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LA COLPA di Raffaele Mangano (recensione)

febbraio 5, 2019

LA COLPA di Raffaele Mangano (Lupetti editore)

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di Francesca G. Marone

Ci sono assenze che pesano sul cuore come macigni, ci sono assenze che restano nella nostra vita come fossero presenze. Indissolubili, incancellabili, come segni sul corpo, come pesi sul cuore. Sono le assenze di coloro che avrebbero dovuto amarci, come noi ci aspettiamo che facciano, come giustamente pretendiamo da piccoli: sono i genitori, sono i padri. Ancora una volta incontro un tema a me particolarmente caro: il padre e la sua mancanza. Del padre si è parlato e narrato tanto ma mai si finirà di farlo. Ognuno ha le proprie assenze, ognuno ha le proprie  necessità esistenziali e narrative, potremmo dire che ogni rapporto felice col padre è uguale a modo suo ma ogni rapporto complicato è infelice a modo suo. E sulla linea di infelicità e del non detto tentiamo di costruire la nostra indagine personale e mettiamo in ordine le nostre parole. Questo il lavoro che, con cura amorevole, dolorosa a tratti, ma anche ironica, fa Raffaele Mangano nel suo ultimo libro “La colpa” edito da Lupetti editore. Il protagonista Fabio, un giovane e  affermato avvocato in una mattinata come tante, mentre stringe i pugni per la tenacia con cui insegue i suoi obiettivi professionali, riceve una telefonata. Un frate di un convento lo invita ad andare giù in Sicilia per dargli alcune informazioni urgenti riguardanti suo padre. Suo padre? Fabio del padre non vuole proprio saperne più nulla, nulla. Un nulla che assomiglia al vuoto che quell’uomo ha lasciato dietro di sé trent’anni prima, abbandonando la sua famiglia all’improvviso e senza una spiegazione plausibile. Trent’anni sono già una bella parte di vita durante la quale devi abituarti all’assenza, e per poterlo fare smetti anche di cercare spiegazioni, interrompi il flusso delle domande, sospendi l’affannosa ricerca di trovare un senso altrimenti non puoi vivere. L’abbandono un senso non ce l’ha mai. “Chi erano questi frati? Da dove sbucavano? Come si permettevano di rovinargli la giornata? Come si permettevano soprattutto di invadere la sua vita? Padre? Quale padre? Con quell’uomo aveva chiuso i conti da tempo”. Fabio è sconvolto, è messo di fronte ad una entrata in scena della figura paterna che non aveva calcolato, una apparizione di un uomo con cui credeva di aver chiuso i conti, un padre di cui credeva poter fare a meno, anche nella mancanza. Ma nessuna mancanza può restare innominata per molto tempo. Per poter dissipare la nebbia della nuova collera e del nuovo sgomento causato dall’irruzione del padre nella sua vita, Fabio dovrà intraprendere un viaggio, mettersi in moto, e naturalmente sarà un movimento non soltanto fisico ma soprattutto interiore. Un viaggio che avrà il sapore di un saldo affettivo fra lui stesso e la memoria. Incontrerà persone e pezzi di vita del padre, fra cui anche una terapeuta, da mettere insieme per ricostruire poco a poco un’immagine sfocata e forse ingiusta di un uomo che non ha mai davvero conosciuto. Con tocchi di disvelamento che accompagnano il lettore e lo stesso protagonista, anche noi guardiamo piano piano il padre e l’uomo con rinnovata pietà. Una pietà che abbraccia una visione più ampia dell’esistenza, tutta compresa nelle sue fragilità e imperfezioni, tutta squarciata dalle spaccature dell’umano, anche laddove vorremmo fosse perfetto come l’amore, che poi perfetto non è mai, eppure non per questo è indegno di chiamarsi Amore. Sullo sfondo di paesaggi che mutano fra il susseguirsi degli eventi e le pagine, la storia di Fabio si intreccia con la narrazione di una Sicilia ricca di luoghi, monumenti, palazzi e mare increspato e vento che ha il sapore del sale. E forse in quel vento il protagonista può scorgere una promessa di vita nuova. Fabio passo dopo passo, rinasce guardando fuori e dentro di sé, si allontana dalla vita trascorsa fino ad allora e permeata da una granitica certezza, sia professionale che affettiva, e inizia ad accorpare pezzi di un puzzle nuovo. Con la sua storia, tutta intrisa di vocazione diaristica, Raffaele Mangano sembra volerci suggerire che non è possibile affacciarsi al balcone della vita con lo stupore della pienezza e della gioia se diamo le spalle alla nostra personale memoria, quale essa sia. In questo sporgersi oltre e nel cambio di prospettiva che si offre a Fabio cogliamo tutte le opportunità che anche gli eventi disperati della vita offrono agli individui. Se soltanto sappiamo fermarci a guardare, se soltanto proviamo a spostare lo sguardo, attraversando le mancanze e i dolori che ci disegnano come esseri imperfetti, potremmo scoprirci  magnifici di fronte alle infinite possibilità della vita, magari fare pace con noi stessi e mettere a tacere la rabbia, per far spazio finalmente alla vita.

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Un’intervista all’autore è disponibile cliccando qui.

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La scheda del libro

Matteo Di Girolamo, affermato architetto milanese, sparisce all’improvviso senza lasciare tracce. Di lui non si hanno più notizie sino a quando, trent’anni dopo, il figlio maggiore Fabio riceve una telefonata dai Frati Minori di Acireale che gli comunicano di avere informazioni riguardanti il padre. Seppur scettico, si reca all’incontro, durante il quale apprende fatti che lo turbano profondamente e lo obbligano a fare i conti con un passato che riteneva ormai disperso e scolorito dagli anni. Un poco alla volta Fabio è costretto a ricomporre un’immagine del padre del tutto diversa da quella che aveva da bambino. Ma il “viaggio” che compie nella rielaborazione del dolore per l’abbandono, si rivela anche liberatorio dei sensi di colpa che padre e figlio avevano nutrito per anni, l’uno nei confronti dell’altro. La smagliatura aperta decenni prima, finirà per suturarsi e provocare in Fabio anche un sostanziale ripensamento del suo percorso di vita.

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Raffaele Mangano è nato a Milano e ora vive alle falde dell’Etna. Dopo essersi laureato al Politecnico di Milano, ha intrapreso la carriera di giornalista, durante la quale  ha diretto periodici e condotto trasmissioni televisive. Da vent’anni si dedica alla narrativa. Nel 2015 ha pubblicato il saggio Italiani schiavi per scelta.

Dal 2015 è direttore artistico del premio Brancati.

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