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SICILIA D’AUTORE (AA. VV.)

luglio 6, 2019

SICILIA D’AUTORE a cura di Gabriella Kuruvilla (Morellini)

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di Alessandro Russo

Orbene, si scorge in Sicilia d’autore, (AA.VV, 2019, Morellini Editore, pp. 208,  € 15,90)  una prospettiva di scrittura davvero interessante. Un po’ come quando, con la reflex a tracollo, piuttosto che scattare fotografie frontali, il paesaggio lo si riprende dall’alto, dal basso, oppure di sbieco ma si sceglie un angolo che risalti i colori ma non riduca del tutto le ombre. D’altronde, come si legge in ogni manuale di fotografia che si rispetti, sono le angolazioni insolite a rendere le immagini più interessanti.
Le storie di Sicilia d’autore sono un ammaliante spaccato del presente dove i niuri vivono, condividono amori e non solo coi loro dirimpettai e dove prorompe la religiosità delle nonne siciliane. Allo stesso modo v’è un disvelamento del ruolo d’una giovane docente che piuttosto che insegnar al liceo preferisce farlo in una scuola media d’una borgata palermitana. Solo in questa maniera avrà ella modo di guardare uno per uno i suoi alunni, quasi si trattasse di vegliarli o guidarli, come più piacerà al lettore.
imageNon mancano un rimando al passato prossimo con nonna Ersilia che organizza una gita a Tindari e uno al passato remoto con piazza Duomo di Siracusa che risulta un avvistamento fatto da Platone eretto sulla nave che lo condurrà a Ortigia. C’è spazio per lo sguardo critico d’un triste ponte tra il Nazario Sauro, eroe di Pola, e il Nazario Sauro abitante d’una cella a piazza Lanza. Infine sull’onda della nostalgia fa capolino una Madonna bambina; nostalgia per il territorio, ma soprattutto per una bambina che ha dovuto crescere in fretta per sopravvivere, portata via a dieci anni dal suo ambiente di nascita, dall’affetto dei parenti e degli amici. Accade così che all’interno di questo bel libro, l’isola a tre punte non è più un luogo con i suoi stereotipi d’eccellenze e buchi neri ma un personaggio da raccontare. A rafforzar le mie appassionate convinzioni su codesto volume, ci pensa la mia amica Maria Adelaide, docente di filosofia e storia d’un liceo classico ad Augusta.
«Il titolo della raccolta è già presagio, Sicilia d’autore, dodici autori, la cui penna scivola sulla carta incidendo racconti ammalianti e intriganti, ma allo stesso tempo, ogni scrittore tratteggia i luoghi dove si svolgono i fatti. La Sicilia oltre che narrata ne esce fuori disegnata nelle sue borgate, che siano la borgata Santa Lucia di Siracusa piuttosto che quella palermitana alle pendici del Monte Pellegrino, l’Ognina di Catania piuttosto che la spiaggia della marchesa di Cassibile, Lampedusa, isola nell’isola, o Palermo con i suoi viali più a misura di traffico che d’uomo. Oppure che sia Tindari o Mistretta, la piazza Duomo in Ortigia che magistralmente diventa una acropoli o perfino l’obelisco dedicato a Falcone dove un giovane si scatta un selfie. Tutto si svolge dentro un’isola i cui autori ne usufruiscono come palcoscenico, come luogo di appartenenza o di lontananza, ma da cui emerge come essi siano parte, parte d’un tutto, segmenti d’una retta infinitamente percorribile tra passato e presente, pagano e cristiano. Tra le storie così eterogenee e varie nel genere, nel paesaggio cosi sotteso e imponente, quasi in ogni racconto affiora quell’immancabile condizione devota del siciliano, che ora appare come di profonda spiritualità, ora come un cammino, una processione, un muoversi affinché nulla cambi e la tradizione continui e perseveri.»

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La scheda del libro: Sicilia d’autore, (AA.VV, 2019, Morellini Editore, pp. 208,  € 15,90): Emanuela E. Abbadessa, Stefano Amato, Vanessa Ambrosecchio, Simona Castiglione, Sal Costa, Gabriella Grasso, Gabriella Kuruvilla, Massimo Laganà, Giuseppina Norcia, Vito Ribaudo, Lietta Valvo Grimaldi, Gianluca Vittorio

Pienamente consapevole del proprio fascino, la più grande isola del Mediterraneo è abituata a suscitare sentimenti contrastanti: ammirazione e disprezzo, pulsione di possesso e desiderio di abbandonarla al suo destino.

Da sempre utilizzata come set televisivo e cinematografico è anche ambita meta turistica, trasformatasi nell’immaginario collettivo – nel giro di qualche decennio – da scomoda e pericolosa terra di mafia a luogo esotico che elargisce con istintiva generosità incanto, cibo e divertimento. Pur essendo una regione che, nonostante le apparenze, non si può conoscere davvero a meno di viverci a lungo. Neanche la netta divisione tra la parte occidentale profondamente araba e quella orientale fieramente greca arriva a definire le molteplici anime che la abitano: tante, forse, quante i popoli che nei secoli l’hanno dominata. Sempre in bilico tra l’inno alla vita e il pianto di morte, la sua gente è riuscita a produrre, nei secoli, bellezza sublime e abissi di orrore. Storicamente terra di emigrazione, oggi la sua posizione geografica la pone al centro dei flussi migratori che stanno cambiando la fisionomia dell’Europa. La Sicilia ammalia e poi spesso delude, perché non sopporta le semplificazioni agiografiche, le stanno strette le descrizioni da cartolina: per amarla bisogna comprenderla e accettarla in toto.

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