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IL SONNO DELLA RAGIONE di Mavie Carolina Parisi

febbraio 13, 2019

IL SONNO DELLA RAGIONE di Mavie Carolina Parisi: incontro con l’autrice

Venerdì 15 febbraio 2019, alle h. 18, presso la biblioteca comunale “G. Calabrò” di Tremestieri Etneo, via Magna Grecia s.n., Canalicchio Mavie Carolina Parisi presenterà il suo nuovo romanzo “Il sonno della ragione” (L’Erudita). Dialogheranno con l’autrice: Rosa Maria Di Natale, giornalista; e Lucia Russo, giornalista e scrittrice

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Mavie Carolina Parisi vive a Catania dove si è laureata in Biologia.
Ha conseguito un master in biochimica presso l’NHI di Bethesda, Maryland.
Insegna matematica e scienze.
Appassionata da sempre di letteratura ha pubblicato numerosi racconti in varie antologie.
E’ del 2009 il suo primo romanzo “E sono creta che muta” .
Nel 2012 ha pubblicato il noir “Quando una donna” (secondo posto al premio Antonio Aniante, finalista al premio Nabokov) cui è seguito nel 2014 il romanzo “Dentro due valigie rosse” (primo classificato al premio di Calabria e Basilicata, finalista al premio Kafka) entrambi pubblicati da Giulio Perrone Editore.
Nel 2016 è uscita per Algra Editore, nella collana Fiori Blu, la raccolta di racconti “I caratteri dell’alfabeto”, (menzione al premio città di Cattolica).
Nel 2017 ha tenuto un corso di scrittura creativa presso la scuola di lingua italiana del Mills College di San Francisco.

Il nuovo romanzo di Mavie Parisi si intitola “Il sonno della ragione” (L’Erudita). Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Ancora una volta la protagonista del mio libro è una donna», ha detto Mavie Parisi a Letteratitudine, «ancora una volta esploro il sottile confine che separa la cosiddetta normalità da ciò che potrebbe chiamarsi turbamento della mente se non proprio disturbo mentale.
Quelle trappole in cui ognuno di noi può scoprirsi, suo malgrado, imprigionato.
Il cumulo di sofferenze, ossessioni, paure sotto cui anche il più razionale o meglio inserito degli esseri umani può trovarsi pigiato.
Rebecca è infatti un medico che quotidianamente svolge il suo lavoro con competenza e amore anche se a causa dei suoi disturbi ha dovuto lasciare l’attività di ricerca in un prestigioso laboratorio statunitense ripiegando su un più normale impiego in Italia, dove si occupa di tossicodipendenze.
A un certo punto della sua vita, decide di rivolgersi ad uno psicanalista, Ruggero Macis, per risolvere quei problemi che ha impressione siano nati con lei.
Non è la prima volta che prova a chiedere aiuto a un professionista e in passato ha collezionato una serie di tentativi a suo dire falliti.
Con lui ripercorre la sua vita alla ricerca di un ipotetico momento zero in cui tutto ha avuto inizio, nel frattempo vive una consapevole solitudine.
Il dottor Macis intuisce che Rebecca omette alcuni snodi fondamentali probabilmente troppo dolorosi per essere espressi a parole e che utilizza le sedute come un palliativo, così prova a sbloccarla utilizzando l’ipnosi regressiva verso la quale la donna oppone molte resistenze fino al totale rifiuto.
Conoscendola meglio, lo psicanalista comincia a farsi e a farle domande sul perché di certi comportamenti soprattutto all’interno delle relazioni sentimentali.
Mi fermo in tempo per non togliere il piacere della lettura e della scoperta.
Ho iniziato dicendo che ancora una volta mi occupo della stessa cosa, ma l’intricata grammatica mentale è un argomento talmente complesso e dotato di tantissimi angoli di osservazione e altrettanti modi di affrontarlo che parlarne non è mai abbastanza.
Non so se in geometria un solido dalle mille facce abbia un nome, ma questo è.
Nel sonno della ragione mi occupo del rapporto tra il terapeuta e il paziente, di quanto sia importante e fragile la relazione di reciproca fiducia, un filo attraverso cui scorrono emozioni in entrambi i sensi di percorrenza.
Rifletto su come sia comunque un collegamento tra due esseri umani che necessariamente risulta sbilanciato con tutto quello che questa consapevolezza comporta.
Esiste poi un muro che a volte diventa insormontabile e che paradossalmente è costruito dallo stesso paziente e consiste nella reale voglia di “guarire”.
Ansia, paura, incapacità di vivere con serenità sono spesso dei comodi rifugi che ci dispiace abbandonare, delle giustificazioni funzionali che ci permettono di non progredire perché abbiamo paura di scoprirci diversi da quello che abbiamo sempre pensato di essere, paura di spezzare catene che sono strette e fastidiose ma a loro modo confortevoli».

 

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