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L’UOMO SBAGLIATO di Salvo Toscano

marzo 12, 2019

L’UOMO SBAGLIATO di Salvo Toscano (Newton Compton)

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di Eliana Camaioni

“L’umanità ha debellato il vaiolo. Ma non il matrimonio. E questo è un dato di fatto su cui varrebbe la pena di ragionare”.
Comincia così “L’uomo sbagliato” (Newton Compton) di Salvo Toscano, autore del bestseller “Insoliti sospetti”, che ritorna con un nuovo caso per i fratelli Fabrizio e Roberto Corsaro.
E’ ‘una mattina di quasi estate’ quando Fabrizio Corsaro, giornalista, viene a sapere che dovrà lasciare in fretta l’appartamento al padrone di casa. Una notizia inaspettata, un’estate a cercare una nuova casa e un nuovo equilibrio, fino a un’altra mattina, stavolta di novembre, quando riceve la telefonata di tale Filippo Pandolfo: “Dottore, mi perdoni per il disturbo, io dovrei parlarle di una cosa molto delicata e importante”.
La cosa in questione è che il padre di Filippo, Cosimo Pandolfo, sta scontando da sei anni in carcere una pena di trenta, accusato dell’omicidio di Giovanni Cannizzaro, suo vicino di casa: una colpevolezza sulla quale nessuno – giudici, avvocati, opinione pubblica – avevano avuto dubbi, durante un processo rapido e senza appello: Cosimo era una brutta persona, un violento, picchiava a sangue la moglie incinta. Ma il figlio Filippo è convintissimo dell’errore giudiziario: mostra a Fabrizio un video inedito, una testimonianza preziosa che parla di un computer mai ritrovato, che però da sola non basta a chiedere la revisione del processo.
Fabrizio non è un uomo di legge, e soprattutto è impegnato alla conquista delle grazie di una bartender (una delle tante donne che popolano il suo letto), e così congeda Filippo:
“Filippo, lo sai che questa cosa può non voler dire niente”. Il ragazzo annuì con un sorriso nascosto in un angolo della bocca. “Ma per chi non ha più niente potrebbe voler dire tutto”. Io c’ero stato fra quelli che non avevano più niente. E non lo avevo dimenticato.

E’ così che Fabrizio pubblica un articolo, e un attimo dopo riceve la telefonata del fratello, Roberto Corsaro (sposato, depresso):
“Ciao, Fa’, tutto bene?”
“Tutto bene questa ciolla. Devo traslocare entro un mese. E ancora non ho deciso dove andare. Preparami la stanza degli ospiti. Basta che non cucina tua moglie”
(…)
“La domanda è: cosa cazzo c’era dentro quel computer?”

Ha così inizio una nuova indagine per i fratelli Corsaro, già protagonisti di sei libri di Salvo Toscano, classe 1975, maestro palermitano del noir a dispetto della giovane età.

Un’inchiesta che farà rischiare la vita a Fabrizio, e metterà in serio pericolo la famiglia di Roberto: un intrigo mai scoperto di traffico di schiave in Iraq, che fa capo a Sebastiano Barbagallo, ex contractor in Iraq, oggi onorevole e Ambasciatore della Consulta universale per la fratellanza dei popoli (un’organizzazione massonica deviata, messinese, potentissima).
Ma l’elemento che rende particolare la già avvincente trama, è la presenza delle donne: da Patrizia, figlia del padrone di casa (“Era costei una quasi quarantenne dai lineamenti incerti, una specie di Picasso cubista in carne e ossa, con una zazzera crespa e lanosa sul cocuzzolo della testa a pera e un fisico più che asciutto, quasi essiccato, da alice marinata. L’avevo vista crescere in bruttezza nei tredici anni trascorsi nel mio adorato appartamentino con vista sulla Cattedrale. Timida, impacciata, avvolta da una cappa di mestizia congenita, l’avevo sempre immaginata come una creatura asessuata. (…) A quel punto, solo due strade mi restavano: trombarmi la figlia del padrone di casa sperando di instillare in lei una crisi interiore che la portasse ad annullare le nozze o traslocare e cercarmi un altro posto dove vivere”) al ricordo nostalgico di Martina Piovana (“Ah, però, chissà che fine aveva fatto Martina. Dolcissima ma anche molto disinvolta sotto le lenzuola, eravamo stati insieme una decina d’anni addietro per qualche mese assai piacevole, prima che lei ne avesse abbastanza della mia infantile e censurabile propensione alla raccolta della patata altrui”), passando per le grazie di Vanessa, bartender: “Quando dalla portineria mi informarono dell’arrivo di Filippo Pandolfo, la notizia mi colse del tutto di sorpresa mentre su Facebook studiavo le curve di una bartender conosciuta la sera prima. Roba seria. Lavorava in un locale frequentato da trentenni (…). Vanessa si chiamava. Non mi ero mai accoppiato con una Vanessa, e quel nome che faceva rima con leonessa mi stuzzicava parecchio”.
E ancora: Cettina Badalamenti, moglie di Cosimo Pandolfo; Lucia, figlia di Giovanni Cannizzaro, Jessica, donna di Gaetano Grimaldi (polizotto, testimone oculare); Lavinia Scimè, testimone chiave, ritratta negli ultimi istanti di una malattia terminale; Barbara Dell’Abate, giornalista genovese; Marina di Matteo, sorella di Simonetta, amica di Fabrizio; la descrizione puntuale di Lucia Cannizzaro, figlia di Giovanni (“Ci arrivava comodamente, grazie al poderoso stacco di coscia che sollevava le sue natiche a una distanza considerevole rispetto al pavimento. Doveva essere alta almeno un metro e settantacinque, aveva capelli lunghi, castano chiaro, quasi biondi, un fisico da atleta e lineamenti spigolosi”) che fa il paio con quella di Marilena Bevilacqua Fecarotta, moglie di Marcello Fecarotta, vecchio amico di Fabrizio (“Natali paesani, cosce da indossatrice e décolleté generoso. Brava avvocata, per giunta. (…) E fu lì che la signora, fra una lezione di tennis e l’altra, si rivelò, a detta delle malelingue, assai abile nel diritto e nel rovescio, ma senza racchetta in mano. Le sue gesta erotiche finirono presto ammantate da un’aura di leggenda, così come le corna del mio buon amico. Fin quando, nel traffico degno del tratto fra Roncobilaccio e Barberino del Mugello che si era sviluppato fra le cosce di Marilena Fecarotta (e lascio immaginare le ilarità onomastiche che circolavano in città).
Una galleria colorita e vivace, che lungi dall’ostentare scontato maschilismo svela piuttosto il carattere testosteronico di Fabrizio Corsaro, diversissimo dal coniugato e pacifico Roberto, senza nulla togliere alla qualità e alla precisione della trama.
Che si dipana ariosa e puntuale, fino al colpo di scena finale.

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L' uomo sbagliato - Salvo Toscano - copertinaLa scheda del libro

Palermo. Cosimo Pandolfo è in galera da anni, accusato dell’omicidio di Giovanni Cannizzaro per banali questioni di vicinato. Ma l’uomo, seppure violento e dedito all’alcol, si è sempre dichiarato innocente. Solo il figlio Filippo gli crede. E quando una testimone in punto di morte gli racconta una verità rimasta nascosta che potrebbe scagionare il padre, il ragazzo si rivolge ai fratelli Corsaro, noti per la loro abilità nel risolvere i casi più difficili. L’avvocato e il giornalista indagheranno entrambi, seppur seguendo piste diverse, e arriveranno a scoperchiare un calderone di segreti, inganni e brutali violenze, che portano fino all’Iraq, ai contractors e agli orrori della guerra. Roberto e Fabrizio sfideranno un avversario pericoloso e senza scrupoli. Mettendo a rischio la loro stessa vita.

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Salvo Toscano è giornalista e autore dei romanzi Ultimo appello, L’enigma Barabba e Sangue del mio sangue. È stato semifinalista al Premio Scerbanenco e finalista al Premio Zocca Giovani. Con la Newton Compton ha pubblicato Insoliti sospetti, Falsa testimonianza, Una famiglia diabolica e L’uomo sbagliato. È stato tradotto nei Paesi di lingua inglese. Per saperne di più: www.salvotoscano.com

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