Home > Interviste > MI FACEVI SENTIRE DOSTOEVSKIJ di Valentina Fortichiari (intervista)

MI FACEVI SENTIRE DOSTOEVSKIJ di Valentina Fortichiari (intervista)

luglio 31, 2019

Intervista a Valentina Fortichiari sul suo libro “Mi facevi sentire Dostoevskij. Manuale-memoir di un ufficio stampa” (Tea)

di Massimo Maugeri
 
Tutti coloro che intendono intraprendere un’attività di ufficio stampa dovrebbero leggere senza indugi questo nuovo ottimo libro di Valentina Fortichiari intitolato “Mi facevi sentire Dostoevskij” (Tea). In verità farebbero bene a leggerlo anche tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con i libri (per saperne di più e per poter “confrontare” la propria esperienza). Ma pure un normale lettore (nel senso di “non addetto ai lavori”), a dirla tutta, facendosi coinvolgere nell’interessantissimo percorso che ci offre Valentina, avrebbe a disposizione una grande occasione per capire come funziona il mondo dei libri. In fin dei conti “Mi facevi sentire Dostoevskij” è anche un prezioso manuale capace di rispondere a molteplici domande. Giusto per evidenziarne qualcuna (a titolo di esempio): Che cos’è un ufficio stampa? Com’è un ufficio stampa? Come si lavora in squadra? Come si gestisce un calendario? Come ci si relaziona agli autori, agli editori, ai giornalisti, ecc.? Come si coordina? Come si delega? Quale profilo bisogna tenere? Come ci si prepara a scegliere il mezzo più efficace per il lancio? Come si scelgono i destinatari di un servizio stampa? Come si scelgono comprimari e relatori? Come si sceglie la location? Come preparare la visita in Italia degli autori stranieri? Che cos’è e come si redige uno schedule? Come predisporre comunicati e conferenze stampa?

Ho rivolto a Valentina qualche domanda su “Mi facevi sentire Dostoevskij” e, ovviamente, sulla sua esperienza pluriennale di direzione delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione in Longanesi.

– Cara Valentina, partiamo dall’inizio. Come nasce “Mi facevi sentire Dostoevskij”? Quando e perché hai pensato di scriverlo?
A dire la verità ci ho messo poco meno di 5 anni per elaborare un distacco emotivo che non era facile assorbire. La vita, le ore che si trascorrono in casa editrice sono ore che si trascorrono in una casa, in famiglia. Tutti i rapporti affettivi mi mancavano da subito. Ho preso tempo per riflettere. Aggiungo che anni fa era stato proprio Stefano Mauri, il nostro Presidente, a suggerirmi di raccogliere gli appunti delle mie lezioni ai Master, a partire dal Master bolognese diretto da Umberto Eco, appunti che Mauri aveva letto. Allora, ho sfogliato – oltre a questi – i diari compilati in 21 anni di lavoro in Longanesi, ho riletto qua e là. E ho cominciato a scrivere. Tutto è fluito come una corrente rapida e impetuosa, nella quale mettevo la identica passione che ha sempre animato le mie lezioni-conversazioni.

– Il titolo (Mi facevi sentire Dostoevskij) è molto particolare. Ti andrebbe di commentarlo?
Il titolo è spuntato dai diari: una frase pronunciata da uno dei miei autori italiani in un momento di amarcord. Dopo aver scartato titoli seriosi (Il fattore umano nel lavoro editoriale) ho pensato che fosse spiritoso. Questo titolo e i suggerimenti di una amica che se ne intende, mi hanno fatto ribaltare una impostazione noiosa da manuale in una narrazione più facile, in un tono più scorrevole. Cercando anche nei vari capitoli titoli allegri.

– Nella sua prefazione Ildefonso Falcones si rivolge a te con l’appellativo (affettuoso, ma significativo) di “La Turca”. Cosa sottintende questo nomignolo?
Sottintende un ufficio stampa che gli ha tirato il collo in ogni occasione, lo ha fatto lavorare senza tregua. Una schiavista, quasi. Ma era un nomignolo che faceva ridere me e lui per primi, un appellativo affettuoso, complice. Era una sorta di gioco fra noi. In realtà Falcones non si è mai lamentato, ha una eccellente resistenza.

– Quali sono, in sintesi, ruoli e compiti dell’ufficio stampa?
Mediare, soprattutto mediare. L’ufficio stampa è un comunicatore e dunque è la parola, corretta, eticamente responsabile, vagliata, precisa, lo strumento per porgere alla stampa, al pubblico, al mondo della cultura gli autori e il frutto del loro pensiero.
Con tre parole che amo – educazione, carattere, stile – si possono enumerare e spiegare ruoli e compiti di un ufficio stampa che sono molti e articolati ma che radicano sulla capacità percettiva, analitica, su atti umani negli innumerevoli rapporti interpersonali che un comunicatore intrattiene.

– Come sono cambiati tali ruoli e compiti nel corso del tempo? In cosa un ufficio stampa che lavora nel 2019 si differenzia da quello che operarava nei tuoi “esordi”?
Non è che siano cambiati ruoli e compiti. È cambiato il mondo che ci circonda, soprattutto dopo anni di crisi economica e dopo l’avvento del digitale. Sono cambiate le cifre, cifre di tiratura e vendita e diffusione non solo riferite ai libri, ma ai giornali. Sono cambiati certi modi di organizzare campagne di lancio, un tempo – in anni felici di grande espansione – si poteva largheggiare. Si viaggiava all’estero con giornalisti e autori. Oggi si è più prudenti. Far quadrare i conti è diventato una prova di equilibrismo da parte degli editori. La rete ha mutato anche i linguaggi della comunicazione. La recensione non ha più lo stesso valore di un tempo. Si gioca di più sulla televisione, sui blog, su Facebook, Instagram e via di seguito. Comunicazione e marketing cooperano a spettacolarizzare i prodotti.

– Sin dalle prime pagine del libro metti in evidenza il fatto che caratteristiche essenziali di un buon ufficio stampa sono “umanità e gentilezza”. Perché?
Perché i rapporti che un ufficio stampa intrattiene sono molteplici, in ogni campo, dall’alto al basso. A conti fatti, essere riuscita a mantenere un atteggiamento di gentilezza, di umanità, persino amicale, con tutti, autori e giornalisti soprattutto, è stata la mia carta vincente. Si ammorbidisce la fatica, si ammorbidiscono le asperità di un lavoro non sempre facile, che si misura sul carattere delle Persone. In una parola, si superano anche momenti difficili, complessi sul piano diplomatico.

– Qual è l’errore più grave che un ufficio stampa potrebbe commettere?
Non uno ma tanti, specie agli inizi quando manca l’esperienza e si agisce imprudentemente. Non ho avuto remore nel raccontare anche i miei errori, dal momento che sono convinta che è proprio dagli errori che ci si forma, si cresce, si matura. Per esempio, un consiglio – dopo terribili ‘figuracce’ – è non barare mai. Lavorare seriamente, studiare e prepararsi e annotarsi ogni scivolone per rifletterci e cambiare, con la capacità di essere umili.

– Come immagini l’ufficio stampa del futuro?
Ho paura che le funzioni all’interno della filiera editoriale siano destinate a cambiare a sovrapporsi a integrarsi. Oggi tra i piccoli editori lavorano persone capaci di fare Tutto, di interpretare più ruoli. Non so quale sarà il futuro dei mezzi di comunicazione di massa. E dunque mi è difficile immaginare un futuro, il fantafuturo di un comunicatore. Forse perché nasco e sono legata a tempi in cui tutto era da inventare e creare.

– Nel libro racconti tanti aneddoti personali collegati alla tua attività professionale. Ce n’è uno in particolare che vorresti condividere con i lettori di questa intervista?
I ricordi migliori sono legati alle ore trascorse con l’indiano Vikram Seth, uomo di intelligenza straordinaria, grande scrittore, grande nuotatore. Le conversazioni con Vikram erano ricche di fascino, di suggestioni, mi incantavano. Invito i lettori ad andare a scoprirle nel libro. Come pure il ritratto dello scrittore-attore Dirk Bogarde che ho voluto inserire alla fine, come congedo, uno dei momenti più toccanti della mia esperienza professionale.

– Vorrei approfittare della tua visuale “privilegiata” e della tua grande esperienza per chiederti qualcosa sui cambiamenti che hanno interessato l’editoria in questi ultimi due decenni. Quali sono stati, a tuo avviso, quelli più significativi?
La progressiva spersonalizzazione dei rapporti umani, del lavoro. Vorrei dire solo questo. Non è un’accusa rivolta a nessuno, è una forma inevitabile di difesa. Di sopravvivenza, probabilmente. Ma è una perdita. Come la qualità di ciò che si pubblica, spesso mediocre.

– Come si prospetta, a tuo avviso, il futuro del mondo del libro?
Mi auguro – come ho detto a fine libro – che ci sia una sorta di nuovo corso, di Rinascimento della cultura, delle lettere, della lettura. Cultura, umanesimo, letteratura oggi considerati inattuali, impopolari, sotto certi aspetti, sacrificati a forme diverse di successo, di fama, di arricchimento. A un mondo effimero di self, di esibizione, di frastuono vacuo. Mondo della cultura, dell’editoria poco valorizzato, difeso e sostenuto da chi regge le sorti di uno stato. Speriamo ci si ravveda. Senza la lettura, l’amore per le Parole, non si va lontano.

– Sono d’accordo con te, Valentina. Grazie mille per le tue risposte…

* * *

La scheda del libro

Mi facevi sentire Dostoevskij. Manuale-memoir di un ufficio stampa - Valentina Fortichiari - copertinaUn libro che racconta che cos’è e come funziona un ufficio stampa editoriale.

Un vivo racconto di ricordi, incontri, momenti eccezionali di un mestiere unico. Un volume imperdibile per chiunque voglia avvicinarsi al mondo dell’editoria.

Oltre vent’anni alla guida dell’ufficio stampa di un grande gruppo editoriale sono un’avventura unica. Valentina Fortichiari l’ha vissuta fino in fondo e ha scelto di raccogliere in questo libro ricordi, incontri memorabili, aneddoti, ma anche riflessioni approfondite, esempi concreti e indicazioni pratiche su come funziona, o dovrebbe funzionare, un ufficio stampa e come si crea e si mantiene nel tempo un rapporto di fiducia e collaborazione con gli autori, da un lato, e con i giornalisti e tutti gli altri operatori della cultura, dall’altro. Nonostante le incessanti novità tecnologiche, in un lavoro simile, la chiave decisiva è ancora il tratto umano della persona, che trova la sua espressione ultima in tre momenti fondamentali: l’educazione, il carattere, lo stile. Ed ecco perché accanto ai capitoli «teorici» si affianca una galleria di grandi personaggi: editori, autori, uomini di cultura, da Mario Spagnol a Vikram Seth, da Jostein Gaarder a Dirk Bogarde (cui è dedicato un commosso ritratto) a Ildefonso Falcones (che firma anche un’affettuosa prefazione).
Forte della sua esperienza, Valentina Fortichiari descrive e illumina ogni angolo di questo avamposto della comunicazione che, al centro della rete culturale di un Paese, ne segue l’evoluzione del costume, le mode, i dibattiti, si mantiene costantemente aggiornato sulle nuove idee e sui nuovi protagonisti, e tutto traduce con determinazione e pazienza in azione quotidiana.

Con la prefazione di Ildefonso Falcones

* * *

Nata a Milano, Valentina Fortichiari ha sempre lavorato nel settore editoriale. Esperta di archivi e di biografie, ha curato e cura l’opera di Cesare Zavattini e di Guido Morselli, ai quali ha dedicato saggi critici. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Lezione di nuoto. Colette e Bertrand, estate 1920 (Guanda 2009), che ha vinto i premi Rapallo per la sezione Ortese, Grazia Deledda e Rhegium Julii, cui hanno fatto seguito Non ha mai quiete, romanzo sulla figura di Leonardo da Vinci (Sedizioni 2015) e La cerimonia del nuoto, raccolta di racconti ispirati dalla sua passione acquatica e dal suo passato agonistico (Bompiani 2018). Nelle edizioni TEA ha pubblicato il manuale Nuotare tutti, subito e bene, diventato nel tempo un vero long seller. Ha svolto e svolge l’attività di libera docenza in comunicazione e tecniche del racconto in diversi Master universitari, tra i quali il Master ideato e diretto da Umberto Eco presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna (5 edizioni), quelli della Fondazione Mondadori di Milano (7 edizioni), dell’Università Statale di Milano (7 edizioni), del collegio Santa Caterina di Pavia (7 edizioni) e dell’Università Cattolica di Milano (3 edizioni), nonché del Laboratorio da lei ideato presso il Circolo dei Lettori di Torino (6 edizioni), e presso «Fenysia, i linguaggi della cultura», scuola fondata da Alba Donati a Firenze.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook e su Twitter

Iscriviti alla nostra mailing list cliccando qui: scrivi il tuo indirizzo email e poi clicca sul tasto “subscrive”. Riceverai informazioni a cadenza mensile sulle attività di Letteratitudine

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: