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UNDYING. UNA STORIA D’AMORE di Michel Faber (recensione)

aprile 10, 2019

UNDYING. UNA STORIA D’AMORE di Michel Faber (La nave di Teseo)

[…] Splendore era il mio nome per te. / Non era vero, / in quei giorni prima che, alla fine, / ti lasciassi andare. / Lo sapevi tu e lo sapevo io. / Eri brutta. / Ma non adesso. / Non adesso.

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di Eva Luna Mascolino

Lo scrive Michel Faber rivolgendosi idealmente alla moglie Eva dopo il decesso di quest’ultima. Una poesia dalla sintassi scarna, eppure di un’indiscutibile ferocia evocativa, che fa parte del volume Undying. Una storia d’amore, arrivato in Italia nel 2017 grazie alla traduzione dall’inglese di L. Manini per La Nave di Teseo. Il filo conduttore dell’opera è un dialogo fra una malattia tumorale lunga sei anni e un amore durato per ben ventisei, al termine del quale, come suggerisce il titolo, è la non-morte ad avere la meglio.

L’operazione compiuta dall’autore olandese sembra quella di una continua sottrazione: non c’è spazio per la metrica, né per uno “studio” poetico in senso stretto dei testi. Non ci sono particolari rifacimenti letterari, né vengono accennati giochi retorici qua e là. A emergere dall’ombra è solo il verso di chi ha pubblicato quasi sempre in prosa e si è vergognato per decenni di leggere ad alta voce i propri componimenti, salvo poi dedicarvisi forsennatamente per via di un’esigenza irrimandabile.

Fin dai primi scritti proposti nella silloge, in effetti, l’urgenza del dolore emerge in tutta la sua spaventosa tridimensionalità, abbracciando allo stesso tempo accertamenti medici e vestiti fuori misura, carezze sgraziate e letture ad alta voce. Le domande sono numerose, ancora più frequenti la diatesi passiva e le forme negative, che concorrono così a ricostruire il quadro di un declino psicofisico, da un lato, e la strenua resistenza di chi accetta il cambiamento, dall’altro, senza abbracciarne l’estremo distacco.

Nelle interviste rilasciate alla stampa, Faber è stato comunque molto chiaro al riguardo: la scrittura non è stata per lui terapeutica, né la sua condizione può essere ascrivibile alla depressione susseguente a un grave lutto. Ciò che posso fare, / in ciò che resta del mio tempo breve, / è dire, a chiunque si curi d’ascoltare, / che una volta è esistita una donna che era gentile / e bella e coraggiosa e che io non scorderò / di come il mondo si trasformò, oltre ogni dire, / nel momento in cui ci conoscemmo. Questo è l’unico senso di un intero libro dedicato a un essere umano di cui la Storia non avrà memoria, questa è la ragione per cui il cancro merita di essere chiamato per nome, questo è l’unico modo in cui si può ripercorrere «la narrazione della perdita di Eva».

Al di là di ogni manierismo, ovvero più in alto e più lontano, rimane l’imperfezione di un’esistenza assediata parimenti dal dolore dell’assenza e dalla dolcezza del ricordo, spogliata dalla paura dell’abbandono come dalla rabbia per un mieloma multiplo devastante. Ciò non significa che le poesie “figlie” di una simile tragedia privata siano il riflesso di un tentativo di accettazione, anzi. Le frasi brevi e taglienti dello scrittore schiudono veri e propri mondi di sentimenti, all’interno dei quali la dedizione contamina il disgusto, l’impazienza deve fare i conti con la fiacchezza, lo sconforto fa il bagno nella premura.

Quello di Undying, dunque, è l’inno contraddittorio e accorato a un tempo che si era conosciuto a memoria, una lunga lettera in versi il cui destinatario sonnecchia in un’urna e non sa che i gatti non sentono più la sua mancanza, ora che anche l’armadio rischia di venire spogliato dalle scarpe e dalle gonne di un corpo fantasma. È l’unica maniera mai inventata, forse, per fare andare a capo il miracolo dell’eternità e la forma grottesca di una parrucca senza scadere nella banalità della sofferenza o in un eccesso di formalità lirica. Un pugno nello stomaco che, non a caso, Ian McEwan ha definito «lucido, tenero e saggio»: imperdibile perché autentico e straziante senza nessuna pretesa di esserlo.

(Riproduzione riservata)

© Eva Luna Mascolino / Letteratitudine

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Undying. Una storia d'amore. Testo inglese a fronte - Michel Faber - copertinaLa scheda del libro
In questo volume, intimo e struggente, Michel Faber raccoglie le poesie scritte per la moglie Eva, che lo ha lasciato dopo molti anni di malattia. Luminosi, candidi e brucianti, questi versi sono l’eccezionale racconto di cosa significhi trovare l’amore della propria vita ed essere costretti a dirgli addio. Ma questo è tutto tranne che un libro sulla morte: Undying esprime pienamente la forza estrema dei sentimenti, la bellezza delle sfide più dolorose, la tenerezza dei legami che non conoscono mai il senso della fine ma trovano in ogni momento, anche nel più drammatico, quella luce inebriante dell’inizio, destinata a cambiarci per sempre.
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Michel Faber è nato nei Paesi Bassi nel 1960. È cresciuto in Australia e dal 1993 vive in una vecchia stazione ferroviaria nel nord della Scozia. In Italia ha pubblicato la raccolta di racconti La pioggia deve cadere (2008) e i romanzi Sotto la pelle (2004), A voce nuda (2005), Il petalo cremisi e il bianco (2003), I gemelli Fahrenheit (2006), I centonovantanove gradini (2006), Il libro delle cose nuove e strane (2014). I suoi libri sono tradotti in 22 paesi.

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© Letteratitudine

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