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SALONE DEL LIBRO DI TORINO: le riflessioni conclusive del direttore Nicola Lagioia

maggio 17, 2019

32° Salone Internazionale del Libro di Torino. Finita l’edizione dei record. Le riflessioni del direttore editoriale, Nicola Lagioia

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di Nicola Lagioia

La XXXII edizione del Salone del Libro di Torino si è chiusa con 148.000 visitatori unici nel Lingotto, cui vanno aggiunti i 27.000 che hanno preso parte al Salone off. Sono numeri impressionanti e difficilmente eguagliabili, e pur non essendo un fanatico del dato quantitativo comincio da qui per rendere conto delle proporzioni di questo che non è tanto un pubblico, ma una Comunità.

Giovedì mattina la Comunità del Salone (piaccia o no, un pezzo importante del paese) si è presentata davanti ai cancelli del Lingotto e ha invaso i suoi spazi travolgendo ogni cosa con un affetto e una partecipazione che possono aver destabilizzato qualcuno ma non noi. Noi con questa Comunità ci confrontiamo di continuo, la conosciamo, ci parliamo, la incontriamo tutto l’anno nelle strade, nelle scuole, nelle carceri, negli ospediali, nelle librerie, nelle biblioteche. Sono loro, i membri di questa Comunità, ad affidarci idealmente il compito di organizzare il Salone.

imageQueste tantissime persone si sono mosse tra gli spazi del Lingotto in modo festoso, pacificio, sicuro. Erano felici di essere lì, di ritrovare il proprio Salone per come lo desideravano. Quanti ci avrebbero scommesso? Il Salone è una grande manifestazione popolare. Vi prego di non dimenticarlo mai.

Certo, ci sono state polemiche più che mai furiose e più che mai legittime, su cui vorrei dire qualcosa.

La prima. Se il Salone fosse una semplice vetrina editoriale, non sarebbero scoppiate queste polemiche. La fortuna del Salone di questi anni si deve anche al fatto che è un progetto culturale di un certo tipo, e non una vetrina. Faccio solo un esempio. Intanto c’è potuto essere con Halina Birenbaum il dialogo che l’ha portata a fare una delle più belle inaugurazioni di sempre, in quanto l’avevamo invitata (lei e non un’altra) al Salone del Libro, e l’avevamo invitata in un determinato contesto.

La seconda. Se il Salone attira tutta questa attenzione è perché ne abbiamo fatto tutti insieme un luogo simbolico molto forte. Intorno al Salone quest’anno si è scatenata una discussione culturale fondamentale (che difficilmente avrebbe avuto luogo ovunque), e al di là delle ragioni e dei torti questo è un dato di grande importanta. Attenzione però alla qualità della discussione. Se il tema è il possibile sdoganamento del fascismo, e a questo tema si reagisce in maniera tribale (e non attraverso la complessità, il ragionamento, la buona volontà, il rispetto delle diverse posizioni, la disponibilità a farsi mettere in discussione) allora è un’occasione sprecata. Ricordo solo che la nostra Costituzione (nonché la Resistenza) è figlia di diverse anime, e che alla Resistenza parteciparono persone che la pensavano in modo anche molto diverso: comunisti, liberali, socialisti, cattolici, monarchici, ex fascisti. Beppe Fenoglio, tanto per dire, era partigiano e monarchico.

La terza. Gestire l’emergenza e i problemi. Li abbiamo gestiti come meglio ci consentivano di fare le forze e i poteri a nostra disposizione. Ringrazio ovviamente tutti quelli che ci hanno dato dei consigli costruttivi: dai consigli offerti non per tornaconto personale ma per preservare un bene comune c’è sempre da imparare, e noi cercheremo di farlo. Grazie dei consigli. Grazie delle critiche disinteressate: cercheremo di fare tesoro anche di queste. Con umiltà e lavoro.

Sulla tempistica con cui si è arrivati alla soluzione dei problemi, checché se ne pensi una settimana è un tempo record. Ci sono aziende che ci mettono una settimana per compilare una fattura elettronica. Noi in una settimana – mentre la situazione cambiava ogni due o tre ore, senza avere alcun potere formale che non fosse la moral suasion – ci siamo trovati a doverci confrontare con l’intero mondo dell’editoria italiana (case esitrici grandi e piccole), con le biblioteche, con le librerie, con le istituzioni locali e con le istituzioni nazionali (il marchio del Salone del Libro è tutelato dal Ministero dei Beni Culturali). Tanto per dirne un’altra (tra le mille che potrei raccontarvi): nessuna decisione poteva essere presa sottovalutando anche minimamente le misure di sicurezza, quindi senza un confronto diretto per esempio con Questura e Prefettura. Quindi, non proprio come scrivere un tweet.

Qualcuno addirittura aveva scritto che davanti alle polemiche (più che legittime) avremmo dovuto fermarci, dimostrando uno scollamento dalla realtà che merita una riflessione, dimenticando cioè che noi (prima ancora di dover rispondere a un editoriale, di cui naturalmente teniamo conto, e che naturalmente rispettiamo) dobbiamo rispondere a più di 150.000 persone: donne, bambini, studenti, uomini di tutte le età, di tutti i ceti sociali, di tutte le provenienze, di tutte le opinioni, per non parlare delle centinaia di persone che lavorano al Salone tutto l’anno, a cui si deve rispetto.

Per quanto la questione sia molto complicata (a Torino era presente la Fiera di Francoforte, la più importante del mondo, e il direttore ha raccontato pubblicamente come loro si trovino a fronteggiare esattamente lo stesso problema, addirittura a Francoforte due anni fa si è arrivati alle mani; quindi qui a Torino non è successo qualcosa di particolarmente nuovo) lavoreremo nei prossimi mesi per trovare una soluzione di cui, quando ci sarà, vi parlerà il presidente dell’Associazione Torino, la Città del Libro Silvio Viale. Il Salone è una struttura complessa, e ognuno ha una sua importante parte di competenza.

La responsabilità verso 150.000 persone impone una certa postura e direi una certa lucidità. A un certo punto le polemiche soprattutto in rete si erano fatte veramente roventi. Io ora non sono proprio un fan di Kipling, ma riuscire a mantenere la calma mentre intorno a te molti rischiano di perderla ci è sembrato in questo caso un buon consiglio. Per chi riveste determinati ruoli ci sono situazioni in cui ci vuole più coraggio a mediare che a entrare a gamba tesa, e la pazienza e la calma (pur con il tempo che avanza) nonché il riuscire a comporre diverse opininioni rispettandole tutte diventa fondamentale. O almeno è fondamentale per chi ha una posizione di responsabilità. Chi non ha questa responsabilità ha ovviamente una diversa libertà di azione (persino quella di entrare a gamba tesa). Quindi va bene così. L’importante però è comprendere i ruoli. Io stesso, magari, se fossi stato nei soli panni del commentatore avrei usato una diversa cifra. Oppure no?

Spero che questa esperienza ci abbia insegnato molte cose e spero ci abbia rafforzati. Spero che tutta la discussione sul Salone – ma soprattutto su ciò che accade fuori dal Salone – prosegua in maniera sensata, a colpi di idee e di vero impegno, non di clava. Noi che lavoriamo al Salone abbiamo garantito sopravvivenza e successo di questo progetto attraverso tre anni molto duri sotto tutti i profili. Abbiamo dovuto fronteggiare difficoltà e imprevisti di ogni tipo (chi vuole dia un’occhiata alla cronologia), portando volta per volta il Salone a crescere. Ma non è stato facile, non lo è tuttora. Aiutateci a proteggere questa meravigliosa casa.

Ringrazio infine tutte le torinesi e i torinesi, le piemontesi e i piemontesi. Per come hanno saputo accogliere il mondo, che per 5 giorni è arrivato qui. Per la prova di compostezza che hanno dato in un paese non sempre composto, la grande prova di accoglienza che hanno dato in un mondo non sempre accogliente, la grande lezione di civiltà che hanno impartito a tutti. Ci sono occasioni in cui da questa città, da questo territorio e da questo popolo, chiunque ha da imparare.

Ringrazio voi che mi leggete. Comprenderete un filo di stanchezza fisica. A presto.

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[16 maggio 2018 – Nicola Lagioia, dal suo profilo Facebook]

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