Home > Incontri con gli autori > IL MONASTERO DELLE NEBBIE di Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro

IL MONASTERO DELLE NEBBIE di Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro

febbraio 20, 2019

IL MONASTERO DELLE NEBBIE di Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro (Newton Compton): incontro con gli autori

Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro giungono alla loro seconda esperienza nell’ambito della scrittura a quattro mani con questo nuovo romanzo pubblicato da Newton Compton e intitolato Il monastero delle nebbie. In precedenza hanno scritto insieme La fortezza degli inquisitori, precedentemente pubblicato con il titolo La fortezza del castigo, edito anche questo dalla Newton Compton (qui il tandem letterario su Letteratitudine)..
Abbiamo incontrato i due autori e chiesto loro di raccontarci qualcosa su questo nuovo libro…

* * *

«Partiamo sempre, nei nostri romanzi, da un’apparente anomalia», hanno spiegato Brunoldi & Santoro a Letteratitudine. «Nella prima avventura di Bonaventura d’Iseo, il francescano alchimista realmente esistito, abbiamo sfruttato come spunto narrativo il misterioso viaggio di san Francesco verso Santiago di Compostela, interrotto per motivi sconosciuti. Fonte di ispirazione per la nuova storia è stato invece Las Huelgas, un monastero femminile nel nord della Castiglia. I privilegi concessi da re Alfonso VIII a questa istituzione avevano conferito alla sua badessa poteri inimmaginabili per una donna, a quei tempi, e il monastero era divenuto una sorta di feudo sottratto all’autorità vescovile. Sono proprio le molte figure femminili a mostrarci le mille sfaccettature delle donne al potere. Sorelle che nascondono segreti e alimentano rivalità e invidie, ma che riescono a ritrovarsi unite al solo scopo di tutelare il buon nome dell’abbazia. L’incidente scatenante che dà avvio al racconto è un delitto che sconvolge e turba la quiete claustrale. Una monaca assassinata e una giovane donna, una straniera contro la quale tutti puntano il dito.

La prima è Margherita di Burgos, la monaca discendente di una nobile famiglia del luogo, la seconda Fleur d’Annecy, la giovane ribelle dall’oscuro passato che ha trovato rifugio nel monastero insieme a suo figlio, il piccolo Ruggero. Anni dopo aver rischiato la vita a causa di Bonaventura, è costretta ad affidarsi ancora una volta al frate, per salvarsi dal rogo e proteggere il suo bambino. L’alchimista, armato di sagacia, formidabile intuito, e una lingua tagliente come una lama è chiamato a investigare per svelare il diabolico piano che si cela dietro l’omicidio. Le sue indagini sono l’occasione per rivelare una fitta trama di intrighi dietro cui si celano gelosia, avidità, brama di potere e molto altro. Il nostro protagonista deve combattere contro menzogne, false piste e la superstizione per acciuffare in una frenetica corsa contro il tempo la mente che ha ordito tutto. La posta in gioco aumenta quando irrompe nel monastero il terribile monaco Magnus, un persecutore di eretici, convinto che dietro i delitti ci sia l’influenza del Maligno. Quello tra lui e Bonaventura è uno scontro tra due opposte visioni della Chiesa. Da un lato Magnus, il cistercense, incarna il fanatismo religioso che condurrà presto alle crudeltà dell’inquisizione, dall’altro il nostro protagonista rappresenta i valori evangelici del suo mentore, Francesco d’Assisi. Ai grandi spazi del primo romanzo si sostituiscono le spesse mura del monastero di Las Huelgas dove si concentra la quasi totalità dell’azione. Se nel primo libro il thriller si tingeva di avventura, in questo secondo episodio della saga di Bonaventura i toni del giallo e del mistero sono dominanti. Molti sono i sospetti e le atrocità che si celano all’interno dell’abbazia. Possiamo dire che la dimensione psicologica è predominante e i colpi di scena si susseguono dall’inizio alla fine della storia. Se nel romanzo precedente, La fortezza del castigo, abbiamo indagato le aspre differenze di credo religioso, la persecuzione degli eretici e di chiunque si allontanasse dalla dottrina ortodossa, qui è l’animo umano a essere protagonista. Non ci sono luoghi in cui fuggire, la scena è cupa, opprimente e claustrofobica, e la sola possibile redenzione passa attraverso la conoscenza profonda dell’uomo e dei suoi orrori. È un guardare nell’abisso che rischia di inghiottirci, e il nostro protagonista dovrà ritrovare le più intime ragioni della propria fede e sfruttare tutte le sue abilità di investigatore per arrestare una catena di delitti che sembra non avere mai fine».

* * *

Di seguito, il primo capitolo del libro

Monastero femminile di Las Huelgas, Castiglia,
22 ottobre 1217

La sottile bruma d’autunno si staccava dalla terra umida
e strisciava lentamente verso le mura, aggrappandosi alle
pietre fredde del monastero, fino a sparire oltre il profilo
dell’alta torre che si ergeva a fianco della chiesa. Immobile,
nel silenzio della notte, il chiostro sottostante aspettava il
risveglio delle monache. L’unico rumore che accompagnava
la scura quiete di quei sacri edifici era il monotono e incessante
scorrere dell’acqua nel lavatoio.
Fleur spalancò gli occhi. Le tenebre del sonno si confondevano
con quelle della realtà, tanto che faticava a scorgere
la fiamma dell’unico piccolo cero che illuminava la cella.
Infine, come il marinaio che nella tempesta avvista da lontano
il fuoco della salvezza, riuscì a percepirne la fievole
luce. Ma è in prossimità della riva che il mare nasconde le
insidie peggiori.
Una sensazione cupa e inesorabile le strinse il cuore. La
candela si era quasi spenta. Si alzò di scatto, un pensiero a
turbarle la mente. Allungò la mano verso la culla al suo fianco.
Il presentimento si fece realtà. Suo figlio era scomparso.
A tentoni frugò, esplorando come una cieca lo spazio angusto
della cella, sperando che il bambino potesse essersi nascosto
da qualche parte. Ma di Ruggero non vi era alcuna traccia. Il
cuore prese a batterle all’impazzata. Avrebbe voluto urlare,
ma il fiato le si strozzò in gola. Aprì la porta della sua cella,
uscendo all’aperto. Ora il cuore, squassato dai battiti, le
procurava fitte dolorose, spezzandole il respiro. Corse lungo
il chiostro, inseguita dalla sua ombra tra la selva di colonne.
Arrivò fino al portone che dava accesso ai dormitori delle
monache. Si mise a battere forte contro il legno.
«Aiutatemi!», gridò più volte, scossa dai tremiti. Nessuna
voce giunse da dentro. Una fitta più dolorosa di altre la costrinse
a voltarsi. La luna piena aveva raggiunto la sommità
della torre. L’ultimo piano era come illuminato da un fuoco.
Stava accadendo qualcosa di orribile là sopra, lo percepiva.
Corse ai piedi dell’imponente costruzione che si elevava a
fianco della chiesa. La porta era socchiusa, la spalancò. Salì
i gradini a tre a tre, fino a quando non raggiunse la cima,
il respiro ormai ridotto a un soffio. Una parte della stanza
era rischiarata dalla luce di una fiaccola. Fu allora che vide
tutto. Una figura enorme, avvolta in un mantello scarlatto,
immobile di fronte alla finestra più alta. Al di sotto del cappuccio
il viso era coperto. Fleur sentì le proprie membra
perdere le forze. Delle zanne luccicarono nella semioscurità.
Solo in quel momento si rese conto che aveva tra le braccia
il corpo di una monaca, grondante sangue. Un sangue nero,
vischioso, scendeva lentamente fino a formare un rivolo che
si allungava verso un fagotto bianco ai suoi piedi.
Quando riconobbe Ruggero nella sua piccola veste bianca
si scagliò contro l’essere urlando.
Il grido, acuto e terribile, aveva squarciato il silenzio, risvegliando
bruscamente gli abitanti del monastero.
La badessa percorreva i corridoi del chiostro, al proprio
fianco due monache mute e spaventate. Lo sguardo della
donna era duro e impassibile, proprio di chi è chiamato a
governare per conto di Dio. Entrata nel giardino al centro del
colonnato, distinse il manto bianco di un gruppo di sorelle
inginocchiate accanto al lavatoio. Alcune di loro piangevano,
altre si facevano il segno della croce e guardavano qualcosa
ai loro piedi. Una novizia reggeva tra le braccia un bimbo.
La badessa si avvicinò esitante alla tonaca chiara, intrisa di
sangue, che giaceva a terra. Una nuvola si allontanò dalla
luna, lasciando che la sua luce gelida schiarisse la scena.
In quel momento la badessa colse in pieno l’orrore che si
era abbattuto sul monastero. Davanti a lei, tra le viole, stava
il cadavere straziato di una sorella. Gli occhi sbarrati, come
a invocare senza esito un Dio misericordioso. La gola recisa
da parte a parte. Un largo taglio rosso scuro che risaltava sul
pallore esangue del volto. La tonaca sollevata a mostrare le
gambe scomposte e spezzate. Un singhiozzo soffocato giunse
poco oltre il gruppo di sorelle. In ginocchio, sotto la mole
imponente della torre, la ragazza di nome Fleur. Aveva lo
sguardo assente. Il corpo era scosso da tremiti violenti. In
mano, teneva stretto un pugnale insanguinato. Le sue vesti
erano stracciate e sporche di sangue. All’avvicinarsi della
badessa la ragazza parve riprendersi come dopo un incubo.
I tremori cessarono, lasciando il corpo inanimato, come
un petalo di rosa avvizzito, caduto sulla fredda pietra. La
giovane lasciò cadere il coltello, avvicinandosi alla badessa.
Cercò a tentoni le sue mani, stringendole forte e portandola
a sé, in modo che potesse udire il suo sussurro.
«Il cavaliere di sangue», mormorò, prima di perdere i sensi.

(Riproduzione riservata)

© Newton Compton

* * *

 

La scheda del libro

1217. Burgos. Castiglia del nord. Il corpo straziato di una monaca viene trovato nel chiostro del monastero di Las Huelgas. Del delitto è accusata Fleur d’Annecy, una ragazza dall’oscuro passato, rifugiatasi lì con il figlio Ruggero. Il francescano Bonaventura da Iseo, noto alchimista, è chiamato dalla badessa a fare luce sull’accaduto. Se Fleur sostiene che l’assassino è un uomo misterioso, avvolto in un mantello rosso fuoco, Magnus, il terribile monaco inquisitore, è di tutt’altro avviso: è la ragazza, che ha evocato un demone nel monastero, la colpevole. Bonaventura inizia la sua lotta contro il tempo per salvare dal rogo Fleur e mettere al sicuro il figlio, mentre le mura di Las Huelgas cominciano a tingersi del sangue di chi conosce i suoi mille segreti… Riuscirà l’alchimista a scoprire chi si cela dietro la mano dell’assassino, prima che la vendetta dell’inquisitore si abbatta anche su di lui?

 * * *

Pierpaolo Brunoldi dopo la laurea in Veterinaria, ha studiato recitazione e conseguito un master specialistico in sceneggiatura. Ha scritto drammaturgie selezionate in concorsi nazionali, sceneggiature per la Tv e il cinema, vari racconti pubblicati in diverse antologie, e collaborato con testate web. Insieme ad Antorio Santoro ha scritto La fortezza degli inquisitori, precedentemente pubblicato con il titolo La fortezza del castigo, pubblicato dalla Newton Compton.

Antonio Santoro, regista, attore e drammaturgo, è nato a Cava de’ Tirreni nel 1973. Diplomatosi presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, ha diretto numerosi spettacoli e scritto diversi testi per il teatro. Si è laureato al Dams, e ha due master in sceneggiatura. Insieme a Pierpaolo Brunoldi ha scritto La fortezza degli inquisitori, precedentemente pubblicato con il titolo La fortezza del castigo, pubblicato dalla Newton Compton.

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: