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SABOTAGE: la conclusione del progetto. Intervista a Colomba Rossi

gennaio 19, 2019

Raggiunge il traguardo la collezione Sabot/age, la collana diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto per le edizioni E/O

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di Massimo Maugeri

Sono davvero molto grato per aver avuto la possibilità di partecipare a un progetto editoriale bello, importante e significativo come quello legato alla collezione Sabot/age: collana pubblicata dalle edizioni E/O, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Una collana che, in questi anni, ha raccontato l’Italia mettendone in risalto problematiche e contraddizioni attraverso romanzi le cui trame hanno abbracciato le diverse aree del paese. Adesso che il progetto (iniziato nel 2011), dopo la pubblicazione di una trentina di romanzi, è giunto alla sua conclusione, desidero ringraziare di vero cuore i meravigliosi Colomba Rossi e Massimo Carlotto per aver adottato all’interno di Sabot/Age il mio romanzo “Trinacria Park” (che affrontava, tra gli altri, il tema della menzogna). Ne approfitto anche per ringraziare Sandro Ferri, Sandra Ozzola e Eva Ferri (editori bravi e illuminati), Claudio Ceciarelli (grande editor) e tutto lo staff delle edizioni E/O. Ringrazio e abbraccio anche i fantastici compagni di viaggio con cui ho avuto il piacere e l’onore di condividere questa bellissima esperienza letteraria. Grandi scrittrici e grandi scrittori che elenco di seguito in ordine alfabetico, citando tra parentesi le loro opere Sabot/age: Luigi Romolo Carrino (autore di: “La buona legge di Mariasole“, “Alcuni avranno il mio perdono“), Giorgia Lepore (autrice di: “Angelo che sei il mio custode“, “Il compimento è la pioggia“), Carlo Mazza (autore di: “Lupi di fronte al mare“, “Il cromosoma dell’orchidea“, “Naviganti delle tenebre“), Stefania Nardini (autrice di: “Alcazar“), Luca Poldelmengo (autore di: “Nel posto sbagliato“, “I pregiudizi di Dio“, “Negli occhi di Timea“), Piergiorgio Pulixi (autore di: “Una brutta storia“, “La notte delle pantere“, “Per sempre“, “Prima di dirti addio“, “La scelta del buio“), Roberto Riccardi (autore di: “Undercover“, “Venga pure la fine“, “La firma del puparo“), Tersite Rossi (autori di: “Sinistri“), Pasquale Ruju (autore di: “Un caso come gli altri“, “Nero di mare“, “Stagione di cenere“), Eduardo Savarese (autore di: “Non passare per il sangue“, “Le inutili vergogne“), Matteo Strukul (autore di: “La ballata di Mila“, “Regina nera” e “Cucciolo d’uomo“), Massimo Torre (autore di: “La giustizia di Pulcinella“). Ricordo anche il volume a più vociGiochi di ruolo al Maracanã“.

Ringrazio infine, ancora una volta, Colomba Rossi per avermi concesso questa intervista dove facciamo il punto sugli obiettivi e sui risultati di Sabot/age

– Cara Colomba, partiamo dall’inizio. Come nasce Sabot/age? E quand’è che tu e Massimo Carlotto avete capito che era giunto il tempo di dare vita a questo nuovo progetto editoriale?
L’idea è nata dopo la pubblicazione di Donne a perdere (Edizioni E/O), una raccolta di tre romanzi scritti da Piergiorgio Pulixi, Michele Ledda, Ciro Auriemma e Renato Troffa che, all’epoca, partecipavano alle attività del Collettivo Sabot. Fino a quel momento, il noir era stato in grado di narrare la Crisi e alcune importanti trasformazioni sociali, ma noi sentivamo la necessità di andare oltre, nel senso di una maggiore aderenza alla realtà di questo Paese, e abbiamo pensato che una collana potesse funzionare come contenitore per questo tipo di esperienza.

– Quali sono stati gli obiettivi di Sabot/age?
L’obiettivo è sempre stato quello di raccontare la realtà italiana di un preciso periodo storico attraverso romanzi in cui l’inchiesta e/o l’esperienza personale si fondessero nella trama. Ci interessavano le storie negate, quelle che i media non raccontano, ma ci interessava anche raccontare come la Crisi sia stata in grado di modificare la vita delle persone. La discriminante è sempre stata la qualità della scrittura, non abbiamo mai voluto pubblicare inchieste travestite da romanzi.
Dal punto di vista del genere, abbiamo voluto lasciare ampio spazio alla sperimentazione, convinti da sempre che rinnovamento e modernizzazione siano un elemento necessario di qualunque progetto editoriale legato a una realtà in continuo mutamento. Un altro obiettivo è stato quello di far sì che gli autori si conoscessero e si frequentassero, in un’idea di “rete” basata sullo scambio e la collaborazione.

– Cosa vi hanno detto gli editori di E/O, Sandro Ferri e Sandra Ozzola, quando avete sottoposto loro il progetto?
Come sempre si è aperto un dibattito importante. Sono due editori “puri” e quindi aperti e curiosi, entusiasti e convinti che la buona letteratura sia davvero in grado di raccontare il mondo. Una volta definiti i confini letterari ed editoriali, sono sempre stati rispettosi dei ruoli, lasciandoci la giusta libertà di scelta pur seguendo ovviamente lo sviluppo del lavoro.

– Sabot/age chiude con la pubblicazione del nuovo romanzo di Luca Pondelmengo: “Negli occhi di Timea“. Perché avete deciso di chiudere la collana (o meglio, la “collezione”)?
La parola chiusura non mi piace. Parlerei piuttosto di conclusione del progetto. Con gli editori abbiamo sempre pensato a una collezione a numero chiuso che avrebbe dovuto esaurirsi nell’arco di due o tre anni. Sono stati sette.
Abbiamo cercato di mettere a fuoco diversi argomenti di grande attualità, sia sociale che politica. Sicuramente alcuni temi non sono stati trattati, ma pensiamo di aver dato un quadro abbastanza completo della situazione italiana di questi anni. Sabot/age è stata una “macchina fotografica” che per sette anni ha condiviso immagini di luoghi e ambienti, proponendo analisi di spessore. Di meglio, in fondo, non potevamo sperare.
Anche dal punto di vista del rinnovamento del genere, siamo convinti che questa esperienza sia conclusa perché l’Italia che abbiamo raccontato ha subìto profonde trasformazioni. La sfida, sempre appassionante, di capire cosa e come raccontare continuerà con altri strumenti.

– Gli obiettivi di Sabot/age sono stati raggiunti?
Io credo e spero di sì.
L’intento è stato anche quello di presentare tutta la collezione come un unico racconto, con una vocazione fortemente unitaria. Questo messaggio è passato anche attraverso gli autori, che negli anni hanno fatto squadra, si sono sostenuti e continuamente confrontati, cercando di lavorare in cooperazione e non in competizione. Questo, per me, è stato un grande risultato, anche dal punto di vista umano e personale.

– Nel progetto Sabot/age è stato molto importante anche il contributo di Claudio Ceciarelli, editor delle edizioni E/O.
Claudio Ceciarelli è stato determinante nel guidare gli scrittori in un percorso di formazione letteraria che ha prodotto buoni risultati e che ha permesso a diversi autori di continuare a pubblicare con altre case editrici. Sabot/age è stata vissuta da tutti fin dall’inizio come un’esperienza di crescita e apprendimento. Anche attraverso incontri e dibattiti a esclusivo uso interno.
Con la sua consueta generosità, Claudio si è dimostrato un vero maestro oltre che un grande editor. Anche per me.

– In generale come è stato accolto il progetto Sabot/age dal pubblico dei lettori, dai librai e dai critici?
La cosa che forse mi ha sorpreso di più, in tutti questi anni, è stata che intorno a Sabot/age e ai suoi autori si sia presto creata una sorta di community composta da lettori, librai e blogger. Persone che si sentiranno inevitabilmente un po’ orfane di un progetto che nel corso del tempo hanno imparato a conoscere e ad apprezzare.
I membri di questa comunità sono stati importanti anche per noi, perché con i loro giudizi puntuali ci hanno aiutato a lavorare meglio e a intercettare alcune esigenze molto sentite da un pubblico di lettori forti.

Nessuna descrizione della foto disponibile.– In definitiva, se volessi provare a tracciare un bilancio finale dell’intero progetto Sabot/age, cosa diresti?
Direi che è largamente positivo. Al punto che la scelta di concludere l’esperienza è stata vissuta serenamente da tutti. Abbiamo costruito un percorso che è stato apprezzato, siamo riusciti a raccontare storie importanti, a costruire solide relazioni con molte figure del mondo del libro.

– A cosa ti stai dedicando adesso? Progetti per il futuro?
Continuo a occuparmi di autori e di storie. Con Francesca De Lena e Luca Briasco abbiamo fondato la United Stories Agency, un’esperienza che mi sta occupando ed entusiasmando molto.
Per il futuro… chissà!

Grazie di cuore per le tue risposte, cara Colomba. In bocca al lupo per tutto.

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In questo video del 2012 Massimo Carlotto illustra il progetto Sabot/age (ancora nella sua fase iniziale)

 

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