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PREMIO VIAREGGIO – RÈPACI 2019: i vincitori

agosto 26, 2019

I vincitori del PREMIO VIAREGGIO – RÈPACI 2019

I vincitori del 90° Premio letterario ‘Viareggio-Repaci’ sono stati proclamati sabato 24 agosto 2019 alle 21 presso il “Principino” di Viareggio. Hanno vinto: Emanuele Trevi per la narrativa, Renato Minore per la poesia, Saverio Ricci per la saggistica

La giuria, presieduta da Simona Costa, ha scelto i vincitori fra le terzine finaliste.

Emanuele Trevi ha vinto la sezione narrativa con il volume “Sogni e favole” (Ponte alle Grazie), Renato Minore ha vinto la sezione poesia con la silloge “O caro pensiero” (Aragno), Saverio Ricci ha vinto la sezione saggistica con il volume “Tommaso Campanella” (Salerno).

Nel corso della cerimonia di premiazione, condotta dallo scrittore Paolo di Paolo, Walter Veltroni ha illustrato i premi speciali andati a Riccardo Muti (premio Viareggio 90), Marco Bellocchio (premio internazionale Viareggio-Versilia), Sabino Cassese (premio del presidente della giuria), Gino Paoli (Città di Viareggio), Eugenio Scalfari (premio giornalistico). Giovanna Cristina Vivinetto ha vinto il premio ‘Viareggio Opera prima’.

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I libri vincitori

“Sogni e favole” (Ponte alle Grazie) di Emanuele Trevi

Sogni e favole - Emanuele Trevi - copertinaIl nuovo «libro strano» di Emanuele Trevi, un quasi-romanzo di tre vite vere. La memoria fantastica di una Roma disfatta, la giovinezza e la mezza età degli umani, l’illusione che le fa felici, l’imprudente verità dell’arte.

Roma, 1983. Il Novecento brilla ancora. Emanuele, neppure ventenne, lavora in un cineclub del centro. Una notte, al termine di un film di Tarkovskij, entra in sala e vi trova un uomo solo, in lacrime. È Arturo Patten, statunitense trapiantato a Roma, uno dei più grandi fotografi ritrattisti. Per tutto lo scorcio del secolo, Emanuele ascolterà la lezione del suo amico, Lucignolo e Grillo Parlante assieme, che vive la vita con invidiabile intensità, e grazie a lui incontrerà Cesare Garboli, il «grande critico» cui è qui dedicato uno splendido cammeo, che prima di morire gli affiderà la missione di indagare su Metastasio e sul suo sonetto Sogni, e favole io fingo. «Favole finge» tutta la grande letteratura moderna qui evocata, da Puškin a Pessoa fino ad Amelia Rosselli, somma poetessa italiana del Novecento, che abita nella stessa strada di Arturo e che come lui lascerà la vita per scelta; Emanuele incontrerà più volte quel meteorite umano, sempre in fuga da oscuri e spietati nemici, e con Arturo è lei, e la sua eredità, l’altra protagonista di questo folgorante «libro strano» di Trevi – romanzo autobiografico e divagazione saggistica assieme, sette anni dopo Qualcosa di scritto.
Arturo, Amelia, Metastasio guidano lui e noi nel cuore di una Roma piovosa e arcaica, nel cerchio simbolico della depressione e dell’insensatezza, verso l’approdo vitale dell’illusione: se, come scrive Metastasio, le storie inventate suscitano in noi la stessa commozione delle vicende reali, forse di sogni e favole è fatta la vera vita.

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“O caro pensiero” (Aragno) di Renato Minore

O CARO PENSIERONon sempre la poesia chiama il pensiero, ma in questo nuovo libro in versi di Minore il vocativo del titolo non lascia margini al dubbio (magari solo in apparenza, se i tratti di troppa evidenza in poesia alludono talvolta al loro contrario): O caro pensiero, dunque. E già ci sarebbe da chiedersi se l’aggettivo non abbia una doppia valenza: il pensiero è «caro» proprio nell’accezione leopardiana (ricordiamo di passaggio che del recanatese Minore è stato partecipe biografo), caro come il colle, come la beltà, la luna, lo sguardo e tante altre cose, soprattutto gli inganni e l’immaginare; ma in un tempo – il nostro, e non da poco tratto – in cui le cose si definiscono per il prezzo, «caro» vorrà dire anche che il pensiero è costoso, nel senso che grava nei moti dell’anima e nei ricettacoli della memoria, diventando perfino un inciampo nello stare al mondo. Se si guarda bene, le due accezioni finiscono col sovrapporsi, così che «caro» riguarda il manifestarsi del pensiero quando connotato dagli affetti. (…) Si affaccia almeno l’ipotesi di un futuro, di un ricordo ancora da avere, ancora da vivere prima che ricordo diventi. Si vive per ricordare la vita e per elaborare il ricordo in pensiero”. Dalla introduzione di Raffaele Manica

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“Tommaso Campanella” (Salerno editrice) di Saverio Ricci

L’‘apocalisse’ come interpretazione della storia e strumento politico, e la necessità del governo mondiale, furono le istanze di Tommaso Campanella.
La vocazione filosofica gli aprì la strada alla riflessione politica, che gli costò la carcerazione più che ventennale, per un preteso disegno di congiura anti-spagnola, fino alla riconquistata libertà, prima nel seguito infido di papa Urbano VIII, e poi nella Francia di Richelieu. Mentre la storiografia ha nei suoi confronti enormi meriti: pazienti edizioni di opere, decisive scoperte di inediti, illustrazione puntuale di documenti, precisazione di fonti. Nel dibattito interpretativo predomina l’accusa di ‘ambiguità’ che ritiene inconciliabili il Campanella machiavellico ‘ateo devoto’, e il cattolico medievalizzante; il cospiratore e il cortigiano.

In questo profilo biografico l’autore individua un filo conduttore  nell’insofferenza verso  il  disordine  del mondo, inteso come falsità, sperequazione, spreco, carestia, malattia, conflitto, e il programma di porvi rimedio una volta per tutte, attraverso un governo universale, risposta politica a quella prima globalizzazione, che parve essere a fine Cinquecento un mondo più unito da navigazione, economia e diffusione della fede cristiana, ma pieno di ingiustizia.
Campanella  individuò  nel  cristianesimo  e  nella Chiesa cattolica, l’ideologia e la guida di questa trasformazione; mentre l’allarme per l’imminente apocalisse, suonato da calamità naturali e segni celesti, avrebbe dovuto persuadere dell’urgenza della  trasformazione, dettarne i ritmi emergenziali, imporne le misure straordinarie: un linguaggio che in fondo ci è oggi piuttosto familiare.

 

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La Giuria del Premio Letterario Viareggio-Rèpaci aveva selezionato le seguenti terne dei vincitori del premio “Giuria-Viareggio” nonché finalisti del premio “Viareggio-Rèpaci”.

Narrativa
Viola Di Grado, “Fuoco al cielo”, La Nave di Teseo
Claudia Durastanti, “La straniera”, La Nave di Teseo
Emanuele Trevi, “Sogni e favole”, Ponte alle Grazie

Poesia
Annelisa Alleva, “Caratteri”, Passigli
Renato Minore, “O caro pensiero”, Aragno
Patrizia Valduga, “Belluno. Andantino e grande fuga”, Einaudi

Saggistica
Chiara Frugoni, “Uomini e animali nel medioevo”, il Mulino
Salvatore Silvano Nigro, “La funesta docilità”, Sellerio
Saverio Ricci, “Tommaso Campanella”, Salerno editrice

È stato inoltre assegnato il Premio Opera Prima a Giovanna Cristina Vivinetto per la sua raccolta poetica “Dolore minimo” pubblicata con Interlinea.

La Giuria, presieduta da Simona Costa, è composta da Maria Pia Ammirati, Marino Biondi,
Luciano Canfora, Ennio Cavalli, Marcello Ciccuto, Franco Contorbia, Francesca Dini, Paolo Fabbri,
Piero Gelli, Emma Giammattei, Sergio Givone, Giovanna Ioli, Giuseppe Leonelli, Mario Graziano
Parri, Gabriele Pedullà, Federico Roncoroni, Anna Maria Torroncelli. La segretaria letteraria è
Costanza Geddes da Filicaia.

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