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LE CINQUE LUNE DI MYSKIN di Nicola Bozzo

marzo 19, 2019

LE CINQUE LUNE DI MYSKIN (Pungitopo): l’esordio letterario di Nicola Bozzo

di Marco Olivieri

Uno Stretto che si ritrae, specchio ed emblema di una contemporaneità indecifrabile, tra rassegnazione e passività. Un’anestesia del cuore e della mente che descrive questi tempi sbandati, mentre voci e personaggi si alternano in un crescendo ricco di momenti onirici, paradossali, e d’improvvisi squarci di realtà. L’esordio di Nicola Bozzo, avvocato messinese con un passato significativo in politica, è un romanzo della notte e della profondità. Pubblicato da Pungitopo editrice, “Le cinque lune di Myskin” è un libro del sottosuolo, caro a Dostoesvskij, richiamato anche nel titolo, da L’idiota.
In una città ventosa, un po’ Messina un po’ Lisbona, si celebra il mistero della letteratura, il suo fascino e il suo segreto. L’atmosfera, sospesa e sfuggente, avvolge numerose figure: l’uomo che aveva permesso che il passato non diventasse un destino; il ragazzo magro che quando è allegro si fa chiamare principe Myskin; la ragazza che non poteva morire perché innamorata; l’uomo del manoscritto; pittori ciechi e archivisti dell’anima. Risultano molteplici i riferimenti letterari: da Cervantes, Pirandello, Kafka e Pessoa a Camus, Borges, con i suoi dedali inesplicabili, Melville, Bernanos, Sciascia e Saramago, rielaborati in una chiave personale.
In una polifonia scandita da cinque lune, anticipate da epigrafi che rappresentano una dichiarazione di poetica, ci si confronta con figure immortali come Don Chisciotte e il Prospero della Tempesta shakespeariana. In primo piano una raffinata geografia di spazi vissuti e immaginati, dove la sensualità, la fiducia nonostante tutto nelle risorse dell’umano, il dolore e la passione per la pratica rivoluzionaria dello scrivere generano un impasto indissolubile di sogno e realtà.
Nel complesso, un sentimento di compassione e di dolorosa assunzione di responsabilità, nei confronti degli altri e del mondo, pervade le pagine di questa vibrante immersione nelle potenzialità immaginifiche del romanzesco. Scrive Bozzo, facendolo dire a un personaggio chiave: “In effetti io credo che la letteratura non potrà cessare, essa vive e si alimenta di segni già detti (intendo scritti); da questo momento diventa irrefrenabile perché il già scritto per sua inclinazione determinerà altro scrivere e così all’infinito. Pensi al Don Chisciotte. Prima è fatto di parole, poi di azioni, ma quelle azioni ritornano ed essere parole: segni che generano segni, verrebbe da dire che la letteratura, a un certo punto, non ha bisogno del mondo. (…) Il mondo non è il riflesso delle parole, ma il suo contrario. Le parole diventano nude, sole chimere adatte a ribaltare la triste prosaicità di ciò che esiste.”
Così, nel segno di un rapporto dialettico che investe vita e arte letteraria, si sviluppa “Le cinque lune di Myskin”. Come in ogni tendenza visionaria, c’è anche la cronaca e ci sono le macerie di una città ferita come Messina, un “non luogo”, trasfigurata attraverso una scrittura a tratti lirica e densa d’immagini, di dettagli, di sogni e visioni, di fantasmi e di monologhi, qua e là intervallati dalla terza persona. La dimensione universale prevale e alimenta domande e dubbi sull’esistenza e sulle sfumature di ogni parola scritta. Si rinnova, dunque, tra le pagine di questo romanzo elegantemente evocativo, l’eterna sfida alla tragicità del vivere.

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La scheda del libro

In un angolo tra il bar e la stazione che sembra quasi Lisbona, si muovono i primi personaggi di questo romanzo: l’uomo che aveva permesso a qualcuno che il passato non diventasse un destino; il ragazzo magro che aveva capito così tanto la vita da non essere creduto; la ragazza che non poteva morire perché innamorata; l’uomo del manoscritto. Nella metafora di un mare che si ritrae, attorno a loro altri personaggi si sfiorano, si incrociano, si perdono per incontrarsi ancora, si confondono in un’atmosfera rarefatta in cui le vite di ognuno – vissute, immaginate, sognate – si mescolano, fino quasi a fondersi o a scomparire dopo essere state viste o sognate. Dopo avere avuto o non avere avuto ragione. Dopo avere lasciato, forse, memoria di sé.

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