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AMMAGATRICI di Marinella Fiume

maggio 28, 2019

AMMAGATRICI di Marinella Fiume (A & B): intervista all’autrice

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di Massimo Maugeri

Marinella Fiume, nata a Noto (Sr), laureata in Lettere classiche presso l’Università di Catania, dottore di ricerca in Lingua e Letteratura italiana, ha pubblicato saggi, biografie, canzoni, racconti, romanzi, tra i quali Sicilia esoterica (2013), giunto alla sesta edizione, e La bolgia delle eretiche (2017); collabora con riviste e quotidiani e ha curato trasmissioni televisive. Ha esplorato e divulgato il ricchissimo patrimonio simbolico della Sicilia, l’universo femminile e i saperi tradizionali delle sue donne, contribuendo a sottrarle all’oblio della memoria. È curatrice del Dizionario Siciliane (2006). È stato scritto che “il suo linguaggio è quello di una sciamana siciliana e possiede la cifra dell’affabulazione evocatrice e magica”.

Il nuovo libro di Marinella Fiume si intitola “Ammagatrìci” ed è un viaggio visionario guidato da arcane incantatrici di Sicilia: dal Museo di Morgantina ad Aidone, alla casa di Lucio Dalla alle falde dell’Etna, a Catania, Scicli, Noto, Acireale, Taormina.

Ho chiesto a Marinella di parlarcene…

-Ci racconteresti qualcosa sulla raccolta e sul titolo che hai scelto?
Ammagatrìci (A&B Acireale – Roma, 2019), titolo che è un mio conio che ricorda l’Ammaliatrice di Teocrito,  è una raccolta di 11 racconti, altrettanti incontri surreali e folgoranti con arcane figure femminili di Sicilia: sirene e dee greche, sibille e grandi madri, medichesse ebree, trovatrici di tesori e streghe erboriste, schiave di corsari e castellane, assaggiatrici di raffinate pietanze, dive hollywoodiane e viaggiatrici straniere, accomunate da un rapporto esclusivo con il magico e la luna, e tutte, reali e fantastiche, trasfigurate letterariamente.

Quale è l’ambientazione?
Con la guida di queste donne, il libro ci conduce in un tour visionario per alcuni luoghi simbolo di Sicilia, secondo un percorso a cui i miei lettori sono abituati grazie al mio fortunato Sicilia esoterica. Qui ci rechiamo dal Museo di Morgantina ad Aidone, dove è ambientato il racconto che vede come protagoniste Demetra e la figlia Kore; alla villa di Lucio Dalla alle falde dell’Etna (Sibilla etnea); a Catania, con la medichessa ebrea Virdimura che ricostruiva l’imene lacerato delle ragazze da marito nel 1370; ad  Acireale, con L’Inglesina che torna nei luoghi in cui una sua antenata fu presa dai pirati e venduta schiava; a Taormina, nel villaggio “Le Rocce” dove furono ospiti negli anni Cinquanta indimenticabili dive di Hollywood; a Scicli e Noto, con le sue trovatrici di tesori e le figlie di Ministri custodi di antichi ricettari; a Palermo, con le sue erboriste condannate nel carcere dello Steri dal Tribunale del Santo Uffizio.

Qual è il filo rosso che lega i vari racconti?
Già, il numero dei racconti, riporta a un universo magico-simbolico, è un numero palindromo, come anche il suo quadrato e il suo cubo lo sono. Malgrado le storie siano ambientate dal tempo arcaico del mito al secolo scorso, con personaggi femminili di quelle epoche, ciclico e non lineare è il tempo delle storie. E magiche sono queste donne. Nella magia consiste tutto il loro potere, malgrado il Patriarcato. Perché la Magia, come del resto la Scienza, è il potere di trasformare il mondo, e superficiale e provvisoria è ogni divisione tra l’una e l’altra. Questo potere le donne devono rivendicare, al di là di ogni emancipazionismo, che è cosa buona e giusta nell’ottica della storia e della rivendicazione dei Diritti: un potere profondo, che ha attraversato carsicamente la storia della civiltà umana, un potere che Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, nel ‘200, definiva, in un suo sonetto di scuola siciliana, quello “d’alcìrimi e guarìri”, di uccidere e guarire, di dare la vita e la morte, di “resuscitare”. Perciò, queste mie figure contribuiscono a fissare anche per le donne di oggi una genealogia, le ricollegano alle Madri, creano una Tradizione – e senza Tradizione non c’è potere, come dimostra la Storia degli Uomini scritta dagli Uomini.
Ogni personaggio femminile protagonista dei racconti è capace di ammagàre, trasformare il mondo con gli strumenti della Magia, nelle diverse fasi dell’attraversamento della sua vita, che corrispondono poi alle fasi della Luna, astro femminile che presiede alla vita del Cosmo. È necessario che le donne divengano consapevoli di questo potere affinché la loro presenza nell’universo sia salvifica. Il libro vuole essere anche la consegna del Pianeta dalle Madri alle Figlie, alle ragazze, perché lo salvino dallo stato di degrado in cui versa, come si vede da uno dei racconti iniziali, Sibilla etnea, ambientato nel giardino della villa di Lucio Dalla a Milo, dove effettivamente l’ho concepito una notte di fine anno di qualche anno fa.

Ci sono connessioni con il tuo libro precedente?
Come nel precedente La bolgia delle Eretiche, che in qualche modo questa raccolta di racconti idealmente continua e completa, le protagoniste sono tutti personaggi femminili, siciliane che, via via che ci si allontana dall’immaginario collettivo degli archetipi o dall’antichità arcaica e classica, sono effettivamente vissute e storicamente ricostruite anche se letterariamente trasfigurate, tutte “eretiche”, ossia capaci di scegliere con la propria testa e ribellarsi a ogni sopruso, senza vittimismo, fiere di difendere le loro verità e soggettività anche a costo di sofferenze indicibili, prigionia, schiavitù, morte. Non vittime ma vincitrici, malgrado tutto.
Io stessa sono rimasta ammagàta da queste donne, ne ho subito la fascinazione che ho cercato di trasmettere al lettore creando un linguaggio diverso per ciascuna di loro, frutto di lunghe fatiche e rielaborazioni, un mix linguistico che non ha niente della mimèsi verista o realista: la lingua delle Ammagatrìci…

Grazie mille, cara Marinella. E in bocca al lupo per questa nuova avventura letteraria…

 

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