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LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino (recensione)

marzo 13, 2019

LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino (Feltrinelli)

Vincitore dell’edizione 2018 del Premio Campiello (qui lo speciale di Letteratitudine)

Finalista Premio Letterario nazionale Chianti 32ma edizione

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Quel male necessario da masticare

di Riccardo Piazza

La tana del lupo è vicina, terribilmente prossima. La caserma di Krausendorf non è che una fucina sistematica dove la prassi quotidiana ha assunto le fattezze di una illusione salvifica: l’evasione degli ordini, la logistica, le riunioni strategiche, le scientifiche coazioni a ripetere. Il Führer, del resto, con la coazione nevrotica ci andava a nozze. Rastenburg, Prussia orientale, è laggiù, nelle lande desolate degli anelli chiusi dalle foreste fredde e intricate e dal ferro dei bunker che Hitler brama il controllo, anela ancora, con ieratica convinzione, la gola del cervo europeo.
Si cinge di un gruppo apparati digerenti di fiducia, per lui non rappresentano altro che questo, mali necessari da sacrificare per il controllo di ogni suo singolo pasto. Dopo tutto, la tensione è massima, il tranello, il possibile avvelenamento sempre dietro l’angolo. Siamo nell’autunno del ’43 e Rosa Sauer è giunta da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ormai incessanti. Le SS la prelevano nella più annichilente delle brutalità conosciute, senza fornire spiegazioni logico-razionali. Incastreranno così la giovane all’interno di quell’ingranaggio malato che Simone Weil intravide fra le pieghe della necessità della follia naturale e della sofferenza.
Il sistema è semplice quanto aberrante. Il compito principale della squadra di femminee assaggiatrici è mangiare; nutrirsi degli intingoli giornalieri rispettando le quotidiane assunzioni del condottiero della Germania nazista affinché egli possa continuare l’esercizio del potere attraverso la sua organica digestione.
Quello che colpisce del libro della Postorino, oltre alla cura storiografica ed agli affreschi di precisione, conseguenze di uno studio di prim’ordine i quali avrebbero dovuto condurre l’autrice financo al cospetto della fonte principale della vicenda, è la metodicità dell’incedere letterario. Nell’arco della narrazione non esistono pause, oppure oasi dove tergiversare; la sete e la fame sono presenze assenti. Il dissidio interiore che fu già metrica degli scritti di Bernanos o di Berto, rifulge in Postorino, tanto da far male e da cauterizzare l’assioma kantiano del «devi quindi puoi». Rosa Sauer: metafora di famelica ingestione meccanica di leccornie e di manicaretti teutonici. Ciò che dovrebbe apportare caloria e calore, quel male necessario da masticare, sacrificio in panna acida, cioccolato e mandorle della baviera, la torta preferita dal Führer, nel romanzo in questione, dona invece consunzione e dolore. A poco servirà, nel fatidico ’44, il palliativo amoroso nato tra le scorie indigeste di Gross-Partsch. L’Obersturmführer Ziegler si mostrerà infatti a Rosa quale effigie sfocata, stentorea inizialmente, quanto transeunte in fin dei conti, di un marito, Gregor, partito anni prima per il fronte russo. Ancora una volta l’abitudine della masticazione amara, il bolo dell’esistenza concentrato in un flusso di coscienza; l’atto supremo d’essenza e di esistenza a noi così comune, ogni giorno, eppure così banalmente trascurato.

 

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La scheda del libro

“Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame.” Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti ti sta nello stesso tempo salvando?
La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato.
Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.
Rosella Postorino non teme di addentrarsi nell’ambiguità delle pulsioni e delle relazioni umane, per chiedersi che cosa significhi essere, e rimanere, umani. Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf), racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. Come lei, i lettori si trovano in bilico sul crinale della collusione con il Male, della colpa accidentale, protratta per l’istinto – spesso antieroico – di sopravvivere. Di sentirsi, nonostante tutto, ancora vivi.

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Rosella Postorino Rosella Postorino (Reggio Calabria, 1978) è cresciuta in provincia di Imperia, vive e lavora a Roma. Ha esordito con il racconto In una capsula, incluso nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere (Einaudi Stile Libero, 2004). Ha pubblicato i romanzi La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007; Premio Rapallo Carige Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009; Premio Benedetto Croce e Premio speciale della giuria Cesare De Lollis) e Il corpo docile (Einaudi Stile Libero, 2013; Premio Penne), la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (in Working for Paradise, Bompiani, 2009), Il mare in salita (Laterza, 2011) e Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018). È fra gli autori di Undici per la Liguria (Einaudi, 2015).

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