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IL GUARDIANO DELLA COLLINA DEI CILIEGI di Franco Faggiani

maggio 9, 2019

IL GUARDIANO DELLA COLLINA DEI CILIEGI di Franco Faggiani (Fazi editore): incontro con l’autore

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Franco Faggiani Vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo; ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Con il romanzo La manutenzione dei sensi (Fazi Editore, 2018), già tradotto in Olanda, vincitore del Premio Parco Majella, del Premio Città delle Fiaccole e finalista al Premio Cortina e al Premio Wondy, ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico.

Per Fazi è appena uscito il suo nuovo romanzo, intitolato “Il guardiano della collina dei ciliegi“.

Abbiamo chiesto a Franco Faggiani di parlarcene…

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«Una collina sul fondo di una valle nascosta tra le selvagge montagne dell’isola di Hokkaido, nel nell’estremo nord del Giappone, è incredibilmente ricoperta di ciliegi Yamazakura, anch’essi selvatici e resistenti al clima avverso dell’estremo nord», ha detto Franco Faggiani a Letteratitudine.
«È qui che Shizo Kanakuri, il protagonista, dopo aver cambiato identità, va a espiare colpe che lui stesso si è attribuito. Il villaggio più vicino, sulla costa spazzata dai venti siberiani, è a oltre tre ore di cammino, e quello sarà l’unico punto di riferimento per gran parte della sua vita. Un piccolo posto ai limiti del grande Impero, ma è qui che si evidenziano quei mutamenti – personali, familiari, sociali, economici – che finiscono poi per indicare lo sviluppo di un intero Paese.
Il fascino di una storia sta anche nei luoghi in cui essa si svolge. E i luoghi non sono fondali, quinte teatrali, ma, anche nel caso de “Il guardiano della collina dei ciliegi”, come lo erano stati ne “La manutenzione dei sensi”, insieme di elementi naturali – montagne, foreste, tempeste, ghiacci, scogliere – che determinano la vita stessa dei protagonisti. La plasmano, la confortano, la distruggono, le danno nuove occasioni. Shizo si prende cura degli alberi sacri, della collina, dei boschi intorno e, per questo, ritrova conforto e onore. Un privilegio che può essere appannaggio di ognuno di noi se traduciamo in azioni rispettose quelle idee che periodicamente diciamo di voler mettere in campo a favore dell’ambiente. “Perché le idee che rimangono idee non servono niente”».

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Un estratto del romanzo “Il guardiano della collina dei ciliegi” – Fazi Editore

In un pomeriggio terso di metà maggio si presentò alla mia porta un ragazzo dall’aria sveglia e dai modi determinati: Gennaj, il figliastro del comandante Fukuta. Dopo i convenevoli partimmo finalmente per la collina dei ciliegi, a tre ore di cammino verso le montagne, lungo sentieri appena tracciati, tra boschi che avevano iniziato a mettere il fogliame nuovo e le erbe che stavano rispuntando dopo il tempo trascorso sotto la neve.
Questa sembrava ormai essersi sciolta ovunque, tranne che sulle creste più elevate delle montagne intorno e su una specie di terreno gibboso che, come un’isola dal mare, si innalzava dal fondo di una valle ancora lontana. Notai la collina dopo aver valicato, sbuffando e sudando, un colle privo di sentieri; la indicai al ragazzo e lui sorrise quasi girando la testa da un’altra parte per non farsi vedere.
«Quella è la tua collina, Kahida-san, ma ti conviene affinare lo sguardo». Rise di nuovo, questa volta con più gusto, e io non ne capii il motivo.
Lo scoprii circa mezz’ora dopo, quando arrivammo al centro della valle sottostante il colle. Con stupore immenso, in estasi, quasi, perché quella coltre bianca che ammantava la collina non era neve. Erano milioni, miliardi di fiori di yamazakura appena sbocciati.
«Il mio patrigno ha voluto che ti portassi qui proprio in questi giorni per ammirare il prodigio», disse con soddisfazione il ragazzo, «per fare in modo che l’amore per il tuo lavoro possa nascere dall’incanto».
Lo lasciai lì di stucco e mi misi a correre, con l’affanno dovuto alla fatica e all’emozione, fin sulla cima, dove c’erano i resti di una rustica abitazione. Da lassù, oltre le cime dei ciliegi, lo scenario era ancora più seducente. Una grande e densa nuvola compatta di petali ricopriva la collina su ogni versante, avvallamento, ondulazione. Il profumo inebriava l’intera valle. Mi sembrò di essermi librato in volo, tanta era la vertigine che provai.

(Riproduzione riservata)

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