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HARUKI MURAKAMI VINCE IL PREMIO LATTES GRINZANE 2019 PER LA SEZIONE LA QUERCIA

aprile 15, 2019

Haruki Murakami è il vincitore del Premio Lattes Grinzane 2019 per la sezione La Quercia, dedicata a Mario Lattes (pittore, scrittore ed editore, scomparso nel 2001).

Haruki Murakami (edito in Italia da Einaudi, tradotto da Antonietta Pastore e Giorgio Amitrano), nato a Kyoto nel 1949 e cresciuto a Kobe, è tra i massimi autori della narrativa mondiale. Pubblicato in oltre cinquanta lingue, è uno scrittore amatissimo dai lettori ed è stato insignito di premi importanti in tutto il mondo. È autore di romanzi, racconti e saggi ed è traduttore in giapponese di autori americani come Francis Scott Fitzgerald, Raymond Carver, Truman Capote, J. D. Salinger, Tim O’Brien, John Irving e Ursula K. Le Guin. Grande appassionato di musica (classica, jazz e rock), negli anni Settanta ha gestito un jazz bar a Tokyo, insieme alla moglie, il Peter Cat (tappezzato di foto di gatti), esperienza preziosa per la sua formazione di scrittore grazie alle storie umane con cui è venuto in contatto.

Fin dal suo primo romanzo, Ascolta la canzone del vento, del 1979, Murakami si è imposto sulla scena letteraria giapponese come uno scrittore di primo piano che non sembrava appartenere alla tradizione nipponica. Gli scenari metropolitani, i riferimenti alla cultura popolare occidentale (da Michel Polnareff ai Beach Boys, dai film di Peckinpah a Jean Seberg), la forma della scrittura, debitrice a Fitzgerald e a Capote più che a Kawabata o Tanizaki, proiettavano la letteratura giapponese in spazi nuovi e inattesi. Tra gli aspetti che hanno contribuito al successo dei suoi romanzi, spiccano il taglio cinematografico, la cura per la descrizione minuziosa, lo stile semplice, minimalista e realistico, che ingloba la presenza di un certo grado di surrealismo e “realismo magico”, situazioni in cui accadono eventi bizzarri o soprannaturali che i personaggi stessi non riescono quasi mai a decifrare completamente.

 

Motivazione

«Diventato autore di culto a livello mondiale, Murakami è lo scrittore che più ha contribuito ad avvicinare il Giappone ai lettori occidentali. Fin dagli esordi, alla fine degli anni Settanta, egli esce dalla cornice della tradizione letteraria giapponese creando un suo mondo narrativo originalissimo, tramite un linguaggio nuovo e comunicativo, molto vicino al parlato. La semplicità stilistica è un tramite per affrontare profondi temi esistenziali – il rimpianto per il “perduto”, la ricerca di sé nell’assurdità di un’esistenza alienata, l’attrazione per l’aspetto magico e misterioso, del mondo – e di toccare alcuni tasti dolenti del Giappone: le colpe storiche, le responsabilità politiche del passato e del presente. Caratteristica rilevante dei grandi romanzi di Murakami è la presenza di personaggi che conducono vite ordinarie (in cui l’ampia platea dei lettori immediatamente si identifica, al di là di ogni barriera culturale), ma nel seguito del racconto capita che la loro storia si venga di solito a trovare sospesa tra reale e irreale, coinvolta in eventi magici e inquietanti. Il brusco passaggio dalla realtà al sogno rappresenta pienamente lo smarrimento dell’essere umano contemporaneo di fronte a fenomeni sempre nuovi e incontrollabili. Lo sconfinamento in un universo parallelo tuttavia non è mai una fuga, ma discesa nel profondo di se stessi, alla ricerca di ciò che si cela nei recessi della nostra coscienza».

 

Le precedenti edizioni della sezione La Quercia sono state vinte da: António Lobo Antunes (2018; Feltrinelli), Ian McEwan (2017; Einaudi), Amos Oz (2016; Feltrinelli), Javier Marías (2015; Einaudi), Martin Amis (2014; Einaudi), Alberto Arbasino (2013; Adelphi), Patrick Modiano (2012, Einaudi, Guanda) Premio Nobel 2014, Enrique Vila-Matas (2011; Feltrinelli).

 

Haruki Murakami

I primi due romanzi di Haruki Murakammi Ascolta la canzone del vento (1979; Einaudi, 2016) e Il Flipper del ’73 (1980; Einaudi, 2016) rientrano tra le poche opere realistiche di Murakami. A partire dal terzo libro, Nel segno della pecora (Longanesi, 1982; Einaudi, 2010), e dal successivo, La fine del mondo e il paese delle meraviglie (1985; Baldini+Castoldi, 2002; Einaudi, 2008), nei suoi libri compaiono elementi surreali che si ritroveranno poi in quasi tutte le opere. È con il quinto romanzo (1987) che Murakami ottiene un grande successo commerciale e di critica: Norwegian wood. Tokyo blues (Feltrinelli, 1993; Einaudi, 2006), che deve il suo nome all’omonima canzone dei Beatles e che vede la luce durante il suo viaggio in Sicilia e a Roma. Segue l’altro successo Dance dance dance (1988; Einaudi, 1996). Nel 1991 Murakami si trasferisce temporaneamente negli Stati Uniti dove diviene ricercatore associato e poi professore associato nell’Università di Princeton. Nel 1992 esce A sud del confine, a ovest del sole (Feltrinelli 2000; Einaudi 2013). Nel luglio del 1993 Murakami si trasferisce a Santa Ana (California), per insegnare all’università William H. Taft. Nel 1994 e nel 1995 vengono pubblicati i tre volumi di L’uccello che girava le viti del mondo (Baldini+Castoldi, 1999; Einaudi, 2007), che gli valgono nel 1996 il prestigioso Premio Yomiuri. Nel 1997 viene pubblicato Underground (Einaudi, 2003), saggio in cui Murakami raccoglie le interviste ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime dell’attentato alla metropolitana di Tokyo compiuto con il gas Sarin dalla setta Aum nel 1995, cercando di tracciare un quadro del Giappone contemporaneo. Nel 1999 esce La ragazza dello Sputnik (Einaudi, 2001). Nel 2001 Murakami si trasferisce a Ōiso, prefettura di Kanagawa, dove vive dedicandosi alla scrittura, e alla corsa (ha disputato oltre venti maratone), pubblicando tra gli altri: Kafka sulla spiaggia (2002; Einaudi, 2008); After Dark (2004; Einaudi, 2008); il romanzo in tre libri 1Q84 (2009-2010; Einaudi 2011-2012); il saggio Il mestiere dello scrittore (2015; Einaudi 2017); L’assassinio del commendatore. Libro primo. Idee che affiorano (2018) e L’assassinio del commendatore. Libro secondo. Metafore che si trasformano (2019).

Nel 2006 gli viene conferito il Premio Franz Kafka, in passato già assegnato ad autori del calibro di Philip Roth, Harold Pinter ed Elfriede Jelinek.

 

 

Romanzi principali

Nel segno della pecora (Longanesi, 1982; Einaudi, 2010). Un giovane agente pubblicitario inserisce in una newsletter la foto di un gregge. Una pecora, in particolare, suscita l’interesse di un uomo vestito di nero, collaboratore del “Maestro” – un potente politico dal passato torbido – che obbliga il giovane a trovare quell’animale. Accompagnato da una ragazza con orecchie bellissime e dotata di poteri sovrannaturali, e come unico indizio un panorama fotografato, l’agente attraverserà tutto il Giappone sino alla gelida regione dello Hokkaido.

Norwegian Wood. Tokyo Blues (Feltrinelli, 1993; Einaudi, 2006). Il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che abbandona le atmosfere oniriche per esplorare il mondo dei sentimenti e della solitudine. Un romanzo sull’adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di integrarsi con gli altri per diventare adulti e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi. Toru è assalito dal dubbio di aver sbagliato o sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un personale senso della morale e da un’avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Non può fare altro che decidere o aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.

 Dance Dance Dance (Einaudi, 1996). Proseguimento del romanzo Nel segno della pecora. Il giovane agente pubblicitario, detective suo malgrado, si muove tra cadaveri veri e presunti, tra una Tokyo iperrealistica e notturna, una Sapporo sotto una nevicata perenne e la tranquillità illusoria dell’antica cittadina di Hakone. Accanto a lui c’è una ragazza dai poteri sovrannaturali, ma compaiono anche una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo e sei scheletri che, a Honolulu, guardano la televisione. Esiste un collegamento fra tutte queste cose, un senso: l’unico modo per trovarlo è non avere troppa paura e, un passo dopo l’altro, continuare a danzare.

 L’uccello che girava le viti del mondo (Baldini+Castoldi, 1999; Einaudi, 2007). In un sobborgo di Tokyo il giovane Okada Toru ha appena lasciato volontariamente il suo lavoro e si dedica alle faccende di casa. Due episodi apparentemente insignificanti rovesciano la sua vita tranquilla: la scomparsa del suo gatto e la telefonata anonima di una donna dalla voce sensuale. Toru si accorgerà presto che oltre al gatto, dovrà cercare la moglie Kumiko. Lo spazio limitato del suo quotidiano diventerà il teatro di una ricerca in cui sogni, ricordi e realtà si confondono e che lo porterà a incontrare personaggi sempre più strani. A poco a poco dovrà risolvere i conflitti della sua vita passata di cui nemmeno sospettava l’esistenza.

 La ragazza dello Sputnik (Einaudi, 2001). Sumire è una ragazza impulsiva, disordinata, generosa, con il mito di Kerouac e della scrittura. Myu è una donna matura, sposata, molto ricca e molto bella. Sumire ama Myu come non ha mai amato nessun ragazzo, e Myu parrebbe provare lo stesso sentimento, ma uno schermo invisibile sembra separarla dal sesso, e forse dal mondo. Riusciranno a incontrarsi o si perderanno senza lasciare traccia come lo Sputnik, condannato a vagare nello spazio per sempre? Il narratore è un giovane senza nome, prima studente, poi maestro elementare, innamorato di Sumire innamorata di Myu. Così i destini dei tre protagonisti s’inseguono ma non si congiungono mai, simili a satelliti alla deriva per l’eternità.

Kafka sulla spiaggia (Einaudi, 2008). Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l’ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti a Takamatsu, nel sud del Giappone. Il primo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, scultore geniale e satanico, mentre il secondo, Nakata, fugge dalla scena di un delitto nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nell’incomprensibile, schivando ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora, ma che rappresenterà il compimento del proprio destino.

After Dark (Einaudi, 2008). In una Tokyo aliena, nell’arco di una sola notte, si incrociano i destini di Kaoru, ex campionessa di lotta libera che gestisce un love hotel, di una giovane prostituta cinese picchiata da un cliente, del giovane e disinvolto musicista jazz Takahashi, della diciannovenne Mari in cerca di solitudine e di sua sorella, caduta in un letargo volontario dal quale non sembra volersi svegliare.

L’arte di correre (Einaudi, 2009). Una riflessione sul talento, la creatività e la condizione umana. L’autoritratto di uno scrittore-maratoneta, di un uomo di straordinaria determinazione, di profonda consapevolezza – dei propri limiti come delle proprie capacità –, di maniacale autodisciplina nel sottoporre il proprio fisico al duro esercizio della corsa. E non da ultimo la sorpresa di scoprire che un autore celebrato per la potenza della sua fantasia sia in realtà una natura estremamente metodica, ordinata, agli antipodi dello stereotipo dell’artista tutto genio e sregolatezza.

1Q84 (Einaudi, 2011-2012). Trilogia ambientata a Tokyo nel 1984. Aomame è spietata e fragile. È un killer che in minigonna e tacchi a spillo, con una tecnica micidiale e invisibile, vendica tutte le donne che subiscono una violenza. Tengo è un ghostwriter che deve riscrivere un libro inquietante, pericoloso come una profezia. Persi sotto un cielo ostile in cui brillano due lune, entrambi si giocano la vita in una storia che sembra destinata a farli incontrare. Il titolo è un omaggio a 1984 di George Orwell: la lettera “Q” del titolo ha la stessa pronuncia del numero 9 (kyuu) in giapponese.

Vento & Flipper (Einaudi, 2016), i primi due romanzi di Murakami. Un giorno, a ventinove anni, Murakami è allo stadio a guardare una partita di baseball quando, osservando la traiettoria della palla finire nel guantone di un giocatore, ha come un’illuminazione: lui, un giorno, diventerà uno scrittore. Tornato a casa, inizia a scrivere un romanzo e poi un altro ancora, Ascolta la canzone del vento (uscito nel 1979) e Flipper (uscito nel 1973) che raccontano la storia di un ragazzo di vent’anni con la voglia sfrenata di scrivere un romanzo bello. Nel frattempo, però, fuma, beve, pensa alle ragazze con cui in passato ha fatto l’amore. Le cataloga, le evoca. E chiacchiera con un suo amico, più cinico e disilluso di lui, nella convinzione di poter trasformare la realtà con le parole. Ma l’età adulta è ormai a un passo e il tempo a sconti a nessuno.

Il mestiere dello scrittore (Einaudi, 2017). Murakami fa entrare i suoi lettori nell’intimità del suo laboratorio creativo, li fa accomodare al tavolo di lavoro e dispiega i segreti della sua scrittura. Sono “chiacchiere di bottega”, che presto però si aprono a qualcosa di più. Confidenze, dettagli biografici e ammissioni di passi falsi.

L’assassinio del commendatore. Libro primo. Idee che affiorano (Einaudi, 2018). Un ritrattista trova nella soffitta della casa appartenuta a un famoso pittore giapponese un suo quadro, L’Assassinio del Commendatore, e inizia a studiarlo con l’occhio dell’esperto. Parallelamente, un uomo ricchissimo dal passato ambiguo, Menshiki gli commissiona il proprio ritratto. La ricerca dello stile per dipingere il volto del committente cogliendone l’essenza si sovrappone così all’inchiesta sul vero soggetto raffigurato nel quadro, che sembra incongruo e terribile.

L’assassinio del commendatore. Libro secondo. Metafore che si trasformano (Einaudi, 2019). Tutte le domande, gli eventi inspiegabili, le apparizioni che hanno animato il primo volume dell’Assassinio del Commendatore trovano qui la più imprevedibile delle soluzioni, rivelando il romanzo per quello che è autenticamente: una riflessione realistica e attuale sulle ferite della storia, sulla colpa e la responsabilità. Una terapia per sopravvivere ai traumi. Una guida pratica per orientarsi nel mondo delle metafore. Ma anche un racconto fantastico sui mostri che ci divorano dall’interno, sulle paure che ci sbranano nella notte dell’anima; e su come, quei mostri, possiamo vincerli: prendendoci cura di chi arriverà dopo di noi.

 

«Amo la cultura pop: i Rolling Stones, i Doors, David Lynch, questo genere di cose. Non mi piace ciò che è elitario. Amo i film del terrore, Stephen King, Raymond Chandler, e i polizieschi. Ma non è questo ciò che voglio scrivere. Quello che voglio fare è usarne le strutture, non il contenuto. Mi piace mettere i miei contenuti in queste strutture. Questa è la mia via, il mio stile. Perciò non piaccio né agli scrittori di consumo né ai letterati seri. lo sono a metà strada, e cerco di fare qualcosa di nuovo. […] Scrivo storie strane, bizzarre. Non so perché mi piaccia tanto tutto ciò che è strano. In realtà, sono un uomo molto razionale. Non credo alla New Age, né alla reincarnazione, ai sogni, ai tarocchi, all’oroscopo. […] Ma quando scrivo, scrivo cose bizzarre. Non so perché. Più sono serio, più divento balzano e contorto».

Haruki Murakami «The Salon Magazine», 16-12-1997

Murakami vincitore La Quercia. Alajmo, Echenoz, Omotoso, Perissinotto e Ransmayr finalisti Il Germoglio

 

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