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BABEL FESTIVAL 2019 – non parlerai la mia lingua

settembre 9, 2019

BABEL FESTIVAL 2019 – non parlerai la mia lingua

Le lingue immaginarie protagoniste della quattordicesima edizione

Dal 12 al 15 settembre 2019 ritorna Babel, il festival di letteratura e traduzione di Bellinzona che alterna edizioni geografiche a edizioni tematiche. Dopo aver esplorato l’Aldilà e il Brasile, nel 2019 Babel si spinge ai confini delle lingue naturali. L’edizione dal titolo non parlerai la mia lingua porta al pubblico lingue inaudite, inaccettabili, inaccessibili, accostando ai dialoghi con gli autori le dimensioni del laboratorio, della creazione collettiva e della performance, e concerti, un rave party, cantastorie, controstorie. Tra gli ospiti Irvine Welsh, Valeria Luiselli, Claudia Durastanti, Eraldo Affinati, Michael Fehr, Paolo Albani e Luigi Serafini.

Lingue per articolare un cosmo ipotetico, come quello di Tlön tratteggiato da Borges, o mondi, come in Tolkien o Star Trek, oppure paesi, come gli Antipodi di Rabelais e la Persia nel Dialogo dei massimi sistemi di Landolfi. Lingue per chi è senza lingua, sia che la fugga o la stia cercando: il linguaggio “a nullo noto” di Nimrod, primo re di Babilonia e ideatore della torre di Babele, o la lingua ignota di Hildegard von Bingen. Lingue per tutti, come l’esperanto, lingue perfette e lingue logico-matematiche, lingue per pochi, come i gerghi e gli slang, ma anche crittografie, controscritture e anagrammi, lingue scherzose, infantili e furbesche, lingue iniziatiche, magiche o segrete, i dialetti e i patois, le lingue marginali, disprezzate o scomparse.

Tra gli ospiti di Babel che si alterneranno nei giorni successivi sul palco del Teatro Sociale di Bellinzona: la messicana Valeria Luiselli, una delle voci più originali del nostro tempo, capace di ascoltare la frontiera come eco e come silenzio. Irvine Welsh, autore di Trainspotting e molti altri best-seller che parlano dalla prospettiva sbagliata, quella delle classi disastrate, delle cose sbagliate, pornografia e altre droghe, in una lingua sbagliata, lo slang di Edimburgo. Eraldo Affinati, Elena Stancanelli e Mariapia Borgnini, che raccolgono le storie perdute nel Mediterraneo delle migrazioni. Paolo Albani, la persona che conosce, cataloga e racconta le lingue immaginate, in tutte le loro forme e deformazioni; insieme a lui, l’autore di uno dei casi più misteriosi e articolati di lingua fantastica e mondo fantastico, Luigi Serafini, autore del Codex Seraphinianus. Claudia Durastanti, che nel romanzo La straniera (finalista Premio Strega, Rapallo e Viareggio) ritrova la parola inaudita, e a Babel ne parla con Saleh Addonia, un autore che conosce in prima persona migrazioni e sordità, plurilinguismo e multimutismo. I traduttori dei libri impossibili, Franca Cavagnoli, Roberto Francavilla, Moshe Kahn, Fabio Pedone e Franco Nasi; il laboratorio di traduzione per il pubblico con Camille Luscher; le riflessioni inaugurali di Nunzio La Fauci. Chiude il festival un performer senza eguali, il poeta Michael Fehr, che riunisce surrealtà e cecità, la voce-strumento e le immagini sinestetiche.  

Ma l’indagine ai confini della lingua non si limita alla scrittura e si dirama con la proiezione del film muto The Cameraman con Buster Keaton, musicato dal vivo grazie alla collaborazione dell’IOIC di Zurigo, le fànfole di Cristina Zamboni, e venerdì sera al Convento di Monte Carasso un party d’apertura con lo jodel contemporaneo di Christian Zehnder, l’etectroclash dei None Of Them e il DJ set acid house di Irvine Welsh in persona. 

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