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CACCIATELI di Concetto Vecchio (recensione)

agosto 6, 2019

“CACCIATELI! Quando i migranti eravamo noi” di Concetto Vecchio (Feltrinelli)

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“Sia suggellato il ricordo”

di Gabriella Grasso

E’ già alla sua quarta edizione in due mesi il lavoro di Concetto Vecchio, giornalista della Repubblica autore di vari libri-inchiesta su scottanti temi di attualità. “Cacciateli!”, la sua ultima fatica, è da lui stesso definito “un memoriale sui nostri padri, gli ultimi di ieri, pensando agli ultimi di oggi” e si presenta come un coinvolgente (e doloroso) viaggio a ritroso nel tempo, seguendo i percorsi e il vissuto di tanti emigrati italiani nella ricca Svizzera degli anni Sessanta. Tra loro ci sono anche i genitori dell’autore, originari di Linguaglossa, delizioso centro alle falde dell’Etna. Il dettagliato lavoro di ricostruzione storica, condotto con scrupolo quasi filologico, si intreccia così con le vicende e i sentimenti familiari, generando un documento in cui la microstoria ci fornisce spunti e riflessioni per una comprensione più profonda di certe dinamiche e certe reazioni purtroppo frequenti nella “grande storia” e drammaticamente urgenti in questi nostri ultimi tempi. Quegli spettri e quelle paure che oggi si aggirano tra le nostre comunità (anche digitali) sono gli stessi che turbavano la società svizzera negli anni del boom economico, quando la manodopera straniera era più che mai necessaria, ma la cui presenza nelle strade, negli spazi comuni, nel vivere quotidiano destava inquietudine e diffidenza tra gli svizzeri. Gli immigrati economici erano nella stragrande maggioranza dei casi italiani, che fuggivano da un’Italia depressa e povera di opportunità verso un Paese che non conosceva la disoccupazione. Venivano percepiti spesso (non sempre, per la verità) come “diversi” (sporchi, chiassosi, disordinati, insubordinati alle regole…aldilà di ogni ragionevole evidenza) e come una minaccia non solo per la serenità del vivere civile (“delinquono”, “importunano le nostre donne”), ma per la solidità della coscienza identitaria della società ospitante. “Era quindi una paura identitaria, culturale, prima che economica, ad alimentare l’insicurezza…il panico di perdersi” (p.63). Questo spiega perché nell’estate del 1963 nasce in Svizzera un partito di destra ribattezzato “partito degli anti-italiani”, che riprende una parola coniata all’inizio del secolo (non a caso in un periodo di nazionalismi sempre più esasperati), “invasione del diverso”, istituzionalizzando così il malcontento serpeggiante.
Ma a cavalcare demagogicamente questi sentimenti e a farne un vero programma politico che sfocierà nella proposta di un referendum per allontanare dalla Svizzera trecentomila lavoratori stranieri, perlopiù italiani, sarà James Schwarzenbach, editore prestato alla politica.
Riuscirà ad alimentare una propaganda xenofoba e allarmista, intercettando abilmente le insicurezze di molti svizzeri ed offrendo loro facili, drastiche soluzioni. “Un uomo che ha saputo interpretare la psicologia della folla anonima…che taglia la complessità con un colpo di accetta” (p.180).
Il referendum si terrà il 7 giugno 1970, proprio quando la famiglia Vecchio attende la nascita di Concetto e, con uguale trepidazione, l’esito della votazione che deciderà il suo futuro. Schwarzenbach perderà per una manciata di voti, gli italiani non saranno espulsi e Concetto potrà nascere in Svizzera.
Qual è stato allora il futuro di quella nazione che aveva deciso di non ascoltare le sirene della xenofobia e del populismo? Le minacciose previsioni di Schwarzenbach non si sono avverate e oggi italiani e svizzeri convivono serenamente, ignari, nella maggior parte dei casi, di quel doloroso travaglio che fu lo sradicarsi prima e l’integrarsi poi, da parte di molti nonni e bisnonni italiani.
E Concetto, con la sua famiglia? Ad un certo punto decidono di tornare in Sicilia, a Linguaglossa, con i figli adolescenti, affrontando una nuova, non semplice, sfida. Concetto immigrato, come suo padre, seguendo la traiettoria inversa. Nuova storia, altro vissuto, altra fortuna.
Alla luce di queste sofferte vicende e con uno sguardo al nostro presente, tutto ci sembra in discussione, in movimento: popoli, luoghi, persone. Ognuno può essere migrante, in qualsiasi momento. La storia la scriviamo noi, con le nostre scelte, gli incontri, il reciproco ascolto. E con la condivisione della memoria, perché “sia suggellato il ricordo”, si impari a leggere la realtà e a vivere la complessità.

 

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La scheda del libro

Cacciateli!Nel 1970 viene indetto in Svizzera il primo referendum contro gli stranieri nella storia d’Europa. E gli stranieri eravamo noi.

James Schwarzenbach, un editore colto e raffinato di Zurigo, rampollo di una delle famiglie industriali più ricche della Svizzera, cugino della scrittrice Anne Marie Schwarzenbach, a metà degli anni sessanta entra a sorpresa in Parlamento a Berna, unico deputato del partito di estrema destra Nationale Aktion, e come suo primo atto promuove un referendum per espellere dalla Svizzera trecentoquarantamila stranieri, perlopiù italiani. È l’inizio di una campagna di odio contro gli emigrati italiani che dura anni e che sfocerà nel referendum del 7 giugno 1970, quando Schwarzenbach, solo contro tutti (giornali, establishment, Confindustria sono schierati su posizioni opposte), perderà la sua sfida solitaria per un pelo. Com’è stato possibile? Cosa ci dice del presente questa storia dimenticata? E come si spiega il successo della propaganda xenofoba, posto che la Svizzera avrà dal 1962 al 1974 un tasso di disoccupazione inesistente e sono stati proprio i lavoratori italiani, i Gastarbeiter richiamati in massa dal boom economico, a proiettare il paese in un benessere che non ha eguali nel mondo? Eppure Schwarzenbach, a capo del primo partito antistranieri d’Europa, con toni e parole d’ordine che sembrano usciti dall’odierna retorica populista, fa presa su vasti strati della popolazione spaesata dalla modernizzazione, dalle trasformazioni economiche e sociali e dal ’68. Schwarzenbach fiuta le insicurezze identitarie e le esaspera. “Svizzeri svegliatevi! Prima gli svizzeri!” sono i suoi slogan, mentre compaiono le inserzioni “Non si affitta a cani e italiani”.

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Concetto Vecchio (1970) è giornalista nella redazione politica di “Repubblica”. Vive a Roma. Ha scritto Vietato obbedire (2005), un saggio sul ’68 alla facoltà di Sociologia di Trento, con cui ha vinto il premio Capalbio e il premio Pannunzio; Ali di piombo (2007), sul movimento del ’77 e il delitto Casalegno; Giovani e belli (2009). Con Feltrinelli ha pubblicato Giorgiana Masi. Indagine su un mistero italiano (2017) e Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi (2019).

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