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SEROTONINA di Michel Houellebecq (recensione)

febbraio 18, 2019

SEROTONINA di Michel Houellebecq (La nave di Teseo – traduzione di Vincenzo Vega)

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di Massimo Maugeri

La pubblicazione di ogni nuovo romanzo di Michel Houellebecq, oltre a segnare un evento letterario di rilievo, determina contestualmente la nascita di un “grande fatto mediatico” che genera dibattiti. Era accaduto con i romanzi precedenti ed è quello che sta accadendo con “Serotonina” (La nave di Teseo, pp. 332, euro 19, traduzione di Vincenzo Vega).
Il protagonista della storia è un francese di quarantasei anni che lavora presso il ministero dell’Agricoltura. Si chiama Florent-Claude Labrouste, ha una relazione sentimentale in fase terminale con Yuzu (donna giapponese ventiseienne dalle discutibili abitudini sessuali), vive in uno degli appartamenti di un grattacielo ubicato al centro del (da lui odiato) quartiere Beaugrenelle di Parigi («città ammorbata da borghesi ecoresponsabili») e soffre di depressione. Ed è proprio il “disturbo esistenziale” dell’irriverente Florent a determinare il titolo del romanzo. Se il protagonista, infatti, riesce in un modo o nell’altro ad andare avanti è grazie all’assunzione di dosi massicce di un farmaco, il Captorix, che stimola la produzione di serotonina (l’ormone del buonumore) e che riesce ad apportare benefici all’autostima nonostante gli effetti collaterali con cui bisogna fare i conti: nausea, scomparsa della libido e impotenza (Florent dichiara sarcasticamente di non aver mai sofferto di nausea). «È una piccola compressa bianca, ovale, divisibile»: questo, l’incipit del romanzo. E qui, forse, ci si potrebbe fermare per interrogarsi sulla possibilità che il protagonista del nuovo romanzo di Houellebecq («privo in fondo sia di motivi per vivere sia di motivi per morire») non sia solo un “singolo”, ma il generico rappresentante di un’intera società ripiegata su se stessa, insoddisfatta e incapace di evolversi in maniera positiva e costruttiva.
Florent, a un certo punto, decide di sparire. Prima si rifugia presso un hotel Mercure di Parigi, dalle parti di Place d’Italie, poi nella problematica Bassa Normandia («il numero degli agricoltori era semplicemente troppo elevato per invertire la tendenza al declino, ne dedussi a poco a poco che gli agricoltori francesi erano molto semplicemente spacciati»). Su quest’ultimo punto (con riferimento, dunque, alla crisi dell’industria agricola francese vittima delle politiche europee), e ancor prima dell’uscita del libro, si sono sviluppati in Francia accesi dibattiti. Secondo qualcuno, infatti, ancora una volta, il grande scrittore francese di fama internazionale sarebbe riuscito ad anticipare i tempi attraverso la sua letteratura visionaria dotata di grande capacità profetica. Il riferimento è, naturalmente, al fenomeno dei cosiddetti “gilet gialli”. C’è chi sostiene che i moventi dell’immaginaria rivolta degli agricoltori nella Bassa Normandia, determinata dalla caduta dei prezzi del latte e descritta in “Serotonina”, siano sovrapponibili alla rabbia della “Francia delle periferie” che anima il movimento dei gilet gialli; c’è – d’altro canto – chi, in disaccordo, evidenzia alcune differenze fondamentali giacché, per esempio, nella rivolta narrata nel romanzo i social network non hanno svolto il ruolo determinante che hanno viceversa giocato nell’ambito delle manifestazioni dei gilet gialli; c’è chi rilancia ulteriormente pronosticando che i romanzi di Houellebecq – questo incluso – consentiranno di “documentare” e comprendere la Francia degli anni 2000 e le sue problematiche meglio di qualunque saggio.
E poi ci sono i numeri. Quelli che “muove” Houellebecq sono sempre notevoli. In Francia, in soli tre giorni, sono state vendute più di 90.000 copie di “Serotonina”.
Al di là dei numeri, tuttavia, bisogna ribadire che il “taglio socio-esistenziale”, la scrittura caustica e le componenti dissacranti delle storie di Michel Houellebecq non lasciano mai indifferenti. Si possono amare, o possono infastidire. In un caso o nell’altro lasciano il segno, fanno riflettere, generano – appunto – dibattiti. Effetti sempre meno frequenti nell’odierno panorama editoriale.

[articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”]

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La scheda del libro

Florent-Claude Labrouste è un quarantaseienne funzionario del ministero dell’Agricoltura, vive una relazione oramai al tramonto con una torbida donna giapponese, più giovane di lui, con la quale condivide un appartamento in un anonimo grattacielo alla periferia di Parigi. L’incalzante depressione induce Florent-Claude all’assunzione in dosi sempre più intense di Captorix, grazie al quale affronta la vita, un amore perduto che vorrebbe ritrovare, la crisi della industria agricola francese che non resiste alla globalizzazione, la deriva della classe media.
Una vitalità rinnovata ogni volta grazie al Captorix, che chiede tuttavia un sacrificio, uno solo, che pochi uomini sarebbero disposti ad accettare.
Serotonina è il capolavoro di Michel Houellebecq:serrato, lirico, a tratti umoristico, crudele, chirurgico, profetico. Romanzo d’amore, politico, esistenziale
e, soprattutto, radiografia del futuro prossimo che incombe sulle nostre vite.

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Michel Houellebecq, scrittore, poeta e saggista francese, ha pubblicato i romanzi Le particelle elementari (1999), Estensione del dominio della lotta (2000), Piattaforma (2001), Lanzarote (2002), La possibilità di un’isola (2005), divenuto un film con la regia dell’autore nel 2008, La carta e il territorio (2010) con cui ha vinto il Premio Goncourt nello stesso anno, Sottomissione (2015); le raccolte poetiche Il senso della lotta (2000), Configurazione dell’ultima riva (2015), La vita rara. Tutte le poesie (2016); i saggi H. P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita (2001), La ricerca della felicità (2008) e il libro scritto con Bernard-Henri Lévy, Nemici pubblici (2009). Presso La nave di Teseo ha pubblicato In presenza di Schopenhauer (2017).

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