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MAGIA NERA di Loredana Lipperini (incontro con l’autrice)

luglio 20, 2019

MAGIA NERA di Loredana Lipperini (Bompiani)

Loredana Lipperini è giornalista, narratrice, amatissima voce di Fahrenheit su Radiotre e scrive per le pagine culturali de “la Repubblica”. Il suo blog Lipperatura, attivo dal 2004, è un punto di riferimento per la discussione letteraria, culturale, politica. Ha pubblicato romanzi gotici con lo pseudonimo di Lara Manni e fra l’altro i saggi Ancora dalle parte delle bambine (2007), Non è un paese per vecchie (2012), L’ho uccisa perché l’amavo con Michela Murgia (2013), il libro per ragazzi Pupa (Rrose Sélavy, 2013). Nel 2016 per Bompiani, è uscito L’arrivo di Saturno. E sempre per i tipi di Bompiani, di recente, è uscito un nuovo libro di Loredana Lipperini: la raccolta di racconti intitolata Magia nera

Una serie di racconti al limite tra vero e fantastico, che qualche volta pescano nei ritmi della fiaba tradizionale, qualche volta si spingono al limitare della distopia, dando la ribalta a personaggi sulla soglia di una scelta indispensabile e terribile, che cambierà la loro vita.

Abbiamo incontrato Loredana Lipperini e le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa su Magia nera.

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«Non è mai una questione di scaffali. O meglio, è una questione di scaffali se si è un libraio, o un editore, ma se si è un lettore, o persino una scrittrice, gli scaffali hanno poco senso», ha detto Loredana Lipperini a Letteratitudine. «Perché se dovessimo ragionare in termini di scaffali dovremmo avere un bel po’ di etichette a disposizione: rossa per l’horror, gialla per la fantasy, verde per la fantascienza, e poi comincerebbero le discussioni. E l’urban fantasy? Il dark fantasy? L’epic fantasy? La distopia? L’ucronia? Il post-apocalittico? Il paranormal romance? Il gotico? Lo steampunk? Il cyberpunk? New weird? Bizarro fiction?
«Tutto giusto, ma non è questa la strada che ho scelto per “Magia nera”. Semmai, sono un brutto tipo da Slipstream, che a ben spiegare sarebbe quella narrativa che include elementi fantastici ma non si incasella, è un filone dove entrano Murakami e Margaret Atwood, Douglas Coupland e Christopher Priest, Borges e Ballard e Angela Carter, e quel che mi interessa sono i temi, non le etichette.
Ho sempre amato molto Antonio Caronia, che è stata una delle menti più lucide nell’analizzare il fantastico. Diceva, Caronia, che i generi letterari nascono per precise esigenze storiche, e che probabilmente è appunto antistorico continuare a ragionare in termini di generi e scaffali. Diceva, anche, Caronia, che i seguaci del fantastico, però, “hanno saputo vedere la componente salvifica di quell’enorme simulazione della messa in crisi del mondo e di tutte le possibili forme di cura dello stesso. Assecondare la lacerazione del tessuto della realtà per evidenziarne i punti di rottura e porvi rimedio”, insomma.
E’ esattamente quello che ho provato a fare nei dodici racconti di “Magia nera”: mettere in scena dodici donne qualunque, non particolarmente brillanti, non particolarmente belle, di ogni età, adolescenti, ragazze, madri, vecchie, che si imbattono in quella lacerazione.  Vite non illustri, come avrebbe detto Pontiggia: le piccole vite ci permettono di evidenziare quella parte di noi che ha bisogno della possibilità della magia. Maria, protagonista di Madame, è ispirata alla Anna di Paura e tristezza di Carlo Cassola. Una ragazza schiacciata fin da bambina dal proprio destino, una serva che soggiace all’inevitabilità. E io ho pensato “Immagina se proprio una donna così fosse la madre di un messia del tempo nuovo?”. Arianna, in Ventuno giorni, è una signora di sessant’anni, sola e angariata da un vicino rumoroso, come tante: sulla sua strada incrocia una Kitsune, un demone volpe. La sua vita cambierà per questo o per qualcosa che ritrova dentro di sé?
Noi abbiamo bisogno di magia. Se ne stanno accorgendo in molti, inclusi gli innamorati del realismo a tutti i costi. La letteratura è, in sé, magia e inganno. Non ho fatto altro che seguire una strada su cui camminavo già da molti anni».

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Un estratto di Magia nera. Incipit di Rosabelle, rispondi.

Lo sognò mentre gennaio finiva. Nel sogno, aveva il frac e fumava il sigaro, e ridendo le diceva che dovevano proprio fare quel viaggio in treno che avevano rimandato troppe volte, e adesso invece il momento era giusto, e lei doveva prepararsi, non mettesse troppi abiti in valigia però, non ce n’era bisogno, poteva bastare persino il costume di scena, ricordava? Quello che la faceva sembrare un paggio, con i calzoncini gonfi e il giustacuore. Non avrebbero, aveva detto ancora, avuto bisogno d’altro. E poi l’aveva chiamata con il nome segreto, Rosabelle, aveva esclamato con finta aria di comando, puntandole il dito contro, alzati e preparati.
Bess si era svegliata di colpo, dritta in mezzo al letto come se l’avessero colpita alla schiena con un asciugamano bagnato nell’acqua gelida. Aveva respirato forte, senza riuscire a mandare giù aria nello spillo che era diventata la sua trachea. Oddio, gemeva, oddio, che scherzi sono questi, proprio adesso.
Si era alzata subito, come se avesse davvero una valigia da preparare e un treno da prendere: la stanza era fredda, e non bastò la vestaglia di lana e non bastarono i calzettoni e non bastò neanche la tazza di caffè bollente, di lì a poco. Dunque era successo, Harry l’aveva cercata: sette anni dopo la caduta delle sue illusioni, dopo la candela spenta – e bruciava da dieci anni sotto il suo ritratto, o meglio bruciavano le candele che sostituivano la prima che era stata accesa -, dopo che le era infine stato chiaro che neanche il grande Houdini poteva tornare dalla morte.

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La scheda del libro

E se fosse vero? È questo che ci si chiede dopo aver letto i racconti di Loredana Lipperini. Squarci di luce e ombre lunghe su vite all’apparenza normali: mogli che perdono i mariti nella monotonia della quotidianità, madri che vivono nel ricordo di figli morti troppo presto o che devono fare i conti con la depressione post partum. Ma. C’è sempre un ma, perché all’improvviso le pagine prendono fuoco, e passioni, paure, rabbia si fanno incandescenti e bruciano di magia, annichiliscono, salvano o condannano senza rimedio. Con omaggi innamorati a Stephen King e H.P. Lovecraft e una scrittura sicura e limpida, l’autrice ci rapisce dalla realtà e ci regala quel finale inatteso a cui finora non abbiamo ancora assistito. Ma forse, chissà.

 

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