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JALNA di Mazo de la Roche (un estratto)

luglio 4, 2019

Pubblichiamo un estratto del romanzo JALNA di Mazo de la Roche (Fazi editore – Traduzione di Sabina Terziani)

Cent’anni di amori, odi e passioni sullo sfondo dei paesaggi sconfinati del Canada. Una grande saga familiare bestseller in tutto il mondo.

Jalna è il primo romanzo di una saga familiare amatissima che, a partire dagli anni Venti, conquistò generazioni di lettori, con undici milioni di copie vendute e centinaia di edizioni in tutto il mondo. All’epoca della sua prima uscita, la saga di Jalna, ambientata in Canada, era seconda solo a Via col vento fra i bestseller. Grazie a quest’opera, l’autrice, paragonabile a Thomas Hardy, ottenne fama internazionale e fu la prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize.
I Whiteoak, numerosa famiglia di origini inglesi, risiedono a Jalna, grande tenuta nell’Ontario che deve il suo nome alla città indiana dove i due capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adeline, si sono conosciuti. Molto tempo è trascorso da quel fatidico primo incontro. Oggi – siamo negli anni Venti – l’indomita Adeline, ormai nonna e vedova, tiene le fila di tutta la famiglia mentre aspetta con ansia di festeggiare il suo centesimo compleanno insieme a figli e nipoti: a partire dal piccolo Wakefield, scaltro come pochi, infallibile nell’escogitare trucchi per non studiare e sgraffignare fette di torta, fino al maggiore, Renny, il capofamiglia, grande seduttore che nasconde un animo sensibile.
La vita a Jalna scorre tranquilla, fino a quando due nuore appena acquisite arrivano a scombussolarne gli equilibri: la giovanissima Pheasant, figlia illegittima del vicino, il cui ingresso in famiglia è accolto come un oltraggio, e la deliziosa Alayne, americana in carriera che, al contrario, con la sua grazia ammalierà tutti, specialmente gli uomini di casa…
Con una prosa leggera ed elegante e un delizioso sguardo ironico, Mazo de la Roche ci racconta la storia di tre generazioni accompagnandoci in un allegro gioco di intrecci incorniciato dalla bellezza e i colori del paesaggio canadese e dalla quiete della natura incontaminata.

 

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Un estratto del romanzo JALNA di Mazo de la Roche (Fazi editore – Traduzione di Sabina Terziani)

La comparsa di Alayne aveva prodotto in Finch un’impressione profonda e soverchiante. Quella ragazza era diversa da qualunque altra avesse incontrato fino ad allora; lo riempiva di curiosità e fremente ammirazione, e quella prima sera non riuscì a tenere a bada il pensiero di lei. Il suo viso si sovrapponeva continuamente alle aride pagine su cui doveva studiare. A un certo punto, nel bel mezzo di un faticoso problema di algebra, dovette alzarsi e scendere in punta di piedi fino a metà della scala soltanto per guardarla, oltre la porta aperta del salotto dove la famiglia era intenta a giocare a bridge e backgammon. La sua presenza nella casa gli sembrava qualcosa di delizioso e inquietante, come una melodia che risuonasse all’improvviso per le stanze.
Bramava toccare il suo abito, di un tessuto che non ricordava di aver mai visto prima e di un colore che non avrebbe saputo definire. Bramava toccare le sue mani, quella pelle così delicata e soda al tempo stesso. E mentre se ne stava chino su quei compiti sgradevoli nella sua stanza tutta in disordine, strani pensieri e visioni offuscavano la pagina sgualcita sotto ai suoi occhi. Una brezza fresca entrava dalla finestra portando con sé i suoni e i profumi del tardo autunno: il fruscio delle foglie che andavano perdendo la loro fresca elasticità e diventavano sempre più secche e scricchiolanti; lo strofinio di un ramo secco contro un altro ramo, quasi che la quercia tentasse di intonare un lamento per la fine dell’estate; il bizzarro picchiettio di un rampicante contro il vetro, in una sorta di danza degli scheletri accompagnata dalla lugubre musica della quercia; l’odore di sconfinate distese di terra umida e pesante, intorpidita dall’avvicinarsi della sterilità invernale.
Cosa significava tutto ciò? Perché si ritrovava in mezzo a quella confusione di volti, voci, sconcertanti rumori notturni e diurni? C’era qualcuno al mondo che lo amasse e si prendesse cura di lui come Alayne faceva con Eden? No, nessuno, senza ombra di dubbio. Lui apparteneva ai suoni petulanti che entravano dalla finestra, non al mondo del calore umano degli abbracci e delle labbra che indugiano in un bacio.
Si soffermò sul pensiero di baciare le labbra della moglie di Eden. Era sprofondato in un abisso di sogni, la testa china sulle mani giunte. Un’emanazione bianca come uno spettro sgusciò dal suo petto e fluttuò di fronte a lui, sospesa in un pallido etere verdognolo. La guardò esultante e distaccato al tempo stesso di fronte alla libertà di quell’emanazione che si sprigionava da lui in momenti come quello. A volte si dissolveva all’istante, altre volte fluttuava a poca distanza e sembrava fargli cenno di seguirla. Adesso si muoveva a faccia in giù come se nuotasse, accompagnata da un’altra forma indistinta. Finch premette le nocche contro le palpebre per generare una visione di colori intensi, e cercò di vedere la faccia dell’altra figura, benché ne avesse paura. Nessuna delle sue apparizioni aveva un volto che si potesse riconoscere. Una gli apparteneva perché era uscita dal suo corpo, ma l’altra, con il suo bizzarro fluttuare, da dove veniva? Era forse scaturita dal corpo della ragazza in salotto, come strappata alla sua anima dalla disperata ricerca che lo animava? Che cos’era? Che cos’era lui? Perché si trovavano là, in una casa chiamata Jalna, tutte quelle persone affamate e passionali?
E Jalna cos’era? La casa, lui lo sapeva bene, aveva un’anima. Ne aveva udito i sospiri, i movimenti nella notte. Credeva che a volte gli spiriti di suo padre, delle sue mogli, del nonno e persino quelli dei Whiteoak morti in fasce, venissero dal cimitero per radunarsi proprio lì e ristorarsi bevendo l’essenza di Jalna, uno spirito che era tutt’uno con la pioggia fine che cominciava a cadere proprio in quel momento. Gli si stringevano attorno, lo schernivano, il nonno nella sua uniforme da ussaro, gli infanti avvolti in lunghi vestitini bianchi.
Sentiva pulsare le tempie, bruciare le guance, le mani umide viscide e fredde. Si alzò lasciando cadere i libri e si sporse dal davanzale tendendo le mani alla pioggia in un gesto di preghiera, i polsi sottili che spuntavano dalle maniche logore.
Pian piano si calmò. Ma non voleva guardare dentro, nella stanza, perché pensava a tutte le volte che aveva condiviso il letto con Piers e a quanto aveva desiderato il momento in cui avrebbe dormito da solo, libero dalla presenza del fratello che lo tormentava. Adesso invece sentiva che la presenza di Piers lo avrebbe protetto dai suoi pensieri malsani.

(Riproduzione riservata)

© Fazi editore

 

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Risultati immagini per Mazo De La RocheMazo de la Roche è stata una delle più importanti e prolifiche scrittrici del ventesimo secolo, un’icona della letteratura canadese. Cresciuta leggendo Lewis Carroll, che ha plasmato la sua immaginazione, divenne famosa a livello internazionale grazie alla pubblicazione di Jalna nel 1927 e fu la prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize, che al tempo ammontava a 10.000 dollari. Ma mentre quasi tutti conoscevano i suoi libri, nessuno sapeva nulla della sua vita privata, che rimase sempre avvolta in un fitto mistero. Con l’aumentare della sua popolarità, aumentava anche il suo desiderio di riservatezza, tanto da farle costruire una figura pubblica fittizia. Visse quasi tutta la vita insieme a Caroline Clement, che ufficialmente aveva adottato come sorella, convivenza che allora era chiamata “Boston marriage”. Insieme adottarono due bambini. Una figura tanto misteriosa e controversa da ispirare un film sulla sua vita, The Mystery of Mazo de la Roche.

 

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