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PREMIO STREGA 2019: i 12 semifinalisti

marzo 17, 2019

I dodici titoli semifinalisti dell’edizione 2019 del Premio Strega: sono stati annunciati oggi, 17 marzo, nell’ambito di Libri Come

 

Oggi, 17 marzo 2019, sono stati selezionati i dodici titoli che parteciperanno alla LXXIII edizione del Premio Strega, il riconoscimento letterario promosso da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e Liquore Strega con il contributo di Camera di Commercio di Roma e in collaborazione con Bper Banca.

Gli Amici della domenica, il gruppo storico della giuria del premio, avevano segnalato cinquantasette libri di narrativa in lingua italiana pubblicati tra il 1 marzo 2018 e il 28 febbraio di quest’anno.

Il Comitato del premio – composto da Pietro Abate, Valeria Della Valle, Giuseppe D’Avino, Ernesto Ferrero, Simonetta Fiori, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco, Gabriele Pedullà, Stefano Petrocchi, Marino Sinibaldi e Giovanni Solimine – ha scelto i 12 titoli che si disputeranno l’edizione 2019.

I 12 libri candidati sono stati annunciati oggi, domenica 17 marzo alle ore 12.30, in una conferenza stampa che si è svolta a Roma, nella Sala Ospiti dell’Auditorium Parco della Musica, durante Libri come. Festa de Libro e della Lettura.

Sono intervenuti Giuseppe D’Avino, Presidente di Strega Alberti Benevento, Valeria Della Valle, Presidente del Comitato scientifico della Fondazione Bellonci, Melania G. Mazzucco, Presidente del Comitato direttivo del Premio Strega, Giovanni Solimine, Presidente della Fondazione Bellonci. Ha coordinato l’incontro Stefano Petrocchi, Direttore della Fondazione Bellonci.

Ecco l’elenco dei docidi libri semifinalisti:

Valerio Aiolli, Nero ananas, Voland – proposto da Luca Formenton;

Paola Cereda, Quella metà di noi, Giulio Perrone Editore – proposto da Elisabetta Mondello;

Benedetta Cibrario, Il rumore del mondo, Mondadori – proposto da Giorgio Ficara;

Mauro Covacich, Di chi è questo cuore, La nave di Teseo – proposto da Loredana Lipperini;

Claudia Durastanti, La straniera, La nave di Teseo – proposto da Furio Colombo;

Pier Paolo Giannubilo, Il risolutore, Rizzoli – proposto da Ferruccio Parazzoli;

Marina Mander, L’età straniera, Marsilio – proposto da Benedetta Tobagi;

Eleonora Marangoni, Lux, Neri Pozza – proposto da Sandra Petrignani;

Cristina Marconi, Città irreale, Ponte alle Grazie – proposto da Masolino d’Amico;

Marco Missiroli, Fedeltà, Einaudi – proposto da Sandro Veronesi;

Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, Bompiani – proposto da Francesco Piccolo;

Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi – proposto da Pierluigi Battista.

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L’intero elenco con le motivazioni/recensioni dei 57 titoli che hanno concorso alla selezione è disponibile qui

I libri candidati saranno votati da una giuria composta dai 400 Amici della domenica, da 200 votanti all’estero selezionati da 20 Istituti italiani di cultura, da 40 lettori forti selezionati da 20 librerie associate all’ALI, e da 20 voti collettivi di biblioteche, università e circoli di lettura (15 i circoli coordinati dalle Biblioteche di Roma), per un totale di 660 votanti. Concorrono inoltre alla VI edizione del Premio Strega Giovani e saranno letti e votati da una giuria composta da 600 ragazzi provenienti da 60 scuole secondarie superiori in Italia e all’estero.

La prima presentazione dei libri in concorso si terrà come di consueto a Benevento, la città del Liquore Strega, il 12 aprile. Il 13 aprile, a Casal di Principe, appuntamento della dozzina con le scuole della Campania al Teatro della Legalità.

Sarà l’inizio di un lungo tour che tra maggio e giugno porterà gli autori candidati in numerosi festival e rassegne letterarie (Armonia. Narrazioni in Terra d’Otranto, Alessano; La grande invasione, Ivrea; La città dei lettori, Firenze; Letterature Festival Internazionale, Roma; A Tutto Volume, Ragusa; Letteratura Festival, Salerno; Incontri con l’autore, San Benedetto del Tronto; Cervo ti Strega, Cervo; Fuoriluogo, Biella), al teatro Il Maggiore di Verbania e nelle città di Parigi e Lione, dove saranno ospiti dei rispettivi Istituti italiani di cultura.   

La prima votazione, che selezionerà la cinquina dei finalisti, avrà luogo mercoledì 12 giugno nel Tempio di Adriano – Camera di Commercio di Roma, e non, come da tradizione, nella sede della Fondazione Bellonci, a causa dei lavori di ristrutturazione in corso nel palazzo in via Fratelli Ruspoli. Come da tradizione, invece, la votazione per l’elezione del vincitore si svolgerà giovedì 4 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e in diretta su Rai 3.

Sarà compito di IBS.it, partner tecnico del Premio Strega, recapitare i libri in concorso agli Amici della domenica, che potranno esprimere il loro voto per via telematica o con la tradizionale scheda cartacea da ritirare al seggio.

BPER Banca fin dalla scorsa edizione ha rafforzato il suo sostegno al Premio assegnando un riconoscimento speciale ai cinque autori finalisti. Anche quest’anno, grazie al coinvolgimento delle venti Accademie di Belle Arti statali nazionali, ha indetto un concorso per la realizzazione di una scultura ispirata al mestiere di scrivere e all’importanza della promozione della lettura. Lo studente vincitore riceverà da BPER Banca un premio in denaro, ma soprattutto vedrà realizzata la propria opera in cinque esemplari che saranno donati agli autori finalisti dello Strega.

L’immagine che accompagnerà la LXXIII edizione del Premio Strega, presentata a Libri Come, è stata realizzata da Alessandro Baronciani, che si è ispirato all’illustrazione sulla storica urna di voto dipinta da Mino Maccari, riprendendone anche lo slogan: «Se la Strega ha una scopa, la Letteratura deve avere uno scopo».

 

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Di seguito, le copertine dei dodici libri semifinalisti del Premio Strega 2019

Proposto da Luca Formenton

«Nero Ananas di Valerio Aiolli ricostruisce gli eventi drammatici che hanno segnato la storia d’Italia nei cinque anni che vanno dalla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 alla strage della Questura di Milano del 17 maggio 1973. Verosimiglianza e realtà si confondono in quest’opera, che ha il merito di essere riuscita in un’impresa senza dubbio difficile: restituire quel periodo della nostra coscienza culturale e storica senza cedere alla pura mediazione della cronaca, ma mettendo in scena una narrazione corale, universale – a volte intimamente vertiginosa –, e capace di raccogliere in queste pagine una moltitudine policroma di voci, spesso antagoniste tra loro».

 

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Proposto da Elisabetta Mondello

«Quella metà di noi è un romanzo intenso e coinvolgente, ambientato nella Torino dei nostri giorni, in cui si muovono una folla di personaggi a cui Paola Cereda affida il compito di narrare le contraddizioni e le difficoltà della condizione contemporanea. Il romanzo, sostenuto da una lingua precisa ed essenziale, pagina dopo pagina diviene la narrazione della condizione liminare che, in alcune fasi della vita, tutti dobbiamo affrontare e interroga il lettore sulla possibilità di non restare sulla soglia ma di diventare capace di immaginare, scegliere e progettare il futuro».

 

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Proposto da Giorgio Ficara

«Fondato su minuziosi studi d’archivio e sostenuto da una verve narrativa personalissima, il lavoro di Benedetta Cibrario ci mostra un punto di vista non convenzionale sul Risorgimento: Anne Bacon, inglese malinconica e operosa in un piccolo Piemonte aristocratico, è un personaggio originale in grado di registrare e testimoniare, giorno dopo giorno, ogni impulso di una straordinaria evoluzione storica nel cuore stesso di un mondo arcaico i cui segreti non risultano tuttavia, per nessun aspetto, meno preziosi».

 

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Proposto da Loredana Lipperini

«Di chi è questo cuore forza e supera i confini di quella che oggi chiamiamo autofiction iscrivendosi in un progetto artistico che Covacich persegue da anni, e si pone anzi come culmine della sua intera opera. La scoperta da parte dell’io narrante di una lieve anomalia cardiaca è il punto di partenza per un’esplorazione lucida e inquieta, che può soffermarsi a scrutare il mondo degli affetti e sollevarsi a guardare lontano, verso le piccole e grandi indifferenze del nostro presente. È uno sguardo che si rivolge ai molti ultimi delle città (i senzatetto e i lavavetri che abitano Roma, dove i condomini possono decretare la mutilazione degli alberi per decoro, ma ignorano le vite piccole che si muovono nelle strade e negli argini del fiume), e che insieme guarda alla mutazione che il tempo impone ai corpi e allo stare nel mondo. È uno sguardo che legge, nettamente e con passione, soprattutto i cambiamenti dei corpi femminili, che si votano a un’ascesi che li scolpisce e smaterializza o ritrovano entusiasmi di ragazza pur nella vecchiaia. Per linguaggio, stile, profondità e innovazione formale, Di chi è questo cuore si pone tra le prove più alte nel panorama letterario contemporaneo».

 

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Proposto da Furio Colombo

«Il romanzo merita attenzione per tre aspetti del tutto insoliti (oltre all’insolito percorso biografico e di lavoro dell’autrice, che è e non è una straniera). Il primo aspetto è certamente il linguaggio. Riflette in modo curioso (sorprendente ) una vita, in modo più efficace di un sequenza di notizie. È un linguaggio lontano-vicino, familiare ed estraneo, molto bello e senza alcuna preziosità o deliberata ricerca di stile. Una seconda ragione è la storia, che appartiene, allo stesso tempo, al genere “familiare” ma anche a una sequenza di avventure con scarti sorprendenti rispetto all’attesa abilmente creata. Ovvero si carica e si libera della memoria personale e familiare, spingendo continuamente il lettore a rifare la mappa del mondo e del tempo che sta percorrendo. Infine merita attenzione il talento espressivo (che non è il linguaggio, ma la costruzione del racconto) che rende La Straniera non una raccolta di memorie, ma il punto in cui nasce (anche, ma non solo da ciò che è accaduto) una storia nuova».

 

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Proposto da Ferruccio Parazzoli

«Per la perturbante libertà di quanto è narrato e per la forza del racconto, il libro di Pier Paolo Giannubilo si presenta come una sorprendente novità. L’autore chiede di seguirlo attraverso i percorsi del protagonista dall’inaspettato cognome: Gian Ruggero Manzoni è, infatti, il pronipote di Alessandro. Una curiosa parentela che desta viva dissonanza con gli accadimenti che ripercorrono gli anni, appena trascorsi, d’intensi e destabilizzanti scuotimenti. L’autore convince il suo avventuroso personaggio a riversare il fiume delle proprie esperienze, la sua vita di individualista che ama egualmente il rischio e l’amore, la scena internazionale e quella di famiglia. Storie contrastanti: i moti politici e studenteschi del ’77, gli incontri con personaggi simbolo di quegli anni, Tondelli, Pazienza, le simpatie per il sinistrismo di azione, i terrori della prigionia, l’entusiasmo, più che la costrizione, a divenire risolutore di estreme situazioni, quale informatore sotto copertura, in Libano, e nei Balcani. Difficile trovare oggi nella narrativa italiana chi abbia, come Pier Paolo Giannubilo, un vivificante senso anarchico della letteratura, la libertà di trasformare la realtà in finzione e la finzione in realtà».

 

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Proposto da Benedetta Tobagi

«Perché leggiamo romanzi? Come antidoto alla solitudine esistenziale, per trovare, nelle pagine, noi stessi; per poterci riconoscere, trovare parole per la nostra ombra, per sentimenti così sottili da non avere nome, o una ferita segreta, diranno alcuni. Per vivere “vite che non sono la mia”, incontrare l’alterità totale, estendere l’empatia oltre i confini dei territori a noi familiari, diranno altri. Più spesso, tutt’e due le cose. Il primo elemento di grande fascino de L’età straniera di Marina Mander sta nel fatto di consentirci entrambe le esperienze, trascinandoci nella penombra di uno spazio liminale, nella schiuma tra terraferma e mare, come nell’immagine di copertina. Marina Mander ci mostra il mondo attraverso il suo sguardo, che penetra la realtà come un coltello e ha la cruda verità del sole meridiano, uno sguardo invecchiato dal precoce disincanto e insieme fresco, persino ingenuo, nei mille dubbi di chi si affaccia alla vita».

 

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Proposto da Sandra Petrignani

«Marangoni conosce l’arte finissima di rendere reale l’immaginario, riesce a farti credere nella presenza di una nuvola in salotto più che nella forza dei sentimenti che legano un certo uomo a una certa donna. Insomma come di ogni libro complesso, non è facile parlare di Lux: è stravagante, allegro e malinconico, sapiente e leggero. C’è dentro una voce sferzante, ironica, saggia, che si muove sul solido terreno di radici letterarie comuni per proiettarsi in un oltre giovanissimo e carico di futuro».

 

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Proposto da Masolino D’Amico

«Dopo essere stata swinging negli anni sessanta, con i Beatles e Carnaby Street, Londra torna a essere un polo di attrazione negli anni Novanta e Duemila, quando diventa una delle capitali della finanza mondiale. Da allora la narrativa si è spesso occupata di questo luogo dalle mille opportunità, in particolare puntando sugli emigranti provenienti dal cosiddetto terzo mondo. Meno frequente il trattamento di un caso come quello della protagonista di Città irreale, che proviene dalla fascia (non meno numerosa) dei professionisti qualificati. La storia di Alina è quella di una formazione anche sentimentale in mezzo a esponenti della fauna internazionale che agisce nella città non poi tanto irreale del titolo, sempre descritti con un occhio attento a molti particolari rivelatori e con una prosa autorevole, da scrittore in pieno controllo del suo strumento espressivo».

 

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Proposto da Sandro Veronesi

«Ci sono romanzi che sembrano provenire dal futuro. Romanzi che sembrano ritornare a noi, qui e oggi, da un tempo nel quale finalmente molti problemi sono stati risolti, cioè ricondotti alla propria perduta, primordiale naturalezza. Di questi romanzi si usa dire che “fanno epoca”. Fedeltà di Marco Missiroli è uno di essi, e il nodo che vi viene sciolto, nella scrittura soda e però anche fluida e lucente, nei personaggi perfettamente definiti e però anche nella formidabile trazione generata dalla loro dissolvenza l’uno nell’altro, è quello del dolore: è energia vitale, il dolore, null’altro che energia vitale, e la specie umana è concepita per trasmetterselo. Nelle sue pagine risieda la risposta che solo la letteratura poteva dare allo stupore espresso da Freud dinanzi all’incapacità della libido di separarsi dai suoi oggetti, «uno di quei fenomeni che non si possono spiegare ma ai quali si riconducono altre cose oscure». Il guaio non è soffrire, il guaio è farlo nel modo sbagliato. La sofferenza in questo romanzo è come la miseria in Céline: è liberatoria, viene voglia di viverla».

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Proposto da Francesco Piccolo

«Scurati racconta con dedizione e ostinazione la nascita del fascismo in Italia, non tralasciando nessun dettaglio decisivo alla comprensione della nostra Storia, attenendosi ai fatti documentati e appassionando i lettori per pagine e pagine, come hanno dimostrato le reazioni fin dal primo giorno della sua comparsa nelle librerie. Il racconto corale, con al centro la figura di Benito Mussolini, compie il miracolo di farci comprendere come i fatti prendano consistenza e poi potenza in pochi anni, con la complicità dell’indifferenza e della superficialità di un intero popolo. Nonostante quest’anno tra i candidati al premio Strega siano presenti libri e autori che apprezzo, propongo M. di Antonio Scurati perché è un evento nella letteratura italiana, uno dei romanzi importanti dei nostri anni, che merita per questo non solo di partecipare al Premio Strega ma di vincerlo».

 

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Proposto da Pierluigi Battista

«In questo romanzo emozionante e profondo Nadia Terranova, come Telemaco alla ricerca del padre Odisseo, torna nella sua città natale e nella casa messinese della sua infanzia alla ricerca di tracce della figura paterna che si è come volatilizzata, rendendosi assente al mondo ma non nella memoria della protagonista. Il padre è scomparso: con ogni probabilità è morto tanti anni prima, ma il suo corpo non è mai stato trovato. E non c’è funerale possibile per un morto che forse non è morto. Mentre Telemaco parte da Itaca per conoscere il destino del padre, Nadia Terranova torna a Itaca-Messina perché attraverso gli oggetti della sua infanzia, gli odori e i colori della sua città, l’atmosfera della casa che la madre ha deciso di mettere in vendita, può finalmente fare i conti con se stessa e con il fantasma di un padre che non c’è più. E mettere a punto, nel tratto di mare che separa Scilla e Cariddi, la cerimonia degli addii indispensabile per continuare a vivere dopo aver portato a termine il lutto».

 

 

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