicato da Marsilio nel 2011), Ninna nanna del lupo (Einaudi 1995, ripubblicato da Marsilio nel 2012), L’albero di Giuda (Einaudi 1997, ripubblicato da Marsilio nel 2011), La pupa di zucchero (Rizzoli 2001), Disìo (Rizzoli 2005), 7 uomini 7. Peripezie di una vedova (Flaccovio 2006), Pazza è la luna (Einaudi 2007), L’incantesimo della buffa (Marsilio 2011), Il cuore a destra (Le Farfalle 2014) e Solo se c’è la Luna (Marsilio 2017).

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